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Due o tre cose a Cassola
Acquapark, Cooperativa Adelante, Centro Commerciale: tre questioni in contemporanea per l'Amministrazione Maroso ereditate dalle Amministrazioni Pasinato o collegate a procedimenti legali intentati dal precedente sindaco
Pubblicato il 16 ott 2016
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È un periodo intenso per l'Amministrazione del sindaco Aldo Maroso a Cassola. Impegnata in contemporanea su tre diversi fronti che hanno tutti un comune denominatore: sono tutte, nel bene o nel male, vicende ereditate dalle Amministrazioni Pasinato o collegate a procedimenti legali intentati dal precedente sindaco. E si tratta del progetto Acquapark, delle indagini sulla gestione del centro di aggregazione giovanile all'ex caserma San Zeno da parte della cooperativa Adelante e del nuovo centro commerciale previsto alla rotatoria del Grifone.
Ma, come per tutte le cose, andiamo per ordine. Ringraziandovi già in anticipo, se arriverete a leggere il testo fino in fondo, per la cortese pazienza.
Un rendering del progetto dell'"Isola dello Sport" nell'area dell'ex Acquapark
L'Isola di Borgo Isola
Ordunque, sulla complessa e infinita telenovela dell'Acquapark di Cassola si sta per arrivare al dunque. E sul castello fantasma di Borgo Isola a San Giuseppe, bloccato dal 2010, si sta prefigurando una nuova destinazione d'uso.
Si tratta di un'“Isola dello Sport”: ovvero un piano di recupero, riqualificazione e progressivo completamento del grande cantiere abbandonato che prevede l'immediata realizzazione di una palestra coperta a servizio anche delle scuole, e in particolare della scuola media di San Giuseppe. Con l'aggiunta, in un secondo stralcio, di tre o quattro campi da gioco all'aperto. Il tutto corredato di una vasta area verde a disposizione del quartiere e di tutti i cittadini - con possibilità di ricavare un parco giochi, un percorso vita e degli orti urbani - e di un parcheggio da 60 posti auto.
Si tratta del sito in cui sarebbe dovuto sorgere, grazie ad un project financing da circa 18 milioni di euro, un grande centro benessere completo di piscina coperta e area fitness. L'intervento, avviato dalle precedenti Amministrazioni Pasinato, non è però mai stato portato a termine a causa del fallimento dell'impresa concessionaria Cosbau Spa e l'opera, iniziata sette anni fa, è rimasta sino ad oggi incompiuta.
Solo lo scorso anno, dopo una serie di complesse trattative, l'esecutivo di Aldo Maroso è riuscito a far rientrare il Comune in possesso della zona di cantiere ed ha cominciato a studiare delle soluzioni per poter sfruttare le opere già realizzate, mantenendone la destinazione ad uso sportivo ma ridimensionando i costi e rivedendo le priorità.
La giunta comunale ha quindi chiesto ad alcuni studi tecnici di proporre nuovi possibili scenari per l'area "ex Acquapark", possibilmente recuperando le strutture e gli elementi architettonici esistenti: uno stabile di circa 44 mila metri cubi di volume. Fondamentale, per non perdere il contributo di 1 milione di euro già erogato dallo Stato, era inoltre conservare la vocazione sportiva del complesso.
Sulla base di queste richieste lo studio associato Tixa, di Ruggero Todesco, Federico Dalla Valle e Marco Alessi, ha proposto all'Amministrazione l'ipotesi che è stata presa in considerazione dall'Amministrazione comunale e che consentirebbe di arrivare in poco tempo alla messa in sicurezza dell'area e al completamento delle opere di più immediata necessità, palestra compresa.
Il costo complessivo del piano si aggira intorno ai 6 milioni di euro.
La spesa potrà però essere dilazionata visto che l'opera si presta ad essere eseguita per stralci, il primo dei quali contempla la costruzione della palestra e la messa in sicurezza di tutto il sito, per un importo di circa 2 milioni e mezzo.
“Da questo scenario - dichiara il sindaco - non è esclusa l'ipotesi di ricavare uno spazio per il nuoto e le discipline in acqua. Stiamo infatti valutando la possibilità di apportare alcune variazioni al progetto in modo da riservarci la possibilità di realizzare, in un momento successivo, anche una piscina.”
Acqua da tutte le parti
Come noto, il mega project dell'Acquapark è stato un progetto che ha fatto acqua da tutte le parti.
Se ne parla già dal piano delle opere pubbliche 2005/2007, quando venne inserita la costruzione di un impianto natatorio coperto comunale, da realizzarsi mediante l'istituto della finanza di progetto.
