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Il Manifesto
Colpo di scena: l'assessore Mazzocco non ha intimato ai commercianti di Borgo Angarano di rimuovere la locandina di protesta anti-Pavan. Chi ha fatto pubblicamente il suo nome, ora ritratta
Pubblicato il 01 giu 2021
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Clamoroso al Cibali: l'assessore alla Sicurezza Claudio Mazzocco non ha intimato ai commercianti di Borgo Angarano di rimuovere il manifesto di protesta contro la chiusura del Ponte per il concerto con la caricatura del “baby” sindaco Elena Pavan che si tiene stretto in mano il Ponte-giocattolo. Chi lo ha pubblicamente additato come colui che ha fatto pressioni per togliere lo scomodo foglio satirico dalle vetrine, ora ritratta.
È infatti accaduto che sabato scorso, al microfono del telegiornale di un'emittente locale, un esercente del Borgo abbia dichiarato testualmente: “Io come commerciante il cartello lo avevo esposto e l'ho tolto prontamente dato che l'assessore alla Pubblica sicurezza Claudio Mazzocco mi ha chiesto di toglierlo.” Gli ha fatto eco, sempre nello stesso servizio tg, un altro commerciante di Angarano, della categoria “grandi incazzati”, che ha testualmente affermato, riferendosi al manifesto satirico che aveva esposto in vetrina: “Hanno pensato di sguinzagliare gli assessori per le botteghe intimando di togliere questa grave … in questo modo stanno facendo fare una bruttissima figura alla città e all'amministrazione comunale.” Uno più uno uguale due, e cioé: Claudio Mazzocco, andando ben oltre le sue prerogative amministrative, avrebbe costretto alcuni operatori economici di Angarano a rimuovere l'imbarazzante (per il sindaco) caricatura.
Ma così non è stato. “Io con le due persone intervistate non ho mai parlato prima del concerto. Non sono così scemo da non sapere qual è il limite oltre il quale non posso andare”, mi dice l'esponente di giunta. Tirava quindi aria di querela per diffamazione.
L'assessore alla Sicurezza Claudio Mazzocco (foto Alessandro Tich)
Per evitare la quale nella giornata di ieri Claudio Mazzocco, accompagnato da un testimone, si è recato in via Angarano per incontrare di persona i suoi due “accusatori” e chiarire le cose. Morale della favola: come attestato nero su bianco da alcuni messaggi WhatsApp dei due commercianti - talmente riservati da aver già fatto il giro di Bassano -, il fatto di aver dichiarato che l'assessore abbia chiesto di togliere il manifesto dalle vetrine è stato il frutto, per così dire, di “un equivoco”. “Incomprensione”, “inconveniente”, “errata interpretazione dei fatti”: sono alcune delle parole-chiave del mea culpa dei contestatori pentiti.
Quelle che sono state rilasciate alla tivvù locale “erano le voci che in quei momenti concitati giravano tra i commercianti di Angarano”. Insomma: è stato un malinteso, ci siamo capiti male e tante scuse all'assessore. Assessore che, nella giornata di sabato, ha comunque espresso un suo personale parere sul fatto che quella locandina fosse di cattivo gusto.
Ma è tutt'altra cosa rispetto a un'intimazione d'autorità a tirare via la carta dello scandalo.
La quale è stata rimossa, da chi l'ha rimossa, spontanemante e non “spintaneamente” come si è voluto far credere. Far credere al punto da ispirare la nuova vignetta satirica di Giovanni Minoli, autore dell'ormai celeberrima locandina del sindaco-bambina, pubblicata ieri nel nostro portale.
“È successo che qualcuno è andato a riferire delle cose inesatte sul mio conto - dichiara Claudio Mazzocco a Bassanonet -. E io ho voluto mettere i puntini sulle “i” perché quanto riferito era assolutamente non vero.”
L'assessore conferma di aver espresso ad alcuni operatori del Borgo il suo giudizio negativo sulla caricatura contro il sindaco: “Sì, lo ammetto tranquillamente: io ho espresso il mio parere sul fatto che il manifesto ci stava ma la vignetta era un po' sopra le righe. Ma questo non vuol dire “imporre di toglierlo”, visto che non ne avevo neanche l'autorità, né ne sentivo la necessità. Ho solo detto il mio parere, come può dirlo qualsiasi cittadino.”
“Quello che si capisce da questa vicenda è che alle volte le parole e anche i fatti vengono travisati - conclude il referente alla Sicurezza -. Ed è quello che è successo, vista poi la retromarcia di tutti gli attori di questa, chiamiamola, telenovela.”
Non c'è che dire: in questo concitato e poi rientrato episodio, bisogna dare all'assessore quel che è dell'assessore. E per come sono andate le cose, Claudio Mazzocco meriterebbe una notizia in prima pagina su un noto quotidiano nazionale: Il Manifesto.
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