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Audiatur et altera pars. Ho voluto scrivere l’inizio di questo articolo un po’ come scrivono gli avvocati, con quelle formule in latino che profumano tanto di atto legale. Nella fattispecie, ho citato il principio giuridico che impone che “sia ascoltata anche la controparte”.
Ed è quello che ha fatto questo pomeriggio la 2° Commissione del Senato (Giustizia) che ha ascoltato in “audizione informale”, collegata da remoto con la sala Ferracina del municipio di Bassano, il sindaco Elena Pavan e i rappresentanti del Comitato per l’Istituzione del Tribunale della Pedemontana Veneta. Tutti avvocati, come il sindaco stesso, compresa la capogruppo di maggioranza Chiara Tessarollo. Sembra incredibile, ma la questione del recupero a Bassano del Tribunale soppresso e accorpato a Vicenza con la legge di riforma della geografia giudiziaria del 2012, ovvero dell’istituzione nella nostra città di quel Tribunale della Pedemontana che fino ad oggi è stato ridotto allo stato di chimera, ritorna improvvisamente di attualità.
E la cosa ancora più incredibile è il fatto che sul ritorno a ranghi completi degli uffici giudiziari a Bassano si aprono, altrettanto all’improvviso, nuovi spiragli di speranza.
Il sindaco Elena Pavan con i colleghi avvocati componenti del Comitato per l’Istituzione del Tribunale della Pedemontana Veneta (foto Alessandro Tich)
Capita infatti - raramente, ma capita - che ogni tanto lo Stato si accorga di aver prodotto una ciofeca. La riforma della geografia giudiziaria non funziona come avrebbe dovuto funzionare e siamo arrivati al tempo della revisione, come un’auto malandata che va dal meccanico.
In Parlamento sono infatti depositati ben tre disegni di legge, attualmente all’esame della 2° Commissione del Senato, finalizzati a “riscrivere” quella rivoluzione mal riuscita.
E due di questi, in particolare, interessano direttamente l’aspirazione bassanese di adibire la Cittadella della Giustizia allo scopo per cui era stata in parte ristrutturata e in gran parte soprattutto costruita, per la trascurabile cifra totale di 20 milioni di euro, su iniziativa di quello stesso Ministero della Giustizia che ne avrebbe poi decretato la soppressione.
Un capolavoro del Made in Italy.
Il primo dei due ddl che ci interessano è il n. 2139 “Delega al governo per la riorganizzazione della distribuzione territoriale degli uffici giudiziari”, che reintroduce quel principio di “prossimità della giustizia”, e cioè dell’accessibilità territoriale dei servizi giudiziari, che la riforma della geografia giudiziaria dell’era Berlusconi IV e quindi Monti-Severino ha gettato invece alle ortiche.
Il secondo è invece il ddl n. 1948 sulla “nuova organizzazione dei tribunali” che rovescia sostanzialmente la legge taglia-Tribunali del 2012, su proposta del consiglio regionale della Regione Abruzzo, ulteriormente penalizzata a seguito dei dissesti logistici del terremoto del 2016 dalla soppressione delle circoscrizioni giudiziarie periferiche.
Il disegno di legge dispone che i Tribunali soppressi “riprendano appieno la funzione giudiziaria nelle loro sedi”, a condizione che le spese di gestione e di manutenzione degli immobili e di retribuzione del personale ausiliario (non dei magistrati e del personale amministrativo e di polizia giudiziaria, dunque, che rimangono “stipendiati” dallo Stato) siano completamente a carico della Regione che richiede il ripristino delle sedi giudiziarie.
Una disponibilità a farsi carico del problema che ha già trovato consenzienti, oltre alla Regione Abruzzo, anche le Regioni Marche, Toscana, Campania, Calabria e Sicilia.
Presto la questione sarà affrontata anche della Regione Veneto. Lo scorso 14 ottobre il sindaco Elena Pavan ha scritto infatti una lettera al governatore Luca Zaia e al presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti, chiedendo alla Regione Veneto di aderire alla proposta di legge di iniziativa regionale che attribuisce alle Regioni il potere di riaprire a tutti gli effetti i Tribunali soppressi, secondo i criteri spiegati sopra, creando le condizioni per istituire il nuovo presidio di giustizia “denominato Tribunale della Pedemontana”.
“Il presidente Ciambetti - riferisce il sindaco alla stampa, convocata d’urgenza al post-audizione - mi ha comunicato che l’argomento sarà calendarizzato in consiglio regionale agli inizi del 2022.” La cosa certa è che il ddl n. 1948 made in Abruzzo deve diventare legge effettiva dello Stato perché tutte queste cose possano accadere: ma politicamente, dopo anni di sterile bonaccia, il mare si sta finalmente muovendo.
Con questi presupposti, dunque, la Commissione Giustizia del Senato - presieduta da un veneto e cioè dal senatore padovano Andrea Ostellari - ha invitato il Comitato bassanese ad esporre le proprie ragioni per l’eventuale recupero del presidio di giustizia a Bassano.
Sottolineo: “ha invitato”. Le rappresentanze delle altre circoscrizioni giudiziarie soppresse, “audite” dalla Commissione, avevano infatti presentato richiesta di essere ascoltate.
Bassano del Grappa invece è stata l’unica ad essere “convocata” all’incontro a distanza.
Un dettaglio che lascio all’esame degli analisti dei particolari.
“Il primo argomento che abbiamo posto all’attenzione della Commissione è di natura economica - spiega ai cronisti l’avv. Giuseppe Maiolino, che a nome dei colleghi ha presentato ai commissari la relazione del Comitato al Senato della Repubblica -. Il Veneto è la seconda Regione italiana per numero di imprese e quella che peggio funziona in fatto di giustizia.”
“La Lombardia - prosegue - ha 2 Corti di Appello, 2 Tribunali di Impresa e 13 Tribunali ordinari. Altre Regioni hanno dai 9 ai 10 Tribunali. Il Veneto ne ha solo 7. L’offerta di giustizia dovrebbe essere proporzionata al numero delle imprese e invece non lo è.”
“Il secondo argomento - continua l’avv. Maiolino - è il principio di prossimità. Oggi un cittadino dell’Altopiano di Asiago, se sprovvisto di macchina, per recarsi in Tribunale a Vicenza con i mezzi pubblici impiega tre ore. Col Tribunale della Pedemontana a Bassano il tempo sarebbe dimezzato.” “Il progetto del Tribunale della Pedemontana si inserisce in maniera positiva in entrambi i progetti di legge - sottolinea il relatore - sia per i requisiti di territorio omogeneo, sia per la centralità e l’accessibilità grazie alla Superstrada Pedemontana, sia per la possibilità che i costi di gestione vengano presi in carico dalla Regione.”
Congiunzione astrale giusta, dunque, per il destino degli uffici giudiziari a Bassano?
Staremo a vedere. E non stiamo parlando di un “carrozzone” da ripristinare: il vecchio Tribunale di Bassano del Grappa, come riferisce il Comitato, incassava all’anno 3,5 milioni di entrate, con 2,8 milioni di utile per lo Stato.
A seguito di questi ultimi sviluppi il clima è di grande aspettativa, ma la cautela - visti tutti i precedenti in materia - è d’obbligo. Chiede una collega giornalista: “Si accende la speranza per il Tribunale della Pedemontana?”. Risponde l’avv. Antonio Mauro: “Si prende a riparlarne”.
Come dire: rebus sic stantibus, è meglio rimanere prudenti.
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