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Da Bassano con Furore
Finissage musicale della mostra di Dorothea Lange al Museo Civico con l’esecuzione dal vivo di “Furore”, composizione del chitarrista Simone Massaron ispirata dalle foto della Lange e dal capolavoro letterario di John Steinbeck
Pubblicato il 03 feb 2024
Visto 14.083 volte
Vi ricordate come avevo iniziato il mio articolo sulla mostra fotografica di Dorothea Lange al Museo Civico, pubblicato su Bassanonet lo scorso 28 ottobre?
Probabilmente no: coi tempi frenetici della vita quotidiana, anch’io spesso non mi ricordo che cosa ho fatto ieri pomeriggio.
E allora ve lo ricordo io. Avevo esordito scrivendo alcune considerazioni su quale potesse essere la colonna sonora ideale per le immagini della grande fotografa statunitense che con i suoi scatti ha raccontato l’America “degli ultimi” negli anni ’30 e ’40 del secolo scorso.
Simone Massaron (foto Alessandro Tich)
Ma il bello è che questa colonna sonora esiste davvero.
Si intitola “Furore” ed è un progetto musicale e discografico del chitarrista Simone Massaron, ispirato dall’omonimo romanzo e capolavoro di John Steinbeck e dalle stesse fotografie della Lange.
Steinbeck e la Lange sono infatti le due facce della stessa medaglia.
Lavorando per la Farm Security Administration, la fotografa ha documentato la grande migrazione interna americana del Dust Bowl, la “conca di polvere” delle tempeste di sabbia che colpirono gli Stati Uniti centrali negli anni ’30, causa della grande siccità che costrinse oltre mezzo milione di americani ad abbandonare le loro terre e a fuggire verso Ovest, alla ricerca di una nuova vita come lavoratori migranti.
E “Furore” di Steinbeck (titolo originale: “The Grapes of Wrath”), da cui a sua volta è stato tratto l’omonimo film di John Ford, è il racconto letterario, attraverso la storia di una famiglia dell’Oklahoma, di quel grande e disperato esodo di massa americano dal Midwest alla California.
Due linguaggi diversi per esprimere la stessa denuncia sociale.
Simone Massaron, chitarrista, compositore e insegnante di chitarra, milanese, è artisticamente devoto ad entrambi.
È un grande conoscitore ed estimatore dell’opera fotografica di Dorothea Lange che lui definisce “una poetessa”. E, per quanto riguarda il libro di Steinbeck, afferma: “È l’unico romanzo che porterei su un’isola deserta”.
Lo dice al pubblico che riempie la sala Chilesotti del Museo Civico, per un evento di finissage a doppio turno (alle sette e alle otto e mezza di sera) della mostra fotografica della Lange che domenica 4 febbraio avrà il suo ultimo giorno di apertura e che fino alla chiusura della biglietteria di venerdì 2 febbraio ha richiamato ben 22.182 visitatori.
L’evento di finissage è proprio l’esecuzione dal vivo di “Furore”, col compositore e musicista che improvvisa con la sua chitarra mentre sullo schermo viene proiettata una sequenza di immagini che Dorothea Lange realizzò durante la grande migrazione americana, diverse delle quali esposte nella mostra bassanese.
Prima della performance musicale, la direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi (che in realtà andrebbe indicata come dirigente dell’Area Cultura e Museo del Comune di Bassano del Grappa, ma preferisco chiamarla ancora così) introduce la serata presentando Massaron e il significato della sua creazione musicale.
“Questo è un concerto intimamente legato alle opere di Dorothea Lange - afferma la direttrice -. È un progetto di ricerca nato nel 2016 grazie alla collaborazione con l’Università di Parma che conserva moltissime immagini della Lange ed è legato a “Furore” di Steimbeck e al film di John Ford.”
“È la prima volta che in questo Museo viene ospitato un concerto non come evento fine a sé stesso ma come un concerto collegato ad un’iniziativa del Museo stesso - aggiunge la dottoressa Guidi -. “Furore” è la colonna sonora della mostra di Dorothea Lange.”
