Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 24-10-2015 14:36
in Il "Tich" nervoso | Visto 4.738 volte

Lost in parcheggio

Disavventure urbane di un giornalista sbadato al parking comunale “Le Piazze” di Bassano

Lost in parcheggio

Foto: archivio Bassanonet

Ognun ga un toco de mona in scarsella”, si dice nel mio dialetto di origine che è quello fiumano. E cioè: ciascuno ha un pezzo di stupido in tasca.
Ed è una verità sacrosanta. Prima o poi capita a tutti quell'attimo fuggente in cui la testa va momentaneamente in tilt e combini la cazzata.
E' quello che è successo a me mercoledì scorso quando, dovendo fare un salto in redazione, ho avuto la fantastica idea di parcheggiare l'auto al parking “Le Piazze” di Bassano. Premere il pulsante, ritirare il biglietto, e vai.
Peccato che poi mi sia accaduta quella cosa che accade una volta su un milione: ho buttato via, inavvertitamente, il biglietto del parcheggio.
Succede? Succede. Il caso ha voluto che abbia tirato fuori dalla tasca, assieme al mio toco de mona, anche alcune carte e biglietti usati che mi portavo addosso nella giacca chissà da quando e li ho gettati nel primo cestino disponibile, e non ricordo bene - tanto automatico è stato il gesto - neanche quale. Senza accorgermi che in mezzo a quelle scartoffie c'era anche il biglietto che avevo ