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Carichi sospesi
Cartolina di Bassano: città del Ponte, del Brenta e dei panorami mozzafiato. Ma a svettare, sullo skyline della città, sono le gru. Tra cui quelle di tre particolari cantieri edili in Angarano: Albergo Cavalletto, Palazzo Jonoch e l'ex Macello
Pubblicato il 26 nov 2013
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Questa mattina, di buon'ora e con un bellissimo sole, mi sono fatto una camminata lungo il “giro dei due Ponti”, classico itinerario delle passeggiate di chi ha la fortuna di abitare a Bassano. E come sempre, sul Ponte Nuovo, non ho potuto fare a meno di fermarmi ad ammirare la splendida visione del Ponte Vecchio, della città che scende sul fiume e delle montagne sullo sfondo, che avrò visto un milione di volte e che ogni volta mi cattura e mi sorprende.
Ma oltre all'incomparabile cartolina di Bassano, c'è stato anche qualcos'altro che ha catturato la mia attenzione.
Perché a forza di passarci, quasi non te accorgi: e cioè la singolare concentrazione di gru che svettano sullo skyline. Dal parapetto del Ponte della Vittoria, se ne vedono addirittura 6. E nelle foto che i turisti scattano per immortalare questo “pezzo di cielo caduto sulla terra” - come una ammaliata George Sand descrisse il panorama mozzafiato di Bassano - compaiono inevitabilmente queste torri di acciaio, di varie dimensioni, che incombono sulla città coi loro carichi sospesi.
Le quattro gru che sovrastano la Destra Brenta, viste dal Ponte Nuovo (foto Alessandro Tich)
Perché Bassano non è soltanto la città dei cantieri aperti dei Lavori Pubblici, spesso infiniti - e basta fare un giro in viale Pecori Giraldi e alla Santissima Trinità per rendersene conto - ma anche dei cantieri edili che spuntano nei più diversi angoli del centro storico e dei quartieri e che a loro volta, in alcuni casi, non finiscono mai.
Un Comune dove si continua a costruire e a ristrutturare, innanzitutto nell'edilizia residenziale, benché la popolazione sia a crescita quasi zero e ci sia una notevole concentrazione - ufficialmente, peraltro, mai censita - di case sfitte. Ma c'è anche chi ancora investe nel mattone per portare a Bassano nuove attività direzionali, economiche e culturali.
Le quali riguardano - richiamando il mio interesse di cronista on the road - alcune delle gru che si sovrappongono, una dietro l'altra, al colpo d'occhio della città dal Ponte Nuovo.
Delle 6 sorelle di acciaio che contraddistinguono l'attuale nuova cartolina di Bassano, due si trovano in sinistra Brenta, e cioè in centro storico.
La prima gru, la più piccola di tutte, si trova proprio a ridosso del Ponte Nuovo e riguarda i lavori di ristrutturazione di un attiguo edificio privato in via Bastion.
La seconda è invece una struttura notevole, che più ci si avvicina al Ponte degli Alpini - transitando sul lungofiume di via Macello - e più svetta, imponente, sulla veduta del Ponte e della città. E' la gru dell'intervento di ristrutturazione dell'edificio privato, con tre proprietari, all'angolo tra via Menarola e salita Ferracina, dove una volta c'era il negozio “Tutto a 1 €”: uno dei punti più angusti - e di maggiore passaggio - del centro storico, a poche decine di metri dal Ponte Vecchio. Per consentire il carico e scarico dei materiali nel centralissimo cantiere, la grande torre edile è stata collocata all'inizio di vicolo Menarola, con conseguente chiusura dell'accesso da via Menarola. Resterà lì, come mi dice un esercente della via, almeno un anno.
Ma è soprattutto in Destra Brenta che la città cantierata offre spunti degni di nota per il mio taccuino.
Delle quattro gru che svettano nella zona di Angarano la prima a sinistra nella foto pubblicata qui sopra, di colore blu, riguarda ancora un intervento di edilizia abitativa: l'ampliamento, dopo la demolizione di un precedente immobile, di un “edificio residenziale plurifamiliare” in via San Donato.
L'ultima gru a destra, quella bianca e rossa, è invece il “grande braccio” dei lavori di realizzazione, sempre a seguito di demolizione, del nuovo Albergo Al Cavalletto in via Angarano. Il costruendo edificio, di proprietà di Polo Immobiliare, sorgerà dove già sorgeva in passato l'Antico Albergo Al Cavalletto, negli anni successivi trasformato in edificio residenziale-commerciale.
