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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Ardini: tra polvere e acqua
L'appuntamento mensile di 300 storie POP, a Cassola, ha avuto come ospite l'artista padovano
Pubblicato il 21-07-2024
Visto 5.658 volte
Il Teatrino Collezione Costenaro di Cassola ha ospitato nello scorso fine settimana un incontro con Francesco Ardini, in dialogo con Emanuel Lancerini. L’appuntamento era inserito nel programma della rassegna “300 storie POP”.
Un titolo poetico per la serata, ovvero “figlio delle sorgenti e delle nevi/tutto tu doni al pian e nulla ricevi”, frase catturata da Ardini in un libro del Museo della Ceramica di Nove che ha ben descritto il territorio, la comunità novese con la sua storia artistica e lavorativa e insieme dieci anni di lavoro personale dedicato alla ceramica.
opera di Francesco Ardini
Ardini, padovano, ha un atelier a Nove. In veste d’artista ha ottenuto diversi riconoscimenti anche a livello internazionale. Lancerini come critico ha sottolineato la pregnanza dell’elemento paesaggistico nelle opere di Ardini, insieme alla sua propensione per il recupero della tradizione legata alla ceramica all’interno dei lavori, che inglobano sempre l’elemento del tempo. Una passione archeologica, l’ha definita Lancerin, affine allo scavo, “gesto” precursore alla reinterpretazione.
Ardini tra le altre cose ha dichiarato il suo amore per l’oggetto tavolo, come struttura-luogo di convivialità e di lavoro che esce dallo stato dell’abbandono, reso redivivo e rivisitato con vari materiali, posture e collegato alla contemporaneità.
Nella carrellata di immagini che ha accompagnato l’incontro a descrizione delle opere realizzate anche polvere di porcellana come pulviscolo del ricordo, rappresentazioni che mettono in arte il tema del fallimento, studi di progettazione con protagonisti oggetti originali, tracce di sedimentazione rese dialoganti con l’odierno: sempre tempo, storia e paesaggio a fare da guida alla creazione.
Nel racconto di Ardini è stata presente anche Faenza, altro centro d’eccellenza per la ceramica dove opera, con la sua recente esperienza drammatica dell’alluvione.
Otello Fabris, intervenuto all’interno della conversazione, ha sottolineato l’importanza del fiume, in questo caso del Brenta, nel suo ruolo di amico delle popolazioni e di un territorio. In alcuni Quaderni di studio legati ad Angarano si stanno approfondendo oltre ai temi legati all’acqua quelli che riguardano la geologia, nell’evoluzione delle terre affacciate al Brenta.
La rassegna di incontri proseguirà nel corso dell’estate con una mostra ospitata a San Giacomo di Romano a cura di Eleonora Zampieri e una partecipazione a “Portoni aperti 2024”, in collegamento con un’iniziativa culturale che fa capo a Vicenza. Sempre a settembre, Ardini sarà protagonista di una personale, la prima ospitata a Nove.
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