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Cronaca

Questione di cuore

Procedura d’urgenza salva-vita in Cardiologia del San Bassiano per una rifugiata ucraina. La donna, a rischio di un infarto molto esteso e sottoposta ad un’angioplastica coronarica, ha superato l’intervento e sarà presto dimessa

Pubblicato il 26-03-2022
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Sì, sì, è vero: sulla qualità dei servizi sanitari del Veneto - di cui Zaia continua a sottolineare l’eccellenza suprema - ci sarebbe molto da scrivere. Problemi e disfunzioni che emergono soprattutto sul piano gestionale e amministrativo, liste di attesa in primis.
Ma è anche vero che la sanità di prima linea, quella che opera all’interno dei reparti, ci regala spesso motivo di esserne orgogliosi.
Questa è la storia di una donna di 60 anni fuggita dalla guerra in Ucraina e compresa nel gruppo di 75 rifugiati accolti l’altro ieri, giovedì 24 marzo, nella struttura del vecchio Ospedale di Asiago. Poco dopo il suo arrivo la sessantenne si è improvvisamente sentita male: sottoposta ad un elettrocardiogramma sul posto è stata immediatamente trasferita all’Ospedale di Bassano del Grappa dove è stata stabilizzata.

Foto Alessandro Tich - archivio Bassanonet

Quindi nella giornata di ieri, in Emodinamica, l’esecuzione di una coronarografia ha consentito di identificare un importante restringimento (per circa il 99%) del ramo coronarico più importante. Nel corso della stessa seduta è stata quindi sottoposta ad una angioplastica coronarica che ha consentito di ripristinare il regolare flusso sanguigno, attraverso l’applicazione di molteplici stent all’interno della coronaria.
Al termine della procedura la paziente, che non parla inglese né italiano, è riuscita comunque a comunicare tutta la sua gratitudine agli operatori della Cardiologia che l’hanno assistita, componendo con le mani un simbolico cuore.
“A tutti gli effetti si è trattato di un intervento salva-vita - spiega il dott. Fabio Chirillo, direttore della Cardiologia del San Bassiano - in quanto la paziente rischiava di sviluppare un infarto molto esteso. Con l’aiuto di un’interprete abbiamo ricostruito la sua storia clinica: effettivamente già da qualche mese la signora lamentava angina (dolore transitorio al torace, ndr.) da sforzo e per lei in Ucraina era già stata programmata una coronarografia, che non ha mai potuto eseguire a causa dello scoppio della guerra. La procedura ha avuto pieno successo e salvo inattese complicanze la signora sarà dimessa nel fine settimana e quindi riaccompagnata al centro di accoglienza di Asiago.”
“La guerra ha impedito alla signora di ricevere le cure di cui aveva bisogno, siamo felici che abbia potuto riceverle qui - commenta il direttore generale Carlo Bramezza -. Ogni rifugiato arrivato si porta dentro una storia umana di sofferenza, ma anche di coraggio e di profonda dignità. Siamo orgogliosi di poter offrire loro assistenza dando il nostro contributo nel piano di accoglienza coordinato dalla Regione Veneto.”
Una storia di cure sanitarie che si intreccia con le storie della guerra: nella struttura di accoglienza di Asiago la donna, assieme agli altri compagni di viaggio, potrà riabbracciare tre ragazzi che ha portato con sé in Italia e che accudisce dopo che il loro padre è deceduto e la madre è andata al fronte per combattere.

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