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Scatti d’orgoglio
“Ruth Orkin, leggenda della fotografia”. Al Museo Civico di Bassano la mostra sulla grande fotoreporter americana, protagonista della fotografia del ‘900 e simbolo di emancipazione femminile
Pubblicato il 18 dic 2021
Visto 7.953 volte
Se ci pensiamo bene, “fotografia” è una parola di genere femminile.
Così come lo sono diverse altre parole-chiave della pratica e dell’arte fotografica: fotocamera, pellicola, esposizione, inquadratura, illuminazione, messa a fuoco, profondità di campo, sensibilità, camera oscura, stampa.
Eppure per lungo tempo, in ossequio ai canoni sociali e culturali dell’epoca, la fotografia è stata un’attività professionale per soli uomini. Fino a che, in questo universo escluso alle donne come nello Stato monastico di Monte Athos, non è apparsa Ruth Orkin.
Ruth Orkin, American Girl in Italy, Florence, 1951 © Ruth Orkin Photo Archive
A lei è dedicata la mostra “Ruth Orkin, leggenda della fotografia”, inaugurata ieri al Museo Civico di Bassano e aperta al pubblico fino al 2 maggio 2022.
È la prima mostra dedicata al centenario della nascita della grande fotoreporter statunitense, nata nel 1921 a Boston e morta a New York nel 1985.
Viene fatta in Italia, a Bassano, e da qui successivamente proseguirà per un tour espositivo europeo. Il deus ex machina (non fotografica) di questa iniziativa è la direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa Barbara Guidi, che ha fortemente voluto l’inserimento di questo evento dedicato alla fotografia del ‘900 nell’insieme delle proposte culturali museali del 2021-22 e che ha collaborato passo per passo alla sua realizzazione con la curatrice dell’esposizione Anne Morin.
Non si tratta solo di una mostra di immagini, ma anche del dichiarato manifesto di un’emancipazione femminile in questo particolare campo artistico di cui, attraverso il suo obiettivo, Ruth Orkin è stata la pioniera. Dietro alle foto esposte ai due piani della Galleria Civica del Museo si rivela la storia di una donna, figlia dell’inventore di giocattoli Samuel Orkin e della diva del cinema muto Mary Ruby, che voleva fare la regista per la MGM e non poté farlo per i pregiudizi del suo tempo, reinventandosi come autrice di fotoreportage. Scatti d’orgoglio.
La narrazione cinematografica rimarrà sempre e comunque un elemento distintivo delle sue fotografie, che spesso raccontano storie in sequenza come nello story board di una sceneggiatura per il grande schermo. Assieme al marito Morris Engel riuscì comunque a realizzare dei lungometraggi: tra questi Il piccolo fuggitivo, proiettato a ciclo continuo nella mostra di Bassano, che nel 1953 fu candidato all’Oscar per il miglior soggetto e vinse il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia. Ex-aequo con I Vitelloni di Fellini e con Moulin Rouge di John Huston, tanto per intenderci.
L’immagine-simbolo della mostra al Museo Civico è anche la foto-simbolo della carriera di Ruth Orkin: American Girl in Italy. La realizzò a Firenze nel 1951. Era già una fotografa affermata, dopo aver lavorato negli anni ’40 per riviste come LIFE, Look, Star o Ladies’ Home Journal.
Dopo un reportage per LIFE in Israele, l’intraprendente Ruth si fermò in Italia per scattare il foto-racconto per il magazine Cosmopolitan, in un’atmosfera da film Vacanze Romane, del soggiorno fiorentino di una giovane e bella studentessa americana in viaggio nell’Italia del dopoguerra.
Il suo capolavoro è uno scatto della ragazza che passa per l’angolo di una strada, attorniata dagli sguardi bramosi e dagli apprezzamenti espliciti di un gruppo di uomini, validi esponenti del “pappagallismo” italiano. È l’autentica icona della fotografa statunitense, che gode del primato di secondo poster più venduto al mondo e che ancora oggi, nel tempo del politically correct, sollecita accese discussioni sul tema del sessismo.