Nel giugno 2008 veniva approvato uno schema di convenzione tra la società promotrice dell'intervento, la Cosbau Spa di Mezzocorona (Tn) che, in qualità di concessionario, aveva costituito la società di progetto “Acquapark Cassola srl”.
Il 13 giugno veniva sottoscritta la convenzione tra il Comune di Cassola e la Acquapark Cassola Srl per la realizzazione di un Nuovo Impianto Natatorio coperto completo di centro fitness e ristorazione nella frazione di San Giuseppe.La posa della prima pietra avveniva a marzo 2009, col primo tuffo fissato per giugno 2010.
Ma è stato un tuffo carpiato e avvitato che invece che sull'acqua è finito, facendosi molto male, sulla nuda base dei lavori da poco iniziati.
L'Acquapark in costruzione si bloccava già a metà 2010, mentre al Comune pervenivano diverse segnalazioni di insoluti a danno delle ditte operanti all'interno del cantiere.
L'ente pubblico invitava la Acquapark Cassola Srl a fornire spiegazioni ma, malgrado i numerosi solleciti, la società non offriva adeguate giustificazioni sulla reale condizione del cantiere.
Nel frattempo la Cosbau spa, che deteneva tutte le quote di Acquapark Srl, andava in concordato preventivo. La situazione è precipitata nel marzo 2013, col fallimento della ditta Acquapark Cassola Srl. Dopo alcuni mesi i curatori fallimentari della società chiedevano al Comune il pagamento dei lavori già eseguiti. L'anno scorso il Comune, al termine di una prolungata transazione che ha comportato costi aggiuntivi per l'ente pubblico, rientrava in possesso dell'area del cantiere. Il resto è storia di oggi. E poi dicono che le eredità, in momenti di crisi economica, risolvono i problemi.
Adelante, con giudizio
Neanche il tempo di comunicare urbi et orbi il progetto della nuova Isola dello Sport nell'Isola che non c'è, ed ecco che l'Amministrazione Maroso si è trovata di fronte una bella gatta da pelare, su iniziativa dell'ex sindaco e attuale consigliere di minoranza Silvia Pasinato.
Il Municipio di Cassola ha ricevuto infatti nei giorni scorsi la visita della Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle si sono presentate in Comune per acquisire la documentazione riguardante l'affidamento alla cooperativa Adelante delle attività giovanili presso l'ex caserma “dei muli” o “San Zeno” a San Giuseppe.
Il blitz dei militari, su disposizione della Procura, è conseguente ai due esposti presentati dalla Pasinato a Procura della Repubblica, Corte dei Conti e Guardia di Finanza nel marzo e nell'aprile 2015 in merito alle prestazioni della cooperativa e ai controlli dell'Amministrazione in merito agli adempimenti contrattuali (per rinfrescare la memoria: notizie.bassanonet.it/cronaca/18841.html e notizie.bassanonet.it/cronaca/19073.html).
In sostanza, l'ex sindaco contesta la mancanza di “notizie concrete, chiare e precise” sulle attività svolte dalla Cooperativa nei primi nove mesi dalla decorrenza del contratto (siglato a giugno 2014) per l'affidamento del “Progetto Giovani” del Comune di Cassola, a fronte di fatture emesse da Adelante, e indirizzate all'ente comunale, per 12mila euro.
Inoltre l'ex primo cittadino punta il dito sulla stessa gestione del centro di aggregazione giovanile all'ex caserma: anche questa - tanto per cambiare - una “creatura” dell'Amministrazione Pasinato, ereditata e presa in carico dall'Amministrazione Maroso. In particolare, nel primo esposto si segnala che la cooperativa “non ha fatto partire l'attività della struttura nei tempi e nei modi previsti dal capitolato speciale di gara per l'affidamento del servizio, facendo passare nove mesi per l'apertura di un centro che è stato “consegnato” alla collettività nella primavera del 2014, ristrutturato, sistemato, pronto ad essere utilizzato”.
Una dose di accuse rincarata nel secondo esposto, laddove la Pasinato ha chiesto alle autorità competenti di indagare sulla effettiva applicazione dei contratti tra il Comune di Cassola e la Cooperativa Adelante” e sui “comportamenti assunti o non assunti dall'amministrazione comunale, in particolare dal sindaco e dall'assessore competente”. Con particolare riguardo a presunti “inadempimenti, irregolarità, illeggittimità” per i quali è stata richiesta una verifica “in relazione all’applicazione di contratti, atti di gara, capitolato speciale, disposizioni di legge”.
Non si può dire che la reazione degli inquirenti sia stata immediata.
Coi tempi tecnici che corrono e col carico di lavoro che si assomma in Procura a Vicenza (dopo l'accorpamento - ma va'? - della Procura di Bassano) le verifiche richieste sono partite dopo un anno e mezzo. Ma, intanto, sono partite.
