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Un giorno di sciopero e presidio dei lavoratori senza stipendio alla Metalba di Bassano. E' allarme per la tenuta dell'azienda, gravata da un pesante debito con le banche nonostante ci sia lavoro e il prodotto venga richiesto dal mercato
Pubblicato il 16 apr 2014
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Per anni a Bassano si è parlato di Metalba - ovvero Metalba S.p.A. Aluminium - in modo bonariamente scherzoso, per via di quell'insegna con il nome dell'azienda-sponsor collocata in modo fin troppo visibile sulla fontana multicolore della rotatoria di viale Diaz all'imbocco del Ponte Nuovo, ribattezzata prontamente dai bassanesi “fontana Metalba”.
Ma sono stati gli stessi anni in cui la nota impresa bassanese, leader nel settore dei semilavorati in leghe dure e speciali di alluminio, ha dovuto masticare la polvere della crisi. E per lo stabilimento di viale Vicenza - che dà lavoro a 150 persone, che si aggiungono alle altre 35 in forza alla sede di Longarone (Bl) - oramai non c'è più da scherzare.
Da più di un anno e mezzo, come già riportato nel nostro articolo pubblicato ieri sulle “brevi” di Bassanonet, si sta trascinando una difficile situazione che mette a repentaglio il futuro dell'azienda stessa. E' già stato fatto ricorso agli ammortizzatori sociali e le maestranze, a rotazione, usufruiscono della cassa integrazione straordinaria.
Il presidio dei lavoratori della Metalba (foto: Alessandro Tich)
Ma ora non c'è liquidità per acquistare le materie prime e, soprattutto, per pagare gli stipendi. L'ultima busta paga percepita dai lavoratori è stata quella di febbraio, con slittamento della scadenza di pagamento delle più recenti mensilità dal 10 del mese a fine mese.
Ma il salario del mese di marzo è ancora latitante. Eppure il lavoro non manca e le potenzialità di mercato (Metalba è uno dei principali nomi in Italia specializzati nell'estrusione a freddo dell'alluminio) sono considerate molto buone, al punto che per farvi fronte la società bassanese dovrebbe aumentare la produzione e addirittura il personale.
Alla radice del problema grava tuttavia la pesante situazione debitoria dell'impresa accumulatasi a seguito di alcuni investimenti del passato, quando sembrava che le vacche grasse non dovessero dimagrire mai. Facendo scaturire un logorante braccio di ferro con il pool di 10 banche che hanno finanziato il debito aziendale. La percezione è che il raschiamento del barile stia arrivando verso il fondo, e la mancata corresponsione dell'ultimo stipendio è molto più di un campanello di allarme.
Per questo i dipendenti dell'azienda, riunitisi ieri nelle assemblee, hanno decretato oggi una giornata di sciopero con 8 ore di fermata per ogni turno di lavoro. Attivando da questa mattina un presidio davanti ai cancelli della fabbrica, affiancati dai sindacati di categoria Fim Cisl e Fiom Cgil e dalle RSU aziendali, per distribuire agli automobilisti di passaggio il volantino che comunica le motivazioni dell'agitazione, promossa “in attesa di avere notizie su un possibile sblocco della situazione”.
“Le banche non aprono le linee di credito - è un passo del foglio distribuito dai lavoratori - mettendo l’azienda e i dipendenti in grave difficoltà, anche perché la proprietà ha sostituito la società di consulenza che aveva predisposto un piano di ristrutturazione e ad oggi non abbiamo certezze sulle prospettive produttive e finanziarie.”
“Nel 2007, e cioè prima della crisi, Metalba aveva un fatturato di 50-60 milioni all'anno e ha fatto degli investimenti indebitandosi con le banche per 10 milioni - ci spiega Massimo Pantano, responsabile della Fim Cisl di Bassano -. L'azienda ha inoltre comprato un grande magazzino di alluminio, il cui valore era di 2 euro al chilo. Poi con la crisi quel valore è crollato a 0,98 euro al chilo, aggiungendo altri 10 milioni di debito. Attualmente l'azienda ha circa 25 milioni di debito, a fronte di un fatturato di 35 milioni.”
Per uscire dalle sabbie mobili servirebbe un'ulteriore linea di credito di almeno 6-7 milioni, per permettere alla Metalba Aluminium di riprendere l'attività a regime, con prospettive potenziali di fatturato, correlate alle “produzioni gradite dal mercato”, molto vicine a quelle del 2007. Ma la complessa trattativa con le banche è ancora lungi dall'essere risolta. E ad andarci di mezzo sono i lavoratori: ennesimi cittadini smarriti di questa Repubblica Italiana fondata sul lavoro, al netto dei debiti aziendali e della morsa degli istituti di credito.
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