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Alessandro TichAlessandro Tich
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Il “J’Accuse” di Roberto Astuni, le reazioni al suo intervento, la nuova frana di pietre abbattutasi sulla ciclabile. Sul tratto in valle della Ciclopista del Brenta emerge il dilemma della priorità tra economia turistica e incolumità pubblica

Pubblicato il 02-05-2024
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Cadono massi sulla Ciclopista del Brenta.
E intanto l’albergatore Roberto Astuni ha gettato un masso nello stagno.
Lo sapete già perché me ne sono occupato nell’articolo di qualche giorno fa, intitolato “Butta giù la pista”.

Uno dei massi della nuova frana abbattutasi il 30 aprile sulla Ciclopista del Brenta (foto da Facebook/Comune di Enego)

In sostanza e in sintesi, Astuni ha lamentato il perdurante blocco del percorso vicentino della ciclovia che arriva dal Trentino lungo il fiume Brenta, interessato lo scorso 24 gennaio da una frana di pietre, nel tratto del territorio comunale di Enego compreso tra il ponte di Primolano e Piovega di Sotto, quest’ultima meglio conosciuta come “località Cornale”.
Un danno ambientale che, come ha rimarcato Astuni, si è tradotto in un danno economico: solo lo scorso anno, la ciclabile del Brenta ha registrato circa 700.000 passaggi univoci, molti dei quali di turisti tedeschi che la percorrono all’interno dell’itinerario a due ruote da Monaco a Venezia.
Ergo: Ciclopista del Brenta interrotta fino a nuovo ordine, migliaia di passaggi cicloturistici bloccati e fatturato degli operatori del nostro comprensorio attivi col cicloturismo in conseguente caduta libera,
Al punto che l’albergatore, nel sollecitare la politica e le istituzioni a farsi carico del problema del ripristino del tratto ciclabile interrotto e a risolvere così la situazione, arriva nientemeno ad affermare che “l’economia turistica bassanese è in pericolo” e che “l’estate è minacciata”.
Sulla questione della priorità tra economia turistica e sicurezza pubblica tornerò alla fine di questo articolo, ma intanto devo esporvi un resoconto di alcune reazioni suscitate dall’intervento astuniano.

La segnalazione critica dell’albergatore bassanese è stata innanzitutto colta al volo dalla consigliera regionale del Partito Democratico Chiara Luisetto.
Con un comunicato stampa trasmesso alle redazioni, la Luisetto informa di essersi subito rivolta all’assessore regionale alle Infrastrutture Elisa De Berti affinché “ascolti gli appelli del territorio ed intervenga per una rapida riapertura”.
“Le attività bassanesi e della valle hanno investito in questi anni per accogliere il cicloturismo con professionalità e servizi di livello sempre più elevato - dichiara la consigliera regionale Dem nella nota stampa -. Ora, a causa della prolungata chiusura della ciclabile della Valsugana, rischiano di perdere lavoro ed opportunità. Di fronte a questo scenario e agli appelli che le sono rivolti, l'assessore regionale De Berti ha il dovere di ascoltare e di intervenire per una rapida soluzione.”
“Sindaci e operatori turistici attendono uno sblocco, di fronte a numeri importanti di turisti che percorrono la valle e dunque ad una perdita economica rilevante - continua -. L'investimento fatto per quest'opera, frutto delle fatiche e della determinazione del territorio, non può rischiare di essere ora vanificato da tempi non chiari per il ripristino.”
“Già dopo la frana - aggiunge l’esponente PD - avevo chiesto la riattivazione di un dialogo con tutti gli attori e che, dopo anni di paralisi, si tornasse a considerare centrali il nodo di Carpané ed una progettualità di prospettiva per la Valbrenta.”
“Ribadisco, raccogliendo le giuste preoccupazioni del territorio - conclude Chiara Luisetto -, che da un lato è necessario risolvere la situazione viabilistica, dall'altro serve agire rapidamente per dare le necessarie risorse ai Comuni, così da riaprire la ciclopista in tempi stretti e non perdere il flusso turistico sulla Monaco-Venezia ad oggi bloccato.”

