Pubblicato il 15-12-2019 10:15
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Di madre in figlia

Venerdì 13 dicembre, Mario Perrotta ha portato a Vicenza in anteprima il secondo capitolo della trilogia iniziata con In nome del padre, in città per Operaestate lo scorso agosto

Di madre in figlia

Mario Perrotta e Paola Riscioli al Teatro Astra

Venerdì 13 dicembre, Mario Perrotta ha portato a Vicenza in anteprima, al Teatro Astra, il secondo capitolo della trilogia iniziata con In nome del padre www.bassanonet.it/cultura/27938-cosa_resta_del_padre_.html
Della madre, realizzato con la consulenza drammaturgica dello psicanalista Massimo Recalcati e prodotto dal Teatro Stabile di Bolzano con La Piccionaia, debutterà al Piccolo di Milano il prossimo 7 gennaio. Sul palco con Perrotta, nei panni di una figlia-madre, è Paola Riscioli, protagonista di un lungo sodalizio artistico con l’attore pugliese.
L’epoca che Recalcati ha definito come quella della mancanza del padre è qui abitata anche da Madri con la maiuscola, dette all’italiana, una maiuscola che le rende non giudicabili, infallibili, sacralizzate. Queste Madri 2.0 si impongono loro per prime la mascherata di coloro che sanno tutto, e poi annaspano sfatte e sperdute a ogni contrattempo generatore di ansia e di fantasmi (il cibo! i vaccini! l’autismo!) sui gruppi di madri di WhatsApp.
Sono madri in perenne condivisione ma non più con la loro madre, con la nonna, con le donne di famiglia che sembrano assenti, o che forse sono troppo occupate con gli impegni da evadere come “generazione sandwich”, ma con altre madri qualsiasi senza età definita tanto non cambia nulla girovaganti in una rete che sembra pescare tra le sue maglie solo faccette vuote e fake news.
La figlia della figlia, Bimba, è una specie di ologramma, è solo evocata immersa in un acquario muto che appare sotto le due gonne grazie agli effetti speciali di Laura Soprani e del video artista Hermes Mangialardo.
Il dialogo che era riuscito a riavvicinare dopo tanta sofferenza i pianeti-figli ai satelliti-padri, qui è impossibile. Bimba manifesta il proprio diniego in tanti modi ma è inerme: i figli sono “fotografati agli albori del disastro”, dichiara Perrotta nelle note drammaturgiche. Lui, l’autore del progetto quadriennale “In nome del padre, della madre, dei figli”, è qui una nonna, una madre di madre che non sembra mai stata donna, o che forse se l’è dimenticato.
Perrotta e Riscioli spuntano da due enormi gonne bianche che sembrano seni, o iurta collegate da un drappo a mimare un cordone o un cappio ombelicale. Cantano in coppia “Non credere”, di Mina, che con il suo “Ma non ti ama, no, lei non ti ama, no” certamente parlava d’altro, ma qui è presa a prestito soprattutto per il tono ricattatorio tutto al femminile del verso e della canzone, un tono che ben si riconosce.
Lo spettacolo è ancora in fase di studio, per tutta la settimana si è svolta in teatro una residenza che ha previsto una sessione di prove a porte aperte che ha permesso di seguire il percorso del processo creativo e della realizzazione tecnica.
Il tema è enorme, ambizioso e foriero di sollevate di scudi. Resta da calibrare la resa scenica, coi suoi ritmi non sempre efficaci e l’utilizzo integrato accanto alla narrazione di diversi linguaggi espressivi: i video, il mitragliare della chat di mamme in sovra impressione che diverte il pubblico e che è strumentale, ma su cui forse si è indugiato un po’ troppo.

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