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La guerra dei sette anni
Dopo la sentenza di assoluzione di ieri in Corte d'Appello, intervista al sindaco di Romano d'Ezzelino Rossella Olivo. Che non le manda a dire sulla vicenda giudiziaria che l'ha vista suo malgrado protagonista e sui suoi risvolti politici
Pubblicato il 05 feb 2013
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Rossella Olivo, the day after.
Quella di oggi, per il sindaco di Romano d'Ezzelino, nonché candidato alle politiche nelle file del Pdl, è stata la giornata del ritorno all'ordinaria amministrazione dopo il processo di appello sull'affaire Lorenzato che ieri a Venezia - azzerando la condanna inflitta in primo grado, per tentata concussione, dal Tribunale di Bassano del Grappa - ha decretato la sua assoluzione con formula piena, assieme all'ex assessore e co-imputato Giuseppe Saretta, perché il fatto non sussiste.
Non proprio una giornata come le altre: in mattinata conferenza stampa a Vicenza, assieme al vicecoordinatore provinciale del Pdl Pierantonio Zanettin, per “commentare in diretta”, anche e soprattutto sul piano politico, la notizia dell'assoluzione. Poi, nel pomeriggio, una fitta agenda di impegni in municipio a Romano, col telefono che - inevitabilmente - ha continuato a squillare.
Rossella Olivo: "Penso che nessun sindaco, a Romano d'Ezzelino, abbia subito come ho subito io" (foto Alessandro Tich)
Sulla scrivania del sindaco, ma anche su quelle degli assessori comunali, campeggia la rassegna stampa dei quotidiani di oggi, focalizzata sugli articoli che riportano l'esito finale della lunga e complessa vicenda giudiziaria. A conclusione della quale il sindaco di Romano, che ci concede un'intervista nel tardo pomeriggio, ci dà la netta impressione di volersi togliere dei sassolini dalla scarpa. Sassolini che, a sentirla parlare, hanno la forma e la dimensione di macigni.
Aveva fiducia che le cose andassero così o è rimasta sorpresa?
“Sicuramente la mia esperienza con la giustizia non è stata il massimo. Ma sapevo esattamente cosa avevo fatto, e cioè che non avevo fatto assolutamente nulla. Speravo in una giustizia che è arrivata. Nonostante sette anni di processi e di volantini contro la mia persona, sono rimasta sempre ferma e determinata nella mia azione, non avendo nulla di cui vergognarmi. E' stata una sorpresa enorme quando a chiedere l'assoluzione è stato chi doveva sostenere l'accusa. Nel suo articolo di ieri su Bassanonet, il mio avvocato ha detto che si tratta di un caso più unico che raro. Non lo sapevo, mi fido di quello che dicono.”
Non trova bizzarro, anche se i tempi della giustizia non coincidono con quelli della politica, che i due processi a suo carico si siano conclusi a ridosso o in occasione di campagne elettorali?
“Le fasi che mi riguardano non sono due, ma tre. Nel settembre 2006 sono stata mandata a casa e in quella occasione io avevo detto, come prima dichiarazione pubblica, diffusa anche alla stampa: “Da questo momento sono in campagna elettorale”. La campagna elettorale - da settembre 2006 a maggio 2007, quando sono stata rieletta - è stata fatta tutta, da parte delle mie opposizioni, non sui programmi ma sul mio avviso di garanzia e sul mio successivo rinvio a giudizio. Come è andata a finire, lo ricordiamo tutti: ho vinto, con ancora più voti del 2004.
La seconda fase è del maggio 2012, dopo che la sentenza di primo grado era stata emessa a dicembre 2011 e depositata nel mese di febbraio. Tutta la campagna elettorale, da sindaco, l'ho vista fare ai miei soliti avversari con volantini, pubblicazione delle intercettazioni e cattiverie, questa volta sulla mia condanna. E ho rivinto alla grande. La terza e ultima fase è quella di ieri. Ho avuto una grossissima sorpresa quando mi era arrivata la comunicazione della data di fissazione del processo di appello, perché i tempi sono stati brevissimi e questa cosa mi aveva preoccupato. Ma io sono del tipo che non chiede mai di spostare il problema. Potevo chiedere di rinviare l'udienza a dopo la campagna elettorale, ma non ho chiesto rinvii. Fuori il dente, fuori il dolore. Ho affrontato il processo di appello con fermezza e serenità, perché in coscienza sapevo di essere a posto.”
Quindi, in cuor suo, ha sempre ritenuto di essere nel giusto?
“Le voglio dire una cosa personale, ma la scriva pure. Io ritengo di essere una brava persona. E' stato pesante ricevere tutti questi attacchi in questi anni, quando io non ho mai ricevuto una multa in macchina, non ho mai pagato in ritardo le bollette, ho sempre cercato di comportarmi secondo le regole delle buona condotta. Pesante non per il fatto in sé, perché a un sindaco queste cose possono succedere, ma per la cattiveria che è stata utilizzata da parte delle mie solite opposizioni che non hanno fatto altro che sparare e sparlare in tutti questi anni, con cattiveria e accanimento. Penso che nessun sindaco, a Romano d'Ezzelino, abbia subìto come ho subìto io. E per quale fine? Semplicemente per mandarmi a casa e prendersi il potere. Ma un potere visto come cosa propria, per altri interessi, e non nell'interesse del bene pubblico.”
Pensa che dopo questa sentenza il clima politico a Romano possa essere meno avvelenato, e si possa tornare ad un confronto politico “normale”?
“Ritengo che a Romano non ci sia un clima politico avvelenato. Ci sono dei soggetti che spargono veleno. Sono pochi, sono ben identificati e sono sempre quelli. Se in una via un cane abbaia per tutta la notte la via resta sveglia, ma è un cane che fa rumore e non gli abitanti della via. Questi soggetti, con azioni e linguaggi anche volgari, danno un'immagine di Romano che non è quella che è realmente. A Romano mai come adesso i cittadini sono tranquilli. Sono stata eletta sindaco per tre volte, questo significa che la popolazione ha identificato il soggetto di cui si può fidare e da cui vuole essere amministrata. Il fatto che si pensi che nel nostro Comune ci sia un clima politico avvelenato dipende da questi soggetti “malati cronici” che credono che questo sia il modo di fare politica.”
E' vero che qualcuno a Romano si stava già muovendo per formare una nuova lista, sperando che lei da ieri fosse commissariata?
“Sì. Questa è la verità. A muoversi è sempre il solito “vecchio” (Toni Zen, NdR) che spera ancora di poter tornare alla ribalta. Per l'ennesima volta è stato deluso, chissà che non si decida di andare in pensione. Il suo sarebbe stato comunque un tentativo inutile. Se anche la Corte d'Appello avesse confermato la sentenza di primo grado, non sarebbe successo nulla, tanto meno il commissariamento del Comune, perché la pena era comunque sospesa.”
Lei è candidata al Senato per il Pdl e questa mattina, a seguito della sentenza di assoluzione, ha incontrato la stampa a Vicenza assieme al vicecoordinatore provinciale del Pdl Zanettin. Il suo intervento e quello di Zanettin sono stati interpretati dai primi resoconti sulla stampa come una risposta alle strumentalizzazioni sulla sua vicenda penale, anche di una parte del suo stesso partito...
“Sì, perché alcuni soggetti avevano interesse a strumentalizzarla, e non per pubblica utilità ma per propri interessi.”
Si riferisce per caso a Sergio Berlato?
“Non lo conosco.”
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