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Una volta, quando le questioni si risolvevano coi duelli, si sguainavano le spade.
Oggi, invece, si sguainano i ponti. E le questioni rimangono irrisolte.
L'ultima disavventura del Ponte di Bassano ha davvero del romanzesco, anche se per fortuna non si tratta di un problema grave. Nella notte tra domenica e lunedì scorsi, a causa del forte vento, è volata via - letteralmente “strappata” - l'intera parte centrale della guaina che riveste il tetto del monumento rimasto ignudo dopo la rimozione dei coppi, a scopo alleggerimento della struttura, da parte della Vardanega. Lasciando i pannelli di legno del tetto, apparsi alla luce loro malgrado nel grande squarcio della guaina, alla mercé delle intemperie.
Fonte immagine: Facebook / Bassano senza censura
Davvero un'ironia della sorte, provocata dagli elementi: in questo periodo di “finestra autunnale” il cantiere è fermo per paura dell'acqua, in una parte dell'anno a maggiore rischio di piene del Brenta, e invece il nuovo problema che non ti aspetti è stato causato dall'aria.
In questi giorni il Ponte degli Alpini, come immagine complessiva, si presenta ai suoi minimi storici, al netto dei suoi malanni che già ne incrinano i lineamenti: puntellato su due stilate in basso, in attesa del fatidico avvio del restauro vero e proprio, e scoperchiato sulla testa. Non rimarrà così per tanto - e ci mancherebbe altro - ma è comunque una visione triste, anzi tristissima per tutti. Perché al Ponte di Bassano, assieme alla guaina sul tetto, è volata via anche la dignità. Via col vento.
È stato quello che si suole dire un “evento eccezionale”, e quindi da mettere nel computo degli imprevisti di cantiere, tuttavia le raffiche dell'altra notte hanno scoperchiato definitivamente anche l'estrema delicatezza (se mai avevamo bisogno di questa conferma) dell'illustre malato di legno.
Ora si sta per correre inevitabilmente ai ripari: la Vardanega, dopo che il Comune ha segnalato il problema, ha assicurato che entro breve le maestranze risaliranno sulla sommità del monumento per ripristinare la copertura. Questo significa anche dei costi aggiuntivi, ma l'intervento è necessario.
Apprendiamo anche - da dichiarazioni sul giornale del titolare dell'impresa appaltatrice Giannantonio Vardanega - che per il forte vento “i rivestimenti sono saltati, com'era già accaduto lo scorso luglio”. Se tanto ci da tanto, finché sul tetto del Ponte non saranno ricollocati i coppi, non è detto quindi che l'imprevisto non possa ripresentarsi anche in futuro. Intanto, a seguito dell'incidente di percorso, nel corso di questa “finestra autunnale” il sofferto e attualmente sospeso cantiere troverà il modo - anche se per cause di forza maggiore - di rianimarsi. Non in alveo, in attesa che il rischio piene vada a scemare e in mancanza ancora della tura da ricostruire, ma sulla copertura sbrecciata.
A dicembre poi è prevista la ripresa dei lavori di restauro effettivi che dovranno finalmente eseguire le operazioni di ripristino sulle prime due stilate, nell'auspicio che tutto ciò sia completato prima del nuovo stop che sarà imposto dalla “finestra primaverile”. Sarà il momento fatidico degli interventi-chiave previsti dal progetto esecutivo e fortemente contestati - come da precedenti articoli e con tanto di lettera al ministro dei Beni Culturali e alle altre autorità competenti - dal Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano: il sollevamento dell'impalcato e l'inserimento delle travi reticolari di fondazione.
Verrà tutto eseguito secondo cronoprogramma? L'impresa appaltatrice manifesterà nuovi dubbi in corso d'opera sulla fattibilità di alcuni interventi previsti dal progetto?
Sarà confermata dalle perizie tecniche la compatibilità delle spalle cinquecentesche del Ponte con la trave reticolare d'impalcato? E su tutte queste e altre cose (che contrassegnano il difficile equilibrio tra Direzione Lavori, Responsabile Unico del Procedimento e Ufficio Tecnico comunale da una parte e ditta appaltatrice dall'altra) l'Amministrazione comunale - ovvero la parte politica - indipendentemente da autunno o primavera continuerà a stare alla “finestra”?
Non è il momento di cercare risposte, saranno i fatti a darcele. Con l'auspicio che la dignità strappata venga restituita al monumento il più presto possibile.
E allora navighiamo a vista, guardiamo al futuro e speriamo sempre in bene.
Anche per il nostro adorato, malandato e lacerato Ponte vale la celebre frase finale di “Via col vento”: “Dopotutto, domani è un altro giorno.”
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