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Mister Teach, quel giorno, doveva andare a fare una commissione in centro a Bassano. Aveva preso l'auto e da giornalista sapeva bene, essendosene occupato qualche anno prima, che in alcune vie del centro si poteva parcheggiare gratis per mezz'ora, ma il suo tentativo di imbucare la macchina gratuitamente da qualche parte si era rivelato inutile.
Tutto full: sembrava quasi che per tutti gli automobilisti bassanesi fosse scattata la mezz'ora X. Aveva notato anche la Ford Fiesta di colore nero, che sempre qualche anno prima era stata addirittura oggetto di un'interrogazione delle minoranze in consiglio comunale, che continuava a rimanere parcheggiata in un'area non adibita a sosta.
Quella Ford Fiesta era diventata l'oggetto misterioso della città: nessun vigile osava darle la multa perché si era sparsa la voce che quella fosse un'auto civetta messa lì dai Servizi Segreti per controllare la situazione dell'ordine pubblico in centro storico.
Fonte immagine: easylondon.it
Teach fu così costretto a optare per una soluzione alternativa di parcheggio a ridosso del centro storico, e quindi a pagamento, dopo aver constatato che anche il parking gratuito “Prato 2” giù alle Annette era strapieno in ogni ordine di posti auto. Fino a qualche tempo prima non era così, perché un buchetto dove lasciare la macchina lo si trovava sempre, giornate di mercato escluse. Ma ora non più, visto che in città le aree di sosta a strisce bianche si erano ridotte drasticamente. Non gli rimaneva quindi altro da fare che dirigersi al parcheggio sotterraneo di Prato Santa Caterina. Nel farlo gli piangeva il cuore, perché aveva nostalgia del Prato di una volta, quello che si chiamava “Prato” ma era di asfalto, dove potevi parcheggiare a gratis h24. Si ricordava con rimpianto persino del Luna Park che alcune volte all'anno occupava la metà della superficie del “Prato 1”, come si chiamava la grande area di sosta libera, lasciando l'altra metà alla mercé della grande corsa a chi arriva primo a lasciare lì la macchina fino a sera. Altri tempi, altri parcheggi.
Neppure la scala mobile di collegamento tra il Prato e viale dei Martiri lo consolava, perché gli tornavano in mente tutte quelle volte che aveva risparmiato i soldi della palestra inerpicandosi a piedi sulla scalinata di salita Gerhard Ott.
All'ingresso del parking interrato, subito dopo aver preso il biglietto alla barriera di entrata, Teach era rimasto colpito da un grande pannello luminoso in fondo all'atrio che irradiava una scritta che per altre ragioni era già stata in voga sempre alcuni anni prima, nel 2019: “Si Cambia!”. Non ne capiva il nesso in materia di indicazioni per gli utenti del parcheggio. La sua auto aveva infatti il cambio automatico.
Il parcheggio sotterraneo di Prato Santa Caterina era un ambiente che incuteva timore. Tre piani interrati che erano costantemente sempre vuoti. 700 posti auto a pagamento totalmente liberi e inutilizzati. Non solo perché i parcheggi “underground” non erano notoriamente amati dai bassanesi, ma anche e soprattutto per alcune dicerie su non meglio specificate “strane presenze” che potevano manifestarsi tra gli spazi e i corridoi dei livelli inferiori. Teach il giornalista non credeva a quelle chiacchiere, pensava fossero delle voci allarmistiche tirate fuori dalle minoranze. Ma qualcosa lo turbò profondamente: un cartello con la scritta “parcheggio completo” affisso su una transenna che bloccava l'accesso sia al livello -1 che al livello -2, benché non vi fosse parcheggiata nessuna macchina e non vi girasse anima viva. Era come se qualcuno lo obbligasse a continuare a proseguire con l'auto lungo la discesa a serpentina per raggiungere l'ultimo e più basso piano interrato, al livello -3. La prima cosa che lo colpì una volta arrivato all'ultimo piano inferiore, questa volta accessibile e pure completamente vuoto, era un altro cartello che recava l'inquietante scritta “Ricordati per chi hai votato”.
Subito la sua attenzione fu attirata da una visione insolita per un parcheggio pubblico a partecipazione privata, che gli si presentò a poca distanza dal parabrezza: un vecchio armadio con degli scheletri dipinti sulle ante e un segnale indicatore che puntava verso l'armadio con la scritta “Aprimi”. Un brivido gli gelò la schiena, ma trovò la forza di scendere dall'auto, di controllarsi attorno, di avvicinarsi a passi lenti e misurati al poco rassicurante mobile e, trattenendo il respiro, di aprirlo. All'interno dell'armadio c'era un mucchio di carte: era la collezione in versione stampata di tutti gli articoli critici che aveva scritto negli ultimi anni sul suo portale online nei confronti dell'amministrazione comunale. C'era in bella evidenza anche l'articolo, del 2019, che col suo solito stile ironico annunciava proprio l'intenzione del governo cittadino di realizzare in partenariato coi privati quel parcheggio sotto terra in cui in quel momento si trovava.