Il “J’Accuse” cicloturistico di Roberto Astuni è stato anche un invito a nozze per Andrea Cunico Jegary, che assieme allo stesso Astuni e all’architetto Massimo Vallotto è stato a suo tempo uno dei Tre Tenori che avevano promosso il Tavolo di Marketing Territoriale per il Marchio d’Area “Territori del Brenta”.
“Quello che viene a crollare, ripetiamolo per l’ennesima volta - dichiara Cunico Jegary in una nota tramessa a Bassanonet, dal titolo “Ciclabile Brenta chiusa” -, è il sistema territorio. Il fiume Brenta collega Trento, Vicenza, Padova, Venezia, noi ci siamo ‘seduti’ in mezzo, ma manca una visione e regia sovracomunale pubblico / privata dell’area Territori del Brenta. Perché è così che i turisti stranieri ci percepiscono.”
“Le ciclabili oggi collegano i territori, non i Comuni, questa collega la Valsugana (marchio d’area internazionale di eccellenza) ai Territori del Brenta (innovazione di sistema bloccata dalla politica) - aggiunge -. Gli imprenditori bravi li abbiamo, hanno bisogno di innovazione, questa non è venuta e non verrà da piccoli amministratori a visione comunale ‘e dintorni’.”
Una stoccata, quest’ultima, chiaramente riferita al nuovo sito turistico comprensoriale bassanoedintorni.it.
“Dopo dieci anni manca la governance del turismo Territori del Brenta, quella governance che la Valsugana ha. E si vede - conclude Andrea Cunico -. Chi ancora ripropone l’alibi ‘schèi’ mente o è disinformato. Manca il tavolo di marketing territoriale per avviare un processo imprescindibile di emancipazione.”

Ma in questa vicenda non si possono fare i conti senza l’oste e cioè senza il giovanissimo (24 anni) sindaco di Enego Marco Frison, l’amministratore pubblico maggiormente interessato, per competenza territoriale, alla frana abbattutasi a gennaio sul tratto per l’appunto eneghese della ciclabile.
Per il primo cittadino di Enego, come dall’articolo pubblicato ieri dal Giornale di Vicenza, sulla ciclopedonale della Valbrenta (perché la ciclopista è aperta anche al transito dei pedoni) sono state lanciate “polemiche sterili” dal momento che sul tratto ciclabile “il pericolo è reale”.
Il quotidiano riferisce che proprio in mattinata (dell’altro ieri martedì 30 aprile, NdR), e neanche a farlo apposta, nuove “scariche di sassi e detriti sono cadute sulla pista già chiusa da qualche settimana proprio per il grave rischio di caduta sassi”.
La nuova caduta di pietre - che uno scherzo del destino ha voluto che si verificasse proprio il giorno seguente all’intervento di Astuni - è stata ovviamente segnalata anche sulla pagina Facebook del Comune di Enego.
“Un nuovo smottamento ha interessato la pista ciclabile nel tratto compreso tra Piovega di Sotto e di Sopra - avverte il post comunale -. Ricordiamo l’obbligo nel rispettare l’ordinanza in vigore che ne impedisce il transito a causa della pericolosità del versante. È assolutamente vietato addentrarsi nell’area, rimuovere e danneggiare la segnaletica.”
“Tante polemiche - ha dichiarato Frison al GdV - ma purtroppo quel che è accaduto oggi ha dimostrato che io ed i miei colleghi della vallata avevamo ragione a temere per la sicurezza di chi poteva transitare lungo il tracciato.”
Ora il Comune di Enego dovrà predisporre ulteriori sopralluoghi sul posto e nuove indagini geologiche prima di poter riaprire il percorso.

La questione della frequentazione in sicurezza della Ciclopista del Brenta si inserisce nel problema generale e pluriennale di quella che in un precedente articolo ho definito la Valsugana Friabile.
La praticabilità del tratto cicloturistico si interseca con l’eterna problematica geologica che incombe sulla Statale Valsugana, come la pioggia di pietre abbattutasi sulla strada e sulla ferrovia in località San Marino lo scorso 12 gennaio ha purtroppo confermato.
I due versanti montuosi che si affacciano sulla Valbrenta, quello del Massiccio del Grappa e sulla riva opposta del fiume quello dell’Altopiano, rappresentano la doppia Spada di Damocle che ciclicamente - come dimostrano le cronache degli ultimi decenni - fa scatenare i suoi smottamenti e le sue frane.
Lo sa bene suo malgrado la stessa Ciclopista, dove negli anni - e si ricorda ancora la cascata di rocce staccatesi nel 2012 in località Pianello - il rischio di eventi franosi non è mai stato definitivamente risolto.
Morale della favola: ha fatto bene Roberto Astuni a reclamare l’attenzione della politica e delle istituzioni affinché risolvano la situazione e facciano riaprire la ciclovia il prima possibile per evitare conseguenze negative agli operatori turistici del Bassanese nella stagione maggiormente votata al cicloturismo e cioè in estate.
Ma allo stesso tempo non possiamo indossare il paraocchi, facendo finta che il problema della sicurezza non esista.
In definitiva, sul tratto in valle della Ciclopista del Brenta emerge oggi un aut aut. E cioè la questione della priorità tra economia turistica e incolumità pubblica. Davvero un gran dilemma.
Ciclisti circolanti versus pietre rotolanti: e non è un concerto dei Rolling Stones.

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