Ultimora
Politica
15 ago 2026
Scuole Pascoli, Canova e Case Parolini: c’è più tempo per decidere il futuro degli immobili
Geopolitica
14 ago 2026
Sviluppi nelle relazioni tra Russia e Siria: Mosca ridimensiona la sua presenza militare
Attualità
12 ago 2026
Uso dell’acqua potabile, scontro tra Comune e opposizione sulla crisi del Brenta
7 Aug 2026 21:04
Gardaland, 'il parco rimane aperto al pubblico'
7 Aug 2026 19:41
Maltempo in Veneto, salgono a 110 gli interventi dei pompieri
7 Aug 2026 17:44
Cappellari, 'mi sono inventato l'attentato, mi scuso con tutti'
7 Aug 2026 17:08
Nuovo incendio a pochi metri dalle attrazioni di Gardaland
7 Aug 2026 16:18
Alle Gallerie d'Italia Ferragosto a ingresso gratuito
7 Aug 2026 15:49
Uomo trovato morto in spiaggia a Chioggia, indagini in corso
7 Aug 2026 22:24
Zelensky risponde a Trump: 'Ci faremo i missili da soli'
8 Aug 2026 00:01
Fulmine colpisce sedicenne sul Monte Livata, è grave
7 Aug 2026 20:01
Il grande caldo sull'Italia, allerta per incendi al Centro Sud
Luigi Marcadella
Giornalista
Bassanonet.it
La palude tedesca
I rischi per il futuro dell’industria europea e soprattutto per il terzismo italiano. Parola di Peter Leibinger
Pubblicato il 23 dic 2025
Visto 5.089 volte
La crisi della Germania non può più essere letta come una normale fase ciclica negativa.
Pesano come macigni i concetti espressi qualche giorno fa da Peter Leibinger, presidente della Bdi (Bundesverband der Deutschen Industrie), l’associazione degli industriali tedesca.
«Stiamo vivendo la crisi economica più grave dalla fondazione della Repubblica Federale nel 1949. Il rischio è una deindustrializzazione irreversibile».
A Berlino economia mai così male. Industria in difficoltà, automotive in declino e concorrenza cinese mettono a rischio il modello tedesco.
Secondo le previsioni dell’Ocse di inizio dicembre, la crescita economica tedesca dovrebbe fermarsi ad un modesto +0,3% quest’anno, per poi avvicinarsi all’1% nel 2026 e arrivare all’1,5% solo nel 2027. Poca sostanza per ipotizzare una ripartenza della locomotiva tedesca.
Scrivono gli economisti dell’Ocse: “Il Pil reale ha registrato una stagnazione nel terzo trimestre del 2025. Le esportazioni hanno subito un calo rispetto al secondo trimestre.
I prezzi dell’energia rimangono più elevati rispetto al periodo precedente lo scoppio della guerra in Ucraina, il che incide in particolare sulla produzione nelle industrie ad alta intensità energetica. La produzione industriale mensile ha registrato un calo ad agosto, principalmente dovuto al settore automobilistico, ai macchinari e alle attrezzature, e al comparto farmaceutico”.
Sono tanti e complessi gli elementi che hanno portato la Germania nella palude della “crescita zero” negli ultimi anni.
Sono i “campanelli d’allarme” di cui ha parlato il capo degli industriali tedeschi nella sua intervista alla Süddeutsche Zeitung.
Si tratta del costo dell’energia, della troppa burocrazia e soprattutto degli esiti della fase finale di una competizione globale partita nel 2001 (la data dell’ingresso della Cina nel WTO) che ha quasi demolito la struttura portante della manifattura tedesca, ovvero l’industria l’automotive.
Gli osservatori che guardano alle dinamiche industriali di lungo periodo convergono su un punto chiave: si è pericolosamente inceppato il modello di crescita che ha sostenuto l’economia tedesca (e quindi quella europea) negli ultimi trent’anni. Non stiamo assistendo ad una frenata temporanea, ma ad un passaggio di transizione che mette in discussione i presupposti industriali, energetici e geopolitici su cui si fonda la “locomotiva d’Europa”. Un modello che si era basato su export (poco interessato alla domanda interna), energia a basso costo e molti primati di specializzazione manifatturiera (automotive e meccanica).
Oggi parte di questi presupposti sono venuti meno. Per esempio, la crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina ha colpito in modo poderoso la Germania, molto più dipendente di altri Paesi europei dal gas a basso prezzo. Ma il problema tedesco va ben oltre il costo dell’energia: è venuta meno la convenienza strutturale della sua localizzazione industriale, soprattutto per i settori più energivori. Il settore automobilistico, simbolo di potenza industriale, è diventato il principale vettore della crisi. Il ritardo nella transizione verso l’elettrico, la concorrenza asiatica, la difficoltà a presidiare software e batterie hanno trasformato un punto di forza in una fragilità sistemica.