Questa ed altre immagini delle “avventure” della American Girl nella Firenze degli anni ’50 sono esposte nella mostra al Museo Civico, assieme a tante altre testimonianze (oltre un centinaio di foto in tutto) del punto di vista dell’obiettivo dell’autrice: dalle foto scattate perpendicolarmente dalla sua finestra del suo appartamento sul Central Park agli scatti giovanili del suo viaggio coast to coast in bicicletta da Los Angeles a New York, che anticipano di vent’anni la narrativa on the road della Beat Generation di Jack Kerouac.
Tra le foto più straordinarie - secondo le mie prime impressioni raccolte in mostra - ci sono però quelle che immortalano momenti della vita ordinaria di gente normale, in particolare di bambini, quando ancora la legge sulla privacy e la Carta di Treviso sulla tutela d’immagine dei minori non esistevano: bambini che ridono, che giocano a carte, che raccontano storie, che guardano una parata, che corrono. Una piccola umanità capace di regalare istantanee strepitose.
L’altro lato della medaglia della produzione di Ruth Orkin sono i ritratti fotografici, sempre intensi e mai scontati, dei personaggi famosi: da Marlon Brando ad Albert Einstein, da Alfred Hitchcock ad Orson Welles, da Vittorio De Sica a Montgomery Clift e diversi altri ancora. C’è anche la celebre foto scattata dalla Ruth a Robert Capa, il suo illustre collega fotoreporter, colto con espressione fascinosa in un bistrot di Parigi: fu l’immagine del manifesto della mostra su Capa al Museo Civico di quattro anni fa.
Tutto questo, e non solo questo, è il contenuto di “Ruth Orkin, leggenda della fotografia”.
“Sono molto lieta di presentare l’opera di questa protagonista della fotografia del Novecento - ha dichiarato la direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi -. La sua capacità di fondere assieme, in un’alchimia perfetta e misteriosa, la forza coinvolgente del racconto e la freschezza dell’attimo catturato al volo, fa di lei una delle artiste tra le più affascinanti del secolo scorso.”
Alla vernice di presentazione alla stampa, l’assessore alla Cultura Giovannella Cabion ha sottolineato la figura di questa fotografa “forse meno conosciuta come nome, ma assai desiderata per le immagini, simbolo della tenacia femminile”.
E proprio dalla “tenacia” della Orkin la curatrice della mostra Anne Morin, videocollegata da Madrid, ha preso spunto per rimarcare la capacità di questa artista, regista cinematografica mancata, di “raccontare storie con le foto, precorrendo lo stile del fotoromanzo”. “È importante - ha aggiunto la curatrice - riabilitare la figura di questa grande fotografa del Ventesimo Secolo, che ha avuto una notevole influenza sulle generazioni di fotografi successive.”
“Questa mostra - ha spiegato ancora Anne Morin - è il frutto della collaborazione della Città di Bassano e del suo Museo Civico col Ruth Orkin Photo Archive di New York e con diChroma Photography di Madrid. Non è un caso se il tour europeo della mostra su Ruth Orkin inizi in Italia, perché in Italia è stata scattata la foto che l’ha resa famosa.”
Una foto - American Girl in Italy - talmente ben riuscita, come ha ricordato la direttrice Guidi, da aver sollevato negli anni persino il dubbio di essere uno scatto “costruito”. In realtà nel corso del suo reportage la fotografa aveva già notato come i maschi fiorentini reagivano al passaggio per le strade della città della giovane studentessa americana. E non ha fatto altro che “attenderli al varco”, con la macchina fotografica pronta a scattare, al momento del transito della ragazza all’angolo tra via Roma e piazza della Repubblica, in quel momento affollato da soli uomini.
Una perfetta combinazione, come ha osservato ancora Barbara Guidi, “di teatralità e spontaneità”.
Clic. E tutto il resto è storia.
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