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Libri

Un tuffo nel passato, una vertigine: l'ultimo libro di Carofiglio

Presentato a Palazzo Roberti Il bordo vertiginoso delle cose, il nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio

Pubblicato il 31-10-2013
Visto 3.537 volte

Ospite alla Libreria Palazzo Roberti, Gianrico Carofiglio ha presentato il suo nuovo libro, da poco edito da Rizzoli, intitolato Il bordo vertiginoso delle cose.
Nel romanzo compaiono tanti temi intrecciati alla trama che fa da filo conduttore e che ha in parte i risvolti di un giallo che stravolge la vita già in bilico di Enrico Vallesi, il suo protagonista: la crescita e la formazione di un giovane diventato scrittore – uno scrittore in crisi che dirotta il suo talento diventando un ghost writer; l’incontro con l’amore e con l’amicizia, e con rapporti di cui uno diventa una “relazione pericolosa”, con una connotazione docente-discente che travalica, e di molto, gli ambiti canonici dell’educazione; lo scontro con la violenza connaturata nell’uomo; l’amore per la filosofia, intesa come disciplina che intende dare un senso ai casi della vita; l’influenza di un ambiente, di una città – Bari, città natale dell’autore – sulla vita delle persone che la abitano.
I capitoli sono scanditi da numeri e nomi: il succedersi dei numeri porta avanti il racconto condotto tramite un “tu” narratore che accentua l’aspetto introspettivo delle pagine, sul modello di Le mille luci di New York, romanzo di Jay McInerney – ha confermato l’autore; il nome “Enrico”, ripetuto senza una numerazione, per capitoli dove vengono riportate a galla, riallineate, le vicende fatte riaffiorare dal passato del protagonista. Senza approfondire lo sviluppo della trama, dato che è presente nel libro l’espediente dello svelamento, e più interessante dell’ammissione o meno se ci sia una componente autobiografica nel racconto – conferma giunta ovviamente solo in parte nell’intervista fatta in libreria allo scrittore – è la chiave di lettura del romanzo offerta dal titolo: si tratta del verso di una poesia di Robert Browning, in traduzione “a noi preme soltanto il bordo vertiginoso delle cose”.

Gianrico Carofiglio a Palazzo Roberti

Altre e numerose sono le citazioni che tra le righe compaiono nel romanzo (riferimenti a libri letti, a teorie filosofiche, a fatti storici), quasi a rappresentare il contrappeso su una bilancia che indica l’assetto, sempre in equilibrio precario, tra ciò che costruisce la vita culturale-civile dell’uomo e le miserie della condizione umana. In tante esistenze dove spesso dilaga la precarietà, l’annebbiamento delle coscienze, la vertigine è pur sempre uno stato invidiabile. La vertigine che si prova a stare sul bordo delle cose è raccontata nel libro con un linguaggio semplice e diretto da Carofiglio, con “uno stile che ha una leggerezza degna di Calvino”, ha affermato qualcuno in sala. L’autore ha ringraziato e si è detto felice e orgoglioso del rapporto che si è instaurato nel tempo coi suoi lettori che si dimostrano molto affezionati, tanto da chiederne notizia, ai personaggi che ha creato.

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