Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 29-05-2018 21:46
in Attualità | Visto 2.673 volte

Muri privati, pubbliche virtù

Sorpresa: una parte della spalla destra del Ponte di Bassano, diversamente da quanto dichiarato dall'Amministrazione comunale, è di proprietà privata

Muri privati, pubbliche virtù

La mappa catastale del Ponte di Bassano

Fino adesso vi ho raccontato le infinite puntate della Pontenovela sulla base di due assiomi assoluti: la spalla sinistra è proprietà di Nardini e la spalla destra è proprietà del Comune. Punto e a capo. Da mesi le cronache di Bassanonet, e non solo, si sono concentrate - e si concentreranno ancora - sul “nodo” a tutt'oggi irrisolto della spalla Nardini, vale a dire sugli adempimenti imposti dalla convenzione tra Nardini e Comune, sulla non disponibilità o disponibilità “condizionata” della spalla sinistra per l'esecuzione dei lavori, sulla verifica strutturale richiesta dal privato e quant'altro.
Il baricentro delle sofferte problematiche del cantiere senza inizio è tutto spostato sul lato Bassano. E questo anche perché, nella percezione comune, la spalla opposta sul lato Angarano non presenterebbe analoghi problemi né, più in generale, impedimenti o controindicazioni di alcun tipo.
Eppure la spalla destra, come previsto dal progetto esecutivo del restauro, sarà interessata dallo stesso intervento invasivo della spalla sinistra: con l'aggancio di un'estremità della trave reticolare di impalcato tramite l'ancoraggio di una “piastra di giunzione”; l'inserimento di un cordolo armato più grosso e più lungo del progetto iniziale che dalla parte Nardini “invaderebbe” la Grapperia e dalla parte Angarano interesserebbe anche porzioni dei fabbricati privati; più varie opere di consolidamento della spalla esistente in muratura. Consolidamento quantomai necessario, e non solo per le attuali condizioni di usura delle spalle cinquecentesche: la funzione strutturale della maxi trave di impalcato, in legno lamellare e acciaio inox, non sarà infatti quella di “sostenere” il Ponte bensì - come ho già più volte scritto - quella di contenere le spinte orizzontali idrauliche sulle strutture del Ponte, sostituendosi alla funzione dei rostri ovvero dei “piedi” del manufatto, soprattutto in caso di danneggiamento o distruzione dei medesimi a seguito di una brentana eccezionale. E indovinate (per quanto, se avete letto i precedenti articoli, lo sappiate già) dove va a scaricarsi, attraverso la trave, tutta la forza del fiume in piena? Sulle due spalle. Sinistra e destra.
Lo spiega lo stesso prof. ing. Claudio Modena: “La struttura reticolare orizzontale di impalcato a cui è affidato il contenimento delle spinte orizzontali che investono il ponte in direzione trasversale - si legge al punto 1.6.1 della relazione strutturale del progetto esecutivo -, scarica tali forze sulle strutture di spalla del ponte”.
Torniamo alla teoria del mezzo e mezzo: il forte carico della spinta idraulica del Brenta, quando il fiume farà il pienone come gli capita da sempre di fare, sarà condiviso al 50% dai due lati di sponda, una parte di qua e una parte di là.

Spostiamoci per un attimo sul lato Bassano.
Il giustificato timore della proprietà Nardini - con la conseguente e condizionante clausola, imposta dall'articolo 16 della convenzione col Comune, di verifica strutturale sulla spalla e sui fabbricati sovrastanti e attigui prima dell'inizio dei lavori sulla spalla sinistra - è che la pressione e le sollecitazioni subite dalla trave per l'azione dell'acqua o di eventi naturali si trasferiscano dalle spalle ai muri degli stabili limitrofi.
Un dubbio che si dovrebbe fugare anche dalla parte opposta, dove fino ad oggi, tuttavia, non si registrano simili preoccupazioni. Eppure anche la spalla destra è “incastrata” in mezzo a degli edifici, facendo parte delle loro stesse murature, rimanendo ciò nonostante un argomento tabù. “La spalla è nostra e non c'è problema”: si potrebbe sintetizzare così il mantra dell'Amministrazione comunale a riguardo dell'ingresso del Ponte sul lato Angarano.
E qui mi sovvien, come direbbe il Poeta, il mitico inizio della risposta del vicesindaco e assessore ai Lavori Pubblici Roberto Campagnolo a un'interrogazione presentata lo scorso febbraio in consiglio comunale dal consigliere Mariano Scotton e intitolata “I proprietari dei fabbricati adiacenti al Ponte degli Alpini hanno dato il consenso per l'ancoraggio del Ponte?”.
“Dal 1300 almeno, il Ponte è ancorato a strutture murarie - aveva così esordito, testualmente, Campagnolo -. Oggi la parte sommitale sul lato Angarano è ancorata ad edifici di proprietà comunale, sul lato Bassano ad edifici di proprietà privata.”
Peccato che quegli edifici a cui è “ancorata” la parte sommitale del Ponte sul lato Angarano non siano di proprietà comunale, come dimostra anche la planimetria pubblicata nel precedente articolo “Sponda su Sponda”. Ma ci tornerò fra un attimo.
La vera questione è chi sia il proprietario di questa benedetta spalla destra, e cioè la porzione d'ingresso del Ponte che sul piano di calpestio è speculare all'“area esterna aperitivi” di Nardini sul lato opposto, e sotto all'impalcato continua in verticale col vecchio muro di sponda. E la risposta è questa: la spalla di Angarano del monumento sul fiume è effettivamente di proprietà comunale. Ma non lo è completamente.
Basta dare un'occhiata di sotto, ai due angoli della balaustrata dove termina l'attuale recinzione di sicurezza, per vedere che le due estremità del muro di spalla sono condivise da una parte dall'edificio della Taverna al Ponte, all'altezza dell'interrato che ospita il Museo degli Alpini, e dall'altra dal piano di sotto dello stabile che ospita il negozio delle distillerie Cavalin, alcune abitazioni private e la pizzeria “Premiata Fabbrica Pizza”.
Ma non basta constatare la cosa con la spalla dell'occhio. E allora consultiamo una visura dell'Ufficio Provinciale del Catasto di Vicenza.

