Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 15-01-2014 22:56
in Attualità | Visto 4.683 volte

“Basta giocare in difesa, ora passo all'attacco”

“Sono candidabile, votabile ed eleggibile”: intervista a ruota libera a Gianfranco Gasparotto, ex direttore generale della Banca Popolare di Marostica, candidato al nuovo CdA ed escluso ieri da socio della banca dal CdA attuale

“Basta giocare in difesa, ora passo all'attacco”

L'ex direttore generale della Banca Popolare di Marostica Gianfranco Gasparotto (foto Alessandro Tich)

“Ora dico basta: invece che giocare in difesa, passo all'attacco.”
E' un fiume in piena, e carico di adrenalina, Gianfranco Gasparotto: per decenni uomo immagine della Banca Popolare di Marostica, ex potente direttore generale dell'istituto di credito licenziato dal CdA lo scorso novembre, nonché leader della cordata che all'attesissima assemblea dei soci di domenica prossima 19 gennaio concorrerà alla scalata dei vertici della banca candidando alla presidenza il commercialista trevigiano Nicola Canal, in contrapposizione alla lista del presidente uscente Giovanni Cecchetto.
Incontriamo il rag. Gasparotto nel day after della clamorosa, ma per molti versi annunciata decisione del Consiglio di Amministrazione che ieri lo ha escluso dello status di socio della banca e quindi di amministratore e componente del CdA medesimo, privandogli il diritto - cosa contestata dal diretto interessato - di partecipare all'assemblea e di essere votato.
Un provvedimento conseguente alle denunce presentate dei vertici della Popolare nei confronti dell'ex DG con le accuse nientemeno che di furto, per il prelevamento di alcuni scatoloni dal magazzino della banca, e di appropriazione indebita, per alcune spese affrontate con i soldi dell'istituto.
Accuse che Gasparotto rispedisce al mittente sotto forma di una contro-denuncia ai suoi accusatori per calunnia e diffamazione. Col dichiarato proposito di “non dimenticare” una volta rinnovate le cariche dell'istituto.

Rag. Gasparotto, ieri è stata per lei una giornata impegnativa. Prima la denuncia nei confronti dei suoi accusatori, poi il CdA che lo estromette da socio della banca. Cosa ha da dire al riguardo?
“Ieri ho depositato alla Procura della Repubblica di Vicenza una denuncia per calunnia e diffamazione a carico del presidente della Banca Popolare di Marostica Giovanni Cecchetto e del direttore generale Alessandro Gallimberti. Mi hanno denunciato per furto e appropriazione indebita, mi hanno trattato da ladro sui giornali mentre io non ho ricevuto ancora nessuna comunicazione dall'Autorità Giudiziaria. La mia è una denuncia pesante, per calunnia si va anche in prigione. Quelli che mi vengono contestati sono fatti non veri, è pura invenzione. Le scatole che ho prelevato erano quelle dei consueti omaggi di Natale. Sono 40 anni che il sottoscritto, come direttore generale o prima come dirigente, il venerdì sera o il sabato andava dal magazziniere della banca per prendere i gadget natalizi da distribuire ai clienti abituali. Ho sempre scherzato dicendo che facevo anche il servizio di fattorino. Ho ancora materiale a casa, nei famosi “scatoloni”: agende, calendari e pupazzi di Babbo Natale che non ho fatto in tempo a distribuire. Basta chiedere a Zambonin, il magazziniere. Quello che è stato detto ai giornali sono stupidaggini, è una favola.”