L'autore di tutto quel materiale sgradito al Palazzo governante, preso dal panico, stava per risalire velocemente in auto per uscire via da quella situazione da incubo quando all'improvviso, da un numero sconosciuto, gli squillò il cellulare.
“Sappiamo dove sei, sappiamo cosa fai e conosciamo i tuoi scheletri nell'armadio - gli disse una voce modificata artificialmente dall'altro capo del telefono -. Non temere, è stato solo un modo per farti capire che ti seguiamo con attenzione. Quando terminerà questa telefonata, apri la casella delle email sul tuo smartphone. Troverai un comunicato stampa. Devi pubblicarlo tale e quale.” Clic.
Mister Teach rimase trasecolato. Quel giorno era il 31 ottobre, Halloween. Tutta questa messinscena da zucche e fantasmi per indurlo a scrivere con deferenza e riverenza delle attività dell'amministrazione comunale? Aprì le email sul telefono e lesse il seguente comunicato stampa da pubblicare:
“Dalle parole ai fatti. È più che positivo il bilancio dei primi due mesi di apertura del parcheggio interrato di Prato Santa Caterina. La grande opera voluta e realizzata dall'Amministrazione comunale con la partecipazione dei privati, per un investimento complessivo di 8 milioni di euro, sta riscontrando lo straordinario interesse delle centinaia di utenti che quotidianamente utilizzano il più grande e attrezzato parcheggio della città. Il park interrato è lo sviluppo di un ragionamento complesso allargato agli ultimi investimenti per la questione parcheggi in centro storico. Una riflessione ancora da sviluppare sui parcheggi in destra Brenta.”
Gli pareva che le ultime due frasi di quel comunicato le avesse già sentite in passato, ma la cosa a questo punto non importava. L'importante era fuggire via da quella struttura così sinistra, benché l'amministrazione pubblica fosse di destra. Teach risalì la serpentina di uscita, pagò regolarmente il suo ticket in quella cassa automatica che non era abituata a sentire il tintinnio delle monete e, una volta uscito, imboccò con l'auto la salita Santa Caterina. Qui ritornò in se stesso, e si rinfrancò lo spirito, nel vedere le solite scene che gli erano famigliari. I pedoni che andavano su e giù sulla scala mobile tra il Prato e viale dei Martiri, compresi i bambini che salivano sul nastro in discesa e scendevano sul nastro in salita come al centro commerciale. I due display elettronici che ai due capi della scala mobile segnavano il conto alla rovescia degli anni, giorni, ore, minuti e secondi che mancavano alla riapertura del Teatro Astra. E gli stormi di droni in cielo che stavano come sempre monitorando lo stato dei tetti degli edifici comunali.
Al diavolo la commissione in centro. Anche se, visto dove era andata a parare la giornata, forse il diavolo era meglio non nominarlo. Direzione casa, per andare a pubblicare il comunicato lontano da occhi indiscreti.
Ma una volta giunto allo stop della rotatoria del Generale Giardino, Mister Teach notò nuovamente sullo specchietto retrovisore qualcosa di strano. Era la Ford Fiesta di colore nero, che lo stava seguendo. L'adrenalina salì nuovamente a mille. Tentò invano di seminarla, prendendo vari percorsi alternativi e sperando che la Ford Fiesta si inchiodasse incrociando un camioncino in direzione opposta sul doppio senso di via Tabacco, ma fu tutto inutile. Poi, giunto alla fine nei pressi di casa e preparandosi al peggio, se non persino ad essere conciato per le Fieste dai misteriosi occupanti dell'utilitaria, vide i suoi inseguitori andarsene via per un'altra strada.
Qualche giorno dopo avrebbe appreso che era stata solo un'azione di controllo dei suoi spostamenti per vedere dove fosse diretto dopo l'uscita dal park interrato e che da allora l'insanzionabile Ford Fiesta di colore nero era di nuovo rimasta parcheggiata nella solita area non adibita a sosta.
Teach pensava di avere avuto un brutto sogno, ma era tutto realmente accaduto.
A casa aprì il computer, scaricò il comunicato stampa e - trattenendo ancora una volta il respiro - si apprestò a pubblicarlo tale e quale sul portale online che dirigeva.
Non era da lui, e ne era ben cosciente. Tuttavia quel giorno ne aveva viste già abbastanza per non rispettare, in via del tutto eccezionale, le consegne.
Ma una volta giunto al fatidico momento di intitolare l'articolo che riportava il comunicato riguardante il bilancio di quel parcheggio sotterraneo in cui aveva appena vissuto un'esperienza da brividi, ritornò nuovamente in se stesso senza esitazioni. E mise il titolo: “Profondo Rosso”.
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