Mentre parla la direttrice, c’è già buio in sala. E nel buio, con una sola luce spot che illumina la sua pedaliera e con le foto della Lange proiettate sullo schermo, Simone Massaron dà vita alla sua performance.
“Furore” è un continuum di fraseggi chitarristici con una varietà di stili compositivi e di tecniche esecutive che vanno dalle atmosfere tipicamente folk alle suggestive sonorità ambient, passando anche per la rivisitazione di “Red River Valley”, notissima canzone popolare americana.
Grazie ai pedali della sua attrezzatura da one-man band, Massaron cambia la “voce” della sua chitarra a seconda delle situazioni fotografiche proiettate in contemporanea: un solo strumento diventa così, di volta in volta, chitarra acustica, chitarra elettrica, chitarra preparata, chitarra dobro, slide guitar, distorted guitar.
Con la tecnica del looping, alcuni suoni vengono adeguatamene prolungati.
Occasionalmente, per favorire una determinata atmosfera acustica e visiva, il musicista aggiunge il suono campionato di archi, percussioni o organo.
Ma fondamentalmente l’intero impianto dell’espressione musicale di “Furore” viaggia su sei corde.
Con un altro pedale, in realtà quello più importante, Massaron gestisce la proiezione sullo schermo delle foto della Lange.
La sequenza delle immagini della fotografa americana, abbinate all’esecuzione dell’accompagnamento sonoro, ha una sua logica precisa.
Si parte con una serie di paesaggi desolati delle terre devastate dal Dust Bowl.
Poi le immagini delle macchine, i mezzi della speranza colti nel loro viaggio sulle strade polverose in direzione dell’Ovest.
E quindi, finalmente e per la maggior parte dell’esibizione visivo-musicale, i volti: il tratto distintivo della sensibilità fotografica di Dorothea Lange.
Prima i bambini, innocenti protagonisti della migrazione, e poi gli adulti, le famiglie, le madri, i lavoratori. Un concentrato di dignità in mezzo agli stenti, come la celeberrima “Migrant Mother” che non può mancare tra le foto selezionate.
Tra una sequenza e l’altra, compaiono sullo schermo alcune frasi scritte.
Sono citazioni da Tom Joad, il protagonista del “Furore” di Steinbeck.
E la scritta finale sullo schermo, che conclude la performance, dà il senso anche dell’attualità del tema trattato: “Questo progetto è dedicato a tutti coloro che sono costretti a migrare.”
Grandi applausi del pubblico. Inevitabilmente.
Terminata l’esecuzione, Simone Massaron si intrattiene per qualche minuto con le persone che lo hanno visto e ascoltato e che, tra il primo concerto e il secondo, raggiungeranno la quota di 129 spettatori. Tra questi, anche la sempre presente Giovannella Cabion, assessore alla Cultura.
Rivela che “cambia ogni volta la sequenza del foto-racconto” e quindi ogni esibizione è unica nel suo genere. Racconta che la gestazione del progetto è durata un paio d’anni, che il disco di “Furore” è stato registrato in 12 giorni e che nel comporre la musica si è ispirato “al modo di scrivere di Steinbeck”.
Poi la sua dichiarazione che sembra fatta apposta per titillare l’orgoglio bassanese:
“Quella di Dorothea Lange a Bassano è una delle più belle mostre fotografiche che io abbia mai visto.”
Per l’occasione, il Museo Civico è stato straordinariamente aperto in orario serale, non solo per consentire il doppio evento musicale di finissage ma anche per una speciale visita notturna alla mostra dedicata alla celebre fotografa statunitense.
Da Bassano con Furore: una performance di suoni e immagini che è anche una potente metafora del viaggio, attraverso le strade di un’America in bianco e nero fatta di ingiustizie, di lotta e di riscatto.
E con le luci della sala Chilesotti tutte spente, è stato un affascinante salto nel buio.
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