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L'era di Eraldo
Se ne va un altro pezzetto di centro storico. Dopo 33 anni, Eraldo Soldà chiude il suo negozio di abbigliamento per uomo in via Roma. “Bassano ha perso tantissimo”
Pubblicato il 08 dic 2018
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Che cos'è un vestito su misura? Qualunque sia la risposta, la cosa certa è che non è esclusivamente una questione di taglie. È anche e soprattutto una questione di carattere: quello della persona e quello dell'abito, che devono sapersi incontrare. Meglio ancora se c'è qualcuno che favorisce l'incontro, consigliandoti perché ad esempio quella giacca, rispetto a quell'altra, rappresenta meglio il tuo modo di essere.
È il valore aggiunto, per l'appunto, del “consiglio”: quella componente in più che nasce dalla passione e dall'esperienza e che non compare tra le voci dello scontrino, ma che trasforma il ruolo del commercio da attività in missione. Da trentatré anni, nel suo negozio, Eraldo Soldà consiglia i suoi clienti sulle scelte più appropriate per il loro stile.
Non è solo vendita: è affiancamento, è dialogo. La prova concreta che nei negozi di vicinato le relazioni umane vengono prima delle transazioni commerciali.
Eraldo Soldà davanti alla sua bottega (foto Alessandro Tich)
Soldà, 67 anni, originario di Valdagno e trasferitosi a Bassano da 35 anni a questa parte, in città e nel suo settore è un'autentica istituzione. È infatti il titolare del negozio “Eraldo Uomo”, un piccolo tempio dell'abbigliamento maschile di classe ubicato in via Roma a Bassano, a pochi metri da Porta Dieda. Uomo “aggiornato”, precisa Eraldo. Niente fronzoli, vetrine scintillanti o effetti speciali: nel locale di pochi metri quadrati, dove si percepisce a prima vista l'amorevole cura dell'allestimento dei capi di vestiario, si respira la pura atmosfera della bottega. Un'eleganza essenziale, senza tempo. Ancora per pochi giorni, però. Dopo oltre tre decenni di appassionato lavoro, fatto di successi ma anche di cadute e in quanto tale umanamente straordinario, Eraldo chiude.
Lo comunica il grande avviso che ricopre l'intera superficie della vetrina: “Svendita totale per cessata attività”. Un'altra scritta sulla porta d'ingresso informa: “Ultimi giorni”.
E sono gli ultimi per davvero: il negozio rimarrà aperto fino a domenica 23 dicembre.
Dal giorno successivo, vigilia di Natale, sarà già il momento di mettere sotto l'albero i pacchi contenenti i ricordi. E chi pensa che la sofferta decisione di abbassare per sempre la serranda sia stata solamente motivata dai cosiddetti raggiunti limiti di età (Eraldo è da poco andato in pensione), si sbaglia di grosso.
“Non chiudo solo perché sono in pensione, ma anche perché fisicamente e psicologicamente la situazione non combacia più con quello che è il lavoro che ho sempre fatto - mi dice Soldà -. Gli affitti dei negozi sono via di testa, purtroppo non si riesce più a stare dentro a determinati margini. Ed è difficile comunque perché la concorrenza è spietata, il piccolo non è più apprezzato come poteva essere apprezzato anni addietro. Un po' la causa è anche la salute, perché necessito di un piccolo intervento al ginocchio e non riesco più a stare in piedi dieci-dodici ore al giorno.”
“Sono stati trentatré anni di grosse soddisfazioni, ma anche di errori purtroppo commessi, sempre lavorando - continua Eraldo, con grande sincerità -. Ho voluto ingrandirmi, ma a volte per ingrandirti persi di fare bene e invece è peggio. Ho rimesso anche dei soldi, di conseguenza a volte non ne vale la pena, bastava rimanere nel piccolo. Prima avevo due negozi, il “Penny Black” in via Roma e “Eraldo sotto la Torre” in piazza Garibaldi.”
“Poi - racconta ancora - ho modificato un po' il tutto e mi sono spostato qua. Sono rimasto con solo “Eraldo Uomo” perché non avendo spazio ed essendo nel piccolo, l'abbigliamento donna non poteva starci.”
C'è invece ampio spazio, in quello che inevitabilmente è il momento dei bilanci, per un pensiero positivo sul lavoro di tutti questi anni. “Il possibile che ho fatto è stato quello di dare servizio, qualità e prezzo - racconta il negoziante di via Roma -. Il servizio vuol dire cercare di accontentare la persona in tutte le sue esigenze, cioè quello che mi chiedeva e io lo potevo fare, io lo facevo. Non perdevo una vendita per negligenza di tempo, ho cercato sempre di adempiere al mio dovere in tutti gli aspetti.”
Questo sì, che è marketing territoriale. Eraldo Soldà rappresenta infatti il prototipo della cosiddetta “attrattività del territorio”: quella che grazie agli operatori che hanno a che fare con la gente, e che interpretano il loro ruolo come lui, favoriscono il “buon ricordo” di Bassano nelle persone, turisti in primis, che vengono a visitarla e che entrano nei suoi negozi. Il problema è che queste persone non sono più quelle di una volta.
“Bassano ha perso tantissimo - afferma -. Bassano è bellissima sotto tanti aspetti. Sotto l'aspetto del mio settore ha però perso parecchio. Non abbiamo più il turista di un certo valore, non abbiamo più il Trentino, l'Alto Adige, il turista di Padova, quello di Treviso, quello di Vicenza... Abbiamo perso parecchi clienti. Una volta Bassano era meta di tantissime località limitrofe, adesso li abbiamo persi tutti. Perché la concorrenza è arrivata anche in quelle località, in quelle città dove la gente oggi si sposta meno e trova lo stesso quello che cerca, senza dover più venire a Bassano.”
Il 23 dicembre, intanto, si avvicina. E si avvicina il giro di boa di un'intera vita.
“Cerco solo - si premunisce Eraldo - di non pensarci almeno per i primi tempi, di non farne una malattia come qualcuno mi dice, cerco di darmi al beato riposo e alla tranquillità e di pensare alla salute.” “Quella di questi trentatré anni - conclude - è stata un'esperienza sotto tantissimi aspetti indimenticabile perché mi ha portato a conoscere un sacco di gente, ad apprezzare determinati valori di quella che può essere anche la vita stessa e mi ha portato anche grossi sacrifici, che tuttora mi porto appresso.”
Questo significa parlare con schiettezza, con il cuore. E di questi tempi, in cui viviamo di atteggiamenti e di dichiarazioni di facciata, non è cosa da poco.
Se ne va così, in punta di piedi, un altro pezzetto di centro storico. E si conclude un'era: l'era di Eraldo. Che a sua volta fa parte anche dell'era, pure in via di estinzione, dei negozi del centro contraddistinti dal cognome o anche dal solo nome del loro titolare, ultimi baluardi dell'identità locale contro l'inesorabile avanzata delle catene in franchising.
Un altro avviso alla porta d'ingresso ha il sapore malinconico, ma anche orgoglioso, del biglietto di commiato: “Eraldo dopo trentatré anni ringrazia tutti quelli che hanno avuto il piacere di essere stati con passione consigliati nei loro acquisti. Una vita dedicata ai miei clienti.”
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