Il sindaco Maroso, dal canto suo, si dice “tranquillo” di fronte a quello che è stato “un atto dovuto” ad opera degli investigatori, contestando a sua volta alla consigliera di minoranza Pasinato di essere più attiva sul fronte giudiziario che su quello amministrativo. Ora la questione passa concretamente al vaglio della magistratura inquirente che a seguito della verifica della documentazione acquisita deciderà se procedere ulteriormente col fascicolo d'inchiesta, con relativi indagati, oppure richiedere al giudice l'archiviazione dell'atto.
Insomma, come dice nei Promessi Sposi il cancelliere Ferrer al suo cocchiere Pedro mentre la sua carrozza passa in mezzo a una folla di dimostranti: “Adelante, con giudizio.”
Centro anch'io
“Centro anch'io”. Scomodiamo persino il titolo dello storico giornalino del Centro Giovanile di Bassano per sintetizzare la questione che sta montando in territorio cassolese, in via Valsugana al confine con Bassano del Grappa, a ridosso della rotatoria del centro commerciale (a Bassano) Il Grifone e della sede (a Cassola) di Bassano Expo.
Già: perché non ci bastavano due centri commerciali - il Grifone, per l'appunto, e l'Emisfero - a un chilometro di distanza in linea d'aria in territorio bassanese.
Ora si aggiunge anche il terzo incomodo: una nuova “grande struttura di vendita della tipologia del centro commerciale”, proposta dalla società Capitelvecchio Real Estate Srl, estesa 7300 metri quadrati, di cui 5000 di superficie di vendita.
La questione, dopo mesi di percorso “sottotraccia”, è esplosa all'improvviso il mese scorso, quando l'iter di approvazione della struttura è arrivato al passaggio del procedimento di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale in Provincia.
Fino ad allora, dal Comune di Cassola la vicenda non era emersa alla pubblica attenzione. E questo anche perché l'Amministrazione Maroso non ha mai brillato nella comunicazione esterna sulle questioni pregnanti del proprio mandato. Da qualche settimana le cose vanno meglio, dal momento che la stessa Amministrazione ha nominato un proprio addetto stampa, ovvero la collaboratrice del Giornale di Vicenza Caterina Zarpellon.
Ma la realtà è questa: siamo venuti a conoscenza del progetto di un centro commerciale di Cassola grazie a un comunicato stampa del Comune di Bassano del Grappa. Nel quale l'assessore Linda Munari, a seguito della riunione in Provincia per la presentazione della relazione preliminare ambientale da parte dei progettisti, esprimeva la propria “forte perplessità su un intervento di questo tipo, figlio di previsioni assolutamente non più attuali.”
Solo in seconda battuta il Comune di Cassola ha diffuso una nota stampa sull'argomento, nella quale sindaco e assessore all'Urbanistica bollavano il progetto come “un'eredità scomoda” delle precedenti Amministrazioni, ma per la quale “tornare indietro è impossibile, perché ci sono dei diritti acquisiti” e l'impegno è quindi quello di “mitigare al massimo l'impatto ambientale e viabilistico”.
Posizione ribadita anche il 28 settembre scorso alla prima riunione in Provincia per la Valutazione di impatto ambientale.
Dito puntato, da parte del Comune di Cassola, su “un piano di lottizzazione che è frutto di scelte urbanistiche e commerciali risalenti alle Amministrazioni Pasinato e che ha aperto la strada alla realizzazione di un'altra grande struttura di vendita in un'area già sovraccarica sia dal punto di vista dell'offerta commerciale sia sotto il profilo del traffico veicolare.”
A preoccupare soprattutto gli amministratori cassolesi è la richiesta di vendita per alimentari “che andrebbe ad aggiungersi ad altre simili da tempo presenti in zona e non potrà che peggiorare la situazione del traffico, già critica lungo via Valsugana”.
I rilievi esposti dal Comune sono stati quindi trasmessi per iscritto in forma di osservazioni alla Provincia. L'Amministrazione provinciale ha sospeso la procedura e invitato i proprietari e gli enti pubblici coinvolti a incontrarsi per capire se sia possibile una mediazione tra le diverse posizioni.
Ma l'assessore all'Urbanistica Giannantonio Stangherlin rileva che “i margini di manovra sono ridotti” e ribadisce che il Comune di Cassola “intende comunque fare il possibile per ridurre al minimo i disagi e l'impatto del nuovo insediamento commerciale”.
Sono queste le voci degli “eredi”, chiamati a gestire dei lasciti così impegnativi.
E per fortuna che non bisogna pagare il notaio.
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