La mappa catastale del Ponte che pubblichiamo sopra è di facile lettura. Le parti in bianco, quasi tutto il Ponte compreso, sono di proprietà pubblica mentre le parti in grigio sono di proprietà privata. Sulla sponda sinistra (a destra nell'immagine) le particelle catastali in grigio, che includono anche l'ingresso del Ponte, sono di proprietà Nardini.
Sulla sponda destra invece, l'ingresso “in bianco” è racchiuso tra le due particelle catastali n. 137 e n. 141. La prima è riferita all'edificio degli Alpini (che ospita il Museo degli Alpini, la Taverna al Ponte e la sede della sezione A.N.A. Montegrappa) ed è di proprietà dell'A.N.A., Associazione Nazionale Alpini con sede a Milano. Ma degli Alpini, egregi lettori, mi occuperò in un prossimo articolo.
La seconda particella catastale riguarda il fabbricato dirimpettaio, nel quale sono ubicati gli immobili di cinque proprietari privati: Nicola Marenda Campagnaro, Piera Bonato, Immobiliare Delta Srl di Rosà, Giorgia Fagan e Immobiliare Polo di Polo Luca Snc di Bassano del Grappa.
Al piano terra (livello piano di calpestio del Ponte) l'edificio si estende, anche se per il solo ingresso con vetrina del negozio Cavalin, sull'area di passaggio dei pedoni sulla spalla destra. Su questa insiste anche l'ingresso delle abitazioni private. Ma è al primo e al secondo piano interrato del fabbricato che si evidenzia la connessione diretta del muro affacciato sul Brenta con l'estremità sud della muratura di spalla, che su quel muro si estende: in altre parole, la spalla fa anche parte dell'edificio privato.
Al piano terra e al primo piano interrato le aree che possono essere interessate, direttamente o indirettamente, dagli eventuali lavori per il consolidamento della spalla e per l'aggancio della trave sono di proprietà Immobiliare Delta e Bonato, solo Bonato invece nel secondo piano interrato a livello acqua fiume Brenta.
È la stessa e identica situazione, sotto il profilo dell'intervento previsto, del fabbricato sovrastante e sottostante la spalla Nardini con la Grapperia, negozi e uffici.
Ma di richieste all'Amministrazione comunale, da parte dei proprietari della particella 141, di “verifiche strutturali” o comunque di garanzie sulla tenuta del progetto che con l'innesto della reticolare si fonda sul contributo delle due spalle, non si sono mai avute notizie. E cerco quindi, in conclusione, di capire il perché.

Uno dei cinque proprietari degli immobili del fabbricato di via Angarano 1, 3 e 5, che mi incontra e mi parla a condizione di non pubblicare il suo nome, mi conferma che da parte degli stessi non è mai stata avanzata alcuna azione o richiesta di chiarimenti nei confronti del Comune. Ma mi fa anche intendere, riferendomi di aver discusso di recente con un professionista esperto nell'argomento, che soltanto adesso sta cominciando a capire che tipo di intervento è previsto dal progetto accanto e sotto a casa sua.
Ciò significa che i proprietari dello stabile non sono stati adeguatamente informati dall'Amministrazione comunale sui lavori nella spalla che li interessano direttamente.
“Il Comune - dichiara il proprietario - non lo abbiamo mai visto, non ci hanno mai chiamato.” Eppure “l'incontro ravvicinato” tra la Stazione Appaltante del restauro e i proprietari ubicati sul lato Angarano del manufatto doveva accadere già molto tempo fa, addirittura prima dell'inizio dei lavori. Come già rilevato dal consigliere comunale Andrea Zonta e riportato sempre nell'articolo “Sponda su Sponda”, è quanto prevede la convenzione siglata il 3 marzo 2016 tra il Comune di Bassano e la Ditta Bortolo Nardini Spa, che all'articolo 15 dispone che “il Comune dovrà procedere, a propria cura e spese, prima dell'inizio dei lavori e a mezzo di tecnico abilitato, alla redazione di una perizia statica asseverata e giurata, predisposta in contraddittorio con i proprietari, degli immobili (nella loro interezza) siti in destra e in sinistra idrografica”.
“È stata fatta questa perizia asseverata delle vostre proprietà?”, chiedo al mio interlocutore. “Mai fatto niente, mai interpellati”, è la sua risposta.
Due spalle, due misure. È quanto sta emergendo dal lato di Angarano del Ponte, quello meno noto e meno “notiziato” nell'interminabile storia del cantiere senza inizio.
E sospeso ancora in una fase indefinita, parafrasando il titolo di un celebre film di Miklós Jancsó degli anni '70, tra muri privati e pubbliche virtù.

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