E sull'accusa di appropriazione indebita, per aver utilizzato soldi della banca o ottenuto rimborsi per multe, cene, omaggi e quant'altro?
“Anche queste sono cose non vere. Le multe sono pagate tradizionalmente dalla banca a tutti i dipendenti in trasferta di servizio. Sono di solito multe per eccesso di velocità, tre o quattro all'anno nel mio caso dovendo spostarmi per lavoro in varie parti d'Italia. Lo stesso presidente si è fatto pagare delle multe anche per divieto di sosta a Marostica, cosa che qualche consigliere ha ritenuto disdicevole.
Ho anche pagato delle cene. E' vero: ma erano sempre cene di lavoro a cui era presente anche il presidente o un componente del consiglio di amministrazione, me compreso facendo anche il direttore il sabato e la domenica. C'è poi la storia degli omaggi, tipo le piante comprate coi soldi della banca, ma è la normale prassi prevista dall'istituto se invitati a casa di clienti importanti.
In 40 anni, di cui 15 da direttore generale, quando uscivo per la banca non ricevevo una diaria ma venivo spesato dalla banca stessa, rimborsato dei parcheggi eccetera a fronte delle pezze giustificative. L'anno scorso l'istituto mi ha anche pagato il viaggio di ritorno dalla Sardegna, dove vado in vacanza da 30 anni, dovendo io rientrare per l'assemblea straordinaria di luglio. E' stato il CdA a dirmi che dovevo tornare pagato dalla banca. Ma i quattro giorni di ferie che ancora avevo non sono stati più recuperati.
Infine ci sono gli acquisti con la carta di credito della Popolare su Amazon.
Io Amazon non sapevo neanche cosa fosse, non navigo in internet e non faccio acquisti on line perché sono della vecchia generazione. Ho chiesto e la cosa mi è stata spiegata: gli acquisti su Amazon - ad esempio libri e altri omaggi per la clientela - sono stati fatti dalla segreteria della banca, con la carta di credito aziendale di cui ero io il titolare per fare acquisti per conto della banca.
Non sono stato io, le spese su Amazon sono state compiute dalla segreteria generale della Banca Popolare di Marostica. Questione cene e pranzi: due ristoranti di Marostica sono convenzionati con l'istituto, ad ogni pranzo viene indicato il numero degli ospiti e il conto viene pagato con la carta di credito.
Nei ristoranti non convenzionati, invece, nessuna spesa viene rimborsata se non documentata.”

Quindi sono tutte spese documentate?
“Tutte le spese sono alla luce del sole. Ogni tre o quattro mesi l'Ufficio Personale redige e controlla l'elenco delle spese. Le spese effettuate vengono vistate dal vice direttore generale o dal responsabile dell'Ufficio Contabilità. Non sono mai andato in cassa a farmi dare dei soldi, ci sono gli uffici preposti. Quella dell'appropriazione indebita è una bufala. So già che tutto si risolverà in una bolla di sapone, ma il sottoscritto non intende ritirare la denuncia per calunnia e diffamazione. Quelle che mi riguardano sono accuse completamente strumentali perché i fatti non sussistono, è “fumus”. Mi hanno anche escluso da socio per questo motivo, è una cosa ridicola. C'è un virus a Marostica, che fa diventare matti tutti quanti. Tutto il sistema bancario italiano mi conosce, Banca d'Italia compresa. Non vorrà che io faccia delle stupidaggini solo perché lo dice Cecchetto. Ora dico basta: invece che giocare in difesa, passo all'attacco.
Io non demordo, pensano che mi dimenticherò tutto ma la mia denuncia continuerò a portarla avanti. Sarà la mia “mission”, come si dice oggi.”

Intanto ieri, appunto, il CdA lo ha estromesso da socio.
“C'ero anch'io ieri, come componente del CdA, ma ho chiesto di uscire essendo io l'oggetto della seduta. L'ordine del giorno era la “deliberazione riguardo all'art. 15 dello Statuto”. Ho aspettato per tre ore fuori dalla porta, per poi ricevere la notifica della mia espulsione dalle mani del presidente Cecchetto. Questo CdA sta utilizzando lo Statuto a suo uso e consumo. C'è l'art. 30 dello Statuto che prevede l'ineleggibilità in consiglio di amministrazione per chi è anche componente di un'altra banca. E' il caso del dott. Munari, componente del CdA, che è anche amministratore della Banca Popolare del Lazio.”

Ma lei è anche il vice presidente della Banca di Treviso...
“E' vero, ma la Banca di Treviso è una nostra controllata e non riguarda quindi l'art. 30. Anche se mi hanno escluso da socio io rimango candidabile, votabile ed eleggibile, checché ne dicano loro. Sono candidabile perché sono vice presidente della Banca di Treviso, amministratore uscente della Banca Popolare di Marostica, membro dell'ABI regionale e membro dell'ABI nazionale. Incarico, quest'ultimo, che non è piovuto dal cielo: sono stato votato da tutte le banche popolari italiane.
Se mi eliminano da consigliere per tapparmi la bocca, che cos'è questa? La legge della giungla? Chiedo quindi agli elettori di domandarsi: ma cosa c'è sotto, per arrivare a questi estremi? Se il consiglio che è espressione della vecchia presidenza sarà eletto nella prossima assemblea, l'assemblea successiva sarà per decidere e dare l'ok all'aggregazione e fusione con la Banca Popolare dell'Alto Adige - Volksbank, perché l'accordo c'è ed è già stato fatto a livello dei precedenti CdA.”

