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Gli imprevisti de Glincolti

Presse, pirati e maggiolini: una strana storia per il quartetto trevigiano.

Pubblicato il 18-02-2011
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Se proviamo a riascoltare per un attimo, con la mente, i pezzi delle ultime band della zona forse riusciamo a trovare un filo conduttore: il genere. Ebbene, tutte nutrono un certo amore per lo sferzante rock moderno magari contaminato dall'elettronica o dalla dance.
I trevigiani 'Glincolti' invece, tagliano questo filo compiendo pure un buon lavoro. Il quartetto di San Zenone, promosso dalla Go Down records, ha registrato home-made 'Visti & Imprevisti': un long-playing puramente strumentale di nove tracce, masterizzato da Maurizio Giannotti al 'New mastering studio' di Milano. Quello che ci propongono questi 'Indigeni locali veneti', come essi stessi si definiscono, è un progressive rock misto a jazz e funk, con qualche spruzzata psichedelica: insomma, un disco che racchiude molti generi che Glincolti hanno saputo fondere in un unico stile.
Le canzoni compenetrano l'una nell'altra, il disco ha un motivo dominante che non distrae l'orecchio dell'ascoltatore in cui si crea un'atmosfera quasi reale. Sembra un'unica storia, raccontata attraverso riff, ritornelli e arpeggi psichedelici.

La copertina dell'album


Ogni pezzo ha già tutta la sua espressione nel titolo, come per 'Pressa', un brano di soli trentasette secondi, che non ti lascia prendere fiato nemmeno per un istante. 'Imprevisti', traccia che d'un tratto, dopo un apparente calma iniziale, fa salire la tensione fino a rendere perfettamente l'idea di un fatto inaspettato, da risolvere improvvisamente; oppure 'Pirati', in cui beffardi giri di basso e chitarra ti catapultano in un altro mondo per poi portarti all'avventura con ritmo veloce ed incalzante.

L'influenza della scena musicale degli anni Settanta è evidente: accade in 'Visti', che arriva a ricordare le sonorità degli inglesi King Crimson, o in 'Fili scoperti,' il cui inizio rimanda ai primi Pink floyd, ma soprattutto in 'Ferma un momento', l'unica canzone dell'album accompagnata dall'organo, che mette in luce l'impronta dei Jethro Tull. In chiusura 'Fuga in maggiolino', brano che conclude la “storia” con un tocco un po' country ma, come gli altri, tecnicamente perfetto ed originale.

Sicuramente, oggigiorno, 'Visti & Imprevisti' è da considerare singolare come disco, forse difficile da proporre a questa generazione. Ma Glincolti sembrano avere i requisiti per farsi strada solo con la forza del proprio talento.

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