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Laura Vicenzi

Laura Vicenzi
Giornalista
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Modalità lettura - n.5

Modalità lettura entra nelle prigioni di Albertine Sarrazin, raccontate nel romanzo: L'astragalo

Pubblicato il 12 mar 2017
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«Avevo in tasca un dollaro e un biglietto della metropolitana, ma mi bastò leggere le prime righe per innamorarmi… una fame ne scacciò un’altra e comprai il libro».
Sono le parole di Patti Smith – una dichiarazione d’amore “vero”, per dirla con la pubblicità – riportate nella quarta di copertina del romanzo L’astragalo, di Albertine Sarrazin. Il libro fu originariamente pubblicato in Francia nel 1965 ed è stato recentemente tradotto e riedito da Bompiani (pp. 187, 17 euro).
Albertine Sarrazin (1937-1967), abbandonata in un brefotrofio ad Algeri, poi vissuta in Francia, trascorse otto dei suoi trent’anni in carcere, dove scrisse questo romanzo e La cavale (L’evasione).

Il libro prediletto dalla Smith, dichiarazione per molti interessante, e in particolare questa nuova traduzione italiana, dove Fabrizio Ascari fa sentire forte il ritmo della prosa della scrittrice – il suo “canto ardente”, come l’ha definito Patti Smith – prende il via anch’esso da un’evasione, costata ad Anne, la giovane protagonista minorenne, una frattura al piede sinistro (all’astragalo).
L’accidente avrà come effetti l’incontro di Anne con lo stranamore di Julien, lo scassinatore, e una serie di vicissitudini legate alla latitanza intrecciate a filo stretto con immagini di una rinascita difficile, retroflessa, almeno quanto la venuta al mondo che le è toccata in sorte, ma che è finalmente possibile guardare dal di fuori.
Tra le pagine, si assiste a una sorta di partogenesi in cui l’elemento fecondante è un forzato riposo, la grazia ricevuta dell’immobilità vissuta però in una messa in scena “itinerante”: Anne sarà nascosta da Ginette e Eddie nella camera dei bimbi, poi finirà ancora immobilizzata nell’ex balera di Pierre e Nini; trascorrerà qualche settimana in ospedale, a seguito di un aggravamento, acquartierata in allerta tra i degenti; in seguito sarà ospite pagante di Annie, un’ex prostituta, prima di riprendere essa stessa, ancora leggermente zoppicante, a fare la passeggiatrice; sulla strada incontrerà Jean, che si innamorerà di lei, e poi, proprio quando sembra arrivato il momento di spiccare un altro volo (uno al contrario rispetto a quello iniziale, all’insù, tra le braccia di Julien)…
«La mia nuova libertà m’imprigiona e mi paralizza», fa affermare ad Anne la Sarrazin nel secondo capitolo: la libertà che cerca Anne, ferita e azzoppata dalla vita molto prima che dalla frattura, è un affrancamento dalla dipendenza – quella dalle persone e dai sentimenti la prima da scongiurare.

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