Ma il presidente Cecchetto, in conferenza stampa, ha detto il contrario e cioè che punta all'autonomia e all'indipendenza della banca...
“Adesso, per scopi elettorali, Cecchetto ha fatto un cambiamento di rotta solo perché vuole illudere il personale a credere che anche lui si dà da fare per l'autonomia e l'indipendenza della banca, mentre l'unico gruppo che sta lottando per l'autonomia e l'indipendenza della Popolare di Marostica è la lista di Gasparotto. La Banca d'Italia, nella sua nota lettera, dava due indicazioni.
La prima era il rinnovo del Consiglio di Amministrazione e del Collegio sindacale, e quindi del direttore generale. Per ottenere la somma hanno invertito gli addendi: hanno prima licenziato il vice direttore Prosdocimo e quindi il sottoscritto. Poi la Banca d'Italia ha chiesto di valutare l'integrazione con un istituto bancario di elevato standing per capitale, professionalità e management. Con un altro istituto ci può essere un accordo commerciale, un accordo prospettico o di partecipazione minoritaria. Ci sono diverse combinazioni di integrazione, e non solo l'aggregazione e fusione.”

Perché esprime riserve sull'integrazione con la Banca dell'Alto Adige?
“La Banca Popolare dell'Alto Adige, che ha 40 filiali nella nostra zona, ha impieghi per 5 miliardi e una svalutazione sui crediti nel primo semestre 2013 di 5 milioni. La Banca Popolare di Marostica ha impieghi per 1 miliardo e mezzo e una svalutazione sui crediti nei primi sei mesi 2013 di 19 milioni. Siamo usciti in rosso nel primo semestre perché abbiamo fatto svalutazioni abbondanti sui crediti. Applicando a Marostica i parametri della Volksbank noi avremmo invece un avanzo di 14 milioni. La Banca d'Italia ci chiede il “100 e 100”, e cioè la parità tra impieghi e raccolta. La Volskbank ha 5 miliardi di impieghi e 4 miliardi di raccolta. Questo gap di 1 miliardo come viene sanato? Col debito interbancario, indebitandosi cioè con altre banche. Perché a Marostica si impone il 100 e 100 e a Bolzano, dato semestrale 2013, c'è un gap di 1 miliardo?”

Tutte le notizie che si stanno accavallando in questi giorni generano però preoccupazione tra i soci...
“I soci non devono preoccuparsi. La Banca Popolare di Marostica è una piccola stella nel firmamento bancario italiano. E' solida, è ben patrimonializzata e
l'“incidente”, come lo chiama qualcuno, dell'acquisto della Banca di Treviso è stata una grande opportunità commerciale e i frutti li vedremo in futuro. Già adesso, dopo tre anni, la gestione ordinaria della Banca di Treviso è in attivo, nonostante le svalutazioni sui crediti. Bisogna guardare al futuro, il mercato riprenderà.”

Ieri la Corte di Appello di Venezia ha accolto il suo ricorso contro la delibera del CdA che imponeva la vidimazione delle deleghe di voto all'assemblea da parte di un pubblico ufficiale o di un funzionario della banca. Come commenta la sentenza?
“Io li avevo avvisati che non potevano far valere l'autentica delle deleghe per l'assemblea, perché è una forma di ostruzionismo non prevista dal Codice Civile, art. 2372, e non prevista dallo Statuto della banca. Dopo 120 anni avevano imposto una prevaricazione all'art. 5 del regolamento dell'assemblea con l'autentica delle deleghe. Ho dovuto ricorrere alla Corte di Appello di Venezia che mi ha dato ragione: le deleghe non vanno autenticate. Una parte dei soci ha tribolato per avere l'autentica della delega, ora col decreto di Venezia è stato sconfessato il parere del CdA.”

Il 19 gennaio lei dove sarà?
“Io all'assemblea penso di esserci, vedremo in queste ore il da farsi. Secondo la logica, io ci devo essere.”

E se invece non sarà all'assemblea?
“Non cambia nulla, ci sarà la mia cordata e, come già detto, io sono votabile anche perché una persona finché non è condannata è sempre innocente.”

Se la sua lista vincerà l'assemblea, che cosa farà Gianfranco Gasparotto?
“Sarò un consigliere normale, che darà quell'apporto tecnico e di esperienza indispensabile per l'inserimento di questo nuovo gruppo di amministratori. Non avrò alcuna carica operativa e non sarò portatore di alcuna delega. Dopo tanti anni, potevo anche restarmene tranquillamente a casa. Ma devo combattere per difendere e mantenere l'indipendenza della Banca Popolare di Marostica e per non farla sparire con fusioni o aggregazioni come entità bancaria, dopo 48 anni di vita e di lavoro dedicati a questo istituto.”

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