Questi problemi non riguardano solo la Germania, si tratta di una crisi che coinvolge tutta la piattaforma continentale di subfornitura, in cui l’Italia, e in particolare il Nordest, svolge un ruolo cruciale. Il potente Leibinger nel suo intervento ha detto senza mezzi termini che la Cina ha prima copiato il modello tedesco e poi lo ha replicato in un’economia di scala tremendamente più grande, oggi in grado di competere sulla frontiera tecnologia con la migliore industria tedesca (ed europea). In alcuni settori addirittura superandola. I cinesi vendono ormai materie chimiche, manifattura, macchine utensili, qualsiasi tipo di veicoli a mezzo mondo, vincendo la concorrenza di prezzo e senza più paura della sfida sul versante della qualità.
La crisi tedesca è il vero test, unitamente al futuro dell’Ucraina, per l’intero progetto europeo. Non è solo Bundesverband der Deutschen Industrie a doversi ripensare, ma il modello industriale continentale nel suo complesso. Senza una nuova strategia comunitaria su energia, investimenti in tecnologia, politica industriale e catene del valore, il rischio concreto è quello di assistere ad una frammentazione competitiva (tra Stati membri) in grado di mettere in discussione il mercato unico europeo.
Per il Nordest il 2026 sarà dunque un anno davvero importante: dal post pandemia sta tamponando con la diversificazione delle esportazioni l’impatto del rallentamento tedesco, ma prima o dopo i nodi verranno al pettine. Detto in soldoni: il modello Nordest dovrà accelerare molto il suo riposizionamento tecnologico per competere nelle fasce premium delle filiere economiche a maggiore valore aggiunto. Molto più semplice a scriversi che a farsi.
New
Notizie flash sul tuo smartphone
Unisciti al nostro nuovo canale Telegram, ricevi una notifica ogni volta che pubblichiamo una notizia.
Più visti
Attualità
10 ago 2026
Parcheggi, solo un posto riservato ogni due permessi nel centro storico
Visto 3.681 volte
Politica
15 ago 2026
Scuole Pascoli, Canova e Case Parolini: c’è più tempo per decidere il futuro degli immobili
Visto 1.052 volte
Politica
09 ago 2026
Candidatura culturale e scontro sulle iniziative: l'attacco di Poletto alla Giunta Finco
Visto 880 volte
Politica
15 ago 2026
Ristorazione e turismo senza futuro: la lenta agonia dell'Istituto Maffioli
Visto 843 volte
Attualità
12 ago 2026
Uso dell’acqua potabile, scontro tra Comune e opposizione sulla crisi del Brenta
Visto 789 volte
Musica
11 ago 2026
Asiago Live attende Cristiano De André, Nigiotti, Panariello e The Kolors
Visto 769 volte
Imprese
11 ago 2026
Aumenti da record per gas ed elettricità: il terziario rischia il collasso
Visto 516 volte
Attualità
02 ago 2026
Rondò Brenta, un quartiere che cambia: «Non siamo il Bronx di Bassano, qui si vive bene»
Visto 23.496 volte
Politica
17 lug 2026
Bassano dice sì al ddl Sicurezza: arrivano le multe ai genitori e il fermo per i minori
Visto 22.408 volte
Politica
26 lug 2026
Futuro Nazionale nomina il primo direttivo cittadino di “destra pura”
Visto 22.134 volte
Politica
18 lug 2026
Elezioni provinciali di Vicenza: l'appello dei nove grandi Comuni per un listone unitario
Visto 21.888 volte
Politica
24 lug 2026
Il progetto del Tribunale della Pedemontana approda alla Camera
Visto 21.567 volte
Cronaca
17 lug 2026
PFAS, uova dieci volte oltre i limiti: il Pd chiede alla Giunta i dati dei monitoraggi
Visto 21.452 volte
Politica
22 lug 2026
Tribunale della Pedemontana: «Alcuni sindaci non possono riscrivere la storia»
Visto 21.105 volte
Politica
22 lug 2026
I comuni fanno squadra sul digitale: investimenti per non lasciare indietro nessuno
Visto 20.917 volte
Politica
26 lug 2026
Tensioni sul futuro di San Lazzaro, la maggioranza boccia il blocco dei cantieri
Visto 20.824 volte