Dopo il ripristino della destinazione urbanistica di “struttura turistico-alberghiera” diventerà, nell'intenzione dei proprietari, un comodo hotel a pochi passi dal Ponte Vecchio la cui disposizione delle sale sarà identica a quelle di una volta.
Un cantiere, come molti altri, dalla storia lunga e complicata. Partito ancora nel 2004, in piena Amministrazione Bizzotto, il progetto - con i lavori iniziati circa un anno e mezzo fa - ha dovuto fare i conti con una serie di intoppi burocratici dovuti alle procedure della Sovrintendenza ai Beni Archeologici di Padova e della Sovrintendenza ai Beni Ambientali di Verona, competenti per alcuni aspetti degli scavi edili. Le ruspe in via Angarano sono rimaste ferme per alcuni mesi, riprendendo i lavori lo scorso autunno. L'intenzione della proprietà, al netto della burocrazia, è ora quella di completare l'immobile entro i prossimi due anni.
Proprio di fronte al cantiere dell'albergo, pochi metri più avanti, è collocata la terza gru nella nostra foto, la terza da sinistra che si vede sullo sfondo.
E' qui che si sta effettuando l'intervento di restauro e ristrutturazione di Palazzo Jonoch, storico edificio di via Angarano ora di proprietà della famiglia Rosso.
I lavori di ristrutturazione, il cui committente è Andrea Rosso, sono finalizzati alla realizzazione della nuova e ampliata sede della Red Circle Srl, società di investimenti della famiglia, i cui attuali uffici sono ubicati qualche numero civico più in là e il cui CdA è presieduto da Renzo Rosso: i nuovi locali lavorativi ospiteranno una trentina circa di persone.
Abbiamo lasciato per ultima, volutamente, la gru principale: quella gialla, che domina la scena della Bassano dei “lavori in corso” dal belvedere del Ponte della Vittoria. E' la gru del cantiere dell'ex Macello: immobile di proprietà della famiglia Bonotto che da anni, su impulso del patron e collezionista d'arte Luigi Bonotto, ha individuato nella struttura che si affaccia sul Brenta la futura sede di un centro culturale e artistico polifunzionale di livello internazionale.
Tramontato per sempre - per l'impossibilità di intervento economico del Comune, oltre a quello messo a disposizione dai privati - l'avveniristico progetto dell'archistar inglese David Chipperfield che ridisegnava le sponde e l'intera area tra i due ponti, su impulso dello stesso Bonotto e ancora di Renzo Rosso, l'ex Macello attende ancora di sapere quale sarà il suo destino.
Dopo il crollo del tetto e dei ponteggi avvenuto il 9 giugno nel 2010, sono subito partiti i lavori di messa in sicurezza del vecchio edificio. E' stato solo il primo stralcio, nelle intenzioni della proprietà, del definitivo intervento di ristrutturazione per la creazione, sulla riva in Destra Brenta, di “uno spazio per la collettività” con esposizioni e iniziative artistiche e culturali e la collocazione delle collezioni d'arte dell'imprenditore Luigi Bonotto.
Da allora, con l'intervento di messa in sicurezza e di indagine sulle strutture murarie terminato ormai da un pezzo, il cantiere è rimasto fermo. Fonti della proprietà mi informano che sono state presentate al Comune di Bassano alcune ipotesi alternative di progetti relativi al Centro Culturale che verrà. Ma l'iniziativa è attualmente persa nelle sabbie mobili della burocrazia comunale e delle altre istituzioni preposte alla valutazione e fattibilità dei progetti.
E così, in attesa che le cose si sblocchino sulle scrivanie competenti, quello che dovrebbe diventare un “posto di cultura mondiale” rischia ancora di rimanere, per lungo tempo, lo scheletro vuoto di un vecchio macello.
Nella mia passeggiata mattutina, ho lasciato il Ponte Nuovo per incamminarmi verso il Ponte Vecchio e sono passato proprio davanti al cantiere di via Macello commissionato dall'Archivio Bonotto, ora Fondazione. Un avviso sulla parete dell'area di lavoro attualmente ferma reca, riferita alla gru, la fatidica frase: “Attenzione ai carichi sospesi”.
Sul cartello di cantiere dell'ex Macello è indicata la data di inizio dei lavori: 11/06/2010. Qualche buontempone ha aggiunto sul cartello, scrivendola col pennarello nero, anche l'ipotetica data di conclusione: “14/10/2084”.
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