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Diritto e Rovescio
A proposito della dichiarazione a mezzo stampa di Elena Pavan sul suo “diritto e dovere di ricandidarsi” alle prossime elezioni per il sindaco di Bassano
Pubblicato il 27 mar 2021
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Questa mattina un mio fedele lettore mi ha mandato una foto su WhatsApp. La foto riguardava l'articolo pubblicato oggi sul Giornale di Vicenza e intitolato: “Lega, parola d'ordine «Benvenuta Morena»”. Al centro del pezzo del quotidiano locale, le dichiarazioni del sindaco di Bassano Elena Pavan in merito alla novità politica di questi giorni.
La novità in questione è l'“improvvisa” (metto l'aggettivo tra virgolette perché in realtà le voci giravano da tempo) possibile discesa in campo nella politica bassanese del sindaco di Rossano Veneto ed ex assessore provinciale Morena Martini, da poco affiliata alla Lega nella sezione di Bassano del Grappa. Voci di corridoio riferiscono che la Martini sia molto gradita a Nicola Finco, vicepresidente del consiglio regionale e pater familias della Lega di Bassano. La qual cosa sta già concretizzando la non peregrina ipotesi che Morena Martini possa candidarsi per la Lega a sindaco di Bassano del Grappa alle prossime elezioni del 2024.
In una precedente intervista al GdV, la diretta interessata nicchia ed afferma di non voler “cercare poltrone”, di non voler “pestare i piedi a nessuno” e aggiunge che “a Bassano c'è un sindaco al primo mandato che ha tutto il diritto di esercitare l'opzione di volersi ricandidare”. Risposte democristiane che attestano la riconosciuta esperienza politica del primo cittadino rossanese. Già, proprio questo; l'esperienza. La Martini, docente di lingue di professione, ha 27 anni di attività amministrativa alle spalle, sia a livello comunale che provinciale, e cioè da quando nel 1994 venne eletta per la prima volta in consiglio comunale a Rossano. Un percorso accompagnato da una militanza politica che l'ha vista veleggiare dal Patto Segni a Forza Italia e al PdL, quindi al Ncd, fino ad approdare ultimamente nel porto aperto del partito di Salvini. Il suo profilo politico-amministrativo corrisponde quindi a quello che attualmente manca alla Lega di Bassano del Grappa: una figura esperta, navigata, con tante tacche già segnate nel curriculum. La Lega bassanese ha bisogno di avere una persona che corrisponda a queste caratteristiche, che sa già cosa vuol dire fare il sindaco e che sappia già in partenza qual è la differenza tra consiglio nazionale e direttivo nazionale dell'ANCI.
Ne ha talmente bisogno che ha tesserato una figura ben conosciuta nel territorio ma che fino ad oggi è stata completamente avulsa dalle dinamiche della politica cittadina.
In un certo senso la Martini, per la mentalità bassanocentrica di questa città, arriva a Bassano come “straniera”. Il richiamo della foresta.
Ovviamente mancano ancora due anni e mezzo abbondanti alle prossime elezioni amministrative e qualsiasi previsione è totalmente prematura. Ma è innegabile che l'iscrizione alla Lega cittadina del pezzo da novanta rossanese stia sparigliando gli equilibri interni della sezione locale del partito anche e soprattutto in prospettiva futura.
Nell'articolo di oggi del GdV, i maggiorenti della sezione - e cioè il sindaco Pavan e il segretario politico e capogruppo consiliare Roberto Gerin - esprimono parole di benvenuto, la prima, e di apprezzamento, il secondo, nei confronti della nuova arrivata.
Ci mancherebbe. Ma certamente l'ipotesi che la Martini possa rappresentare l'asso nella manica per le ambizioni amministrative della Lega a Bassano nel 2024 non dev'essere agevole da digerire per l'attuale primo cittadino. E lo si capisce proprio dalla dichiarazione rilasciata dalla Pavan al quotidiano locale in riferimento alle voci sulla possibile discesa in campo della collega di Rossano. “Non si è mai visto un sindaco di un partito al primo mandato che non si ripresenti anche al secondo - ha dichiarato la Pavan -. Anzi, credo proprio che la ricandidatura sia un diritto ma anche un dovere.”
Bene. In quanto a diritti, Elena Pavan ha ovviamente il diritto di dichiarare ciò che vuole.
Anche se il fatto che “ricandidarsi sia un dovere” - per quanto sia espressione di un attaccamento alla causa comunicato a mezzo stampa ai referenti del partito -, non sta scritto da nessuna parte. Ma che a sua volta sia anche “un diritto”, e cioè qualcosa che le spetta a prescindere, non corrisponde a cosa certa e dipende invece da alcune variabili.
Non so a che tipo di diritto si riferisca l'attuale sindaco. Non si tratta certamente di un diritto naturale o di un diritto acquisito: non c'è nulla di automatico in una nomina per aspirare al Pavan-bis, dal momento che l'investitura deve comunque ricevere il timbro di approvazione del deus ex machina Nicola Finco.
E allora non può che essere, e solamente, un diritto conquistato. Conquistato sul campo.
Il prossimo 27 maggio l'amministrazione Pavan concluderà il suo secondo anno di mandato. Sei mesi dopo, e cioè a fine novembre 2021, si arriverà al giro di boa del quinquennio amministrativo. Non sembra, ma il tempo per queste cose scorre velocemente.
E quando nella partita politica cittadina risuonerà il fischio d'inizio del secondo tempo, e cioè degli ultimi due anni e mezzo di mandato, questo sindaco dovrà dimostrare di saper meritare il diritto di ricandidarsi. Non basteranno l'inaugurazione di un Ponte e una grande mostra su Canova per conquistarlo. Serviranno molti altri fatti, molte altre conferme, molti altri risultati. Elena Pavan deve dimenticarsi dell'ingombrante presenza di Morena Martini e, se veramente aspira a una ricandidatura, fare l'impossibile per recuperare il terreno sin qui perso dal trionfale punto di partenza che quasi due anni fa l'aveva eletta alla poltrona più alta di via Matteotti. Non sarà un compito facile: tanto dipenderà anche dalla tenuta e dagli umori della sua maggioranza, a cui in questo momento spettano ancora altri quasi tre anni di sottomissione politica alla Lega, mascherata da equilibrio di convivenza in coalizione.
Ma gran parte della conquista del diritto dipenderà da lei e dalla sua capacità di prendere in mano le redini della città come fino ad oggi, al di là dell'ordinaria amministrazione, non ha saputo dimostrare.
È ora che finisca il tempo degli annunci, delle intenzioni e degli studi di fattibilità, che è durato anche fin troppo. È ora che dalla stanza più importante del municipio si riprenda anche un dialogo con la città, che per alcune questioni cruciali - come ad esempio il futuro della scuola Mazzini - fino ad ora non c'è stato. È ora di finire di barricarsi dietro all'emergenza Covid e di pensare finalmente al dopo, indipendentemente da quando verrà, con un colpo d'ala amministrativo che caratterizzi finalmente il senso di questo quinquennio. Non è una richiesta ad Elena Pavan di fare miracoli: è una richiesta di fare bene il sindaco. Saranno poi i cittadini, sulla base delle cose fatte, a farle capire se abbia o meno il diritto di ricandidarsi. Anche questo non è un processo automatico: il consenso di una città come la nostra segue infatti strade assai volubili e può generare convintamente una seconda investitura ad aspirante primo cittadino oppure, al contrario, annullarne i presupposti.
Perchè anche la politica, come molte altre cose, ha un suo diritto e un suo rovescio.
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