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Negli abissi di Hydropolis
Al Castello Inferiore di Marostica, fino al 28 aprile, la sorprendente mostra “Hydropolis - Mechanical Fishes” dell'artista Paolo Ceccon. Un originale universo di creature marine ricreate con gli oggetti restituiti a terra dalle mareggiate
Pubblicato il 24 apr 2013
Visto 3.395 volte
Il 90% dei materiali, riproposti in forma nuova nelle sue opere, li ha recuperati dopo le mareggiate e - purtroppo - anche dopo le alluvioni abbattutesi nella sua regione.
Plastiche, legni, metalli, pezzi di stoviglie, lampade, ganci e pennelli, chiodi e maniglie, pettini e spazzole, tastiere di computer, di tutto e di più. Quello che resta della civiltà dei consumi, per Paolo Ceccon - artista ligure di nascita, residente a Massa Carrara, mezzo veneto (papà marosticense) e mezzo siciliano - diventa l'elemento fondante di un affascinante e talvolta anche inquietante mondo sottomarino: trasformato e trasfigurato di volta in volta in squame, denti, occhi, pinne, code.
Nascono così i “Mechanical Fishes” (“Pesci Meccanici”) di Hydropolis: l'originale progetto artistico con il quale Ceccon, reinterpretando e riassemblando gli oggetti portati a terra dall'acqua, presenta un universo di fantasmagoriche creature marine che invitano lo spettatore a riflettere sui grandi temi della sensibilità nei confronti dell'ambiente e del rispetto della natura.
Foto Alessandro Tich
A un anno dalla loro prima apparizione al pubblico alla Galleria Scola di Albenga, e accolte da un interesse e da apprezzamenti sempre maggiori, le creazioni ittiche di Hydropolis sono esposte in questi giorni - fino a domenica 28 aprile - al Castello Inferiore di Marostica. Un'occasione per “fare una nuotata” - come ci dice, scherzando, l'autore - all'interno di un acquario molto particolare.
Collocati in un coinvolgente e ben riuscito allestimento, i Mechanical Fishes stimolano e sorprendono l'occhio e la mente del visitatore. Ciascuno di loro ha un'identità ben definita, con tanto di “nome” indicato sulla parete, correlata agli stessi materiali con i quali l'artista ha dato loro forma.
E così, ad esempio, due pesci creati con i resti di alcune grattuge e di altri utensili adoperati in cucina diventano il “cuoco” e l'“aiuto cuoco”. Un grosso pesce assai poco rassicurante, ispirato al film “Alien” (con la bocca e parte del muso realizzati con un “ciak” cinematografico), viene ribattezzato “Sigourney Fish”. “Samantha” è invece il nome della fantastica manta costruita con pezzi di plastica blu, chiodi e metalli, e un tubo di luce. Mentre un altro abitante marino ricreato con oggetti recuperati sulle spiagge della Grecia (in fatto di rifiuti buttati a mare, tutto il mondo è paese) si presenta come “Predatore Greco”.
Insomma: la fantasia al potere. Pesci abitanti di un abisso immaginario, tanto surreale quanto fiabesco, ma strettamente legati alla realtà di un pianeta Terra che lancia, dal mare, un accorato grido di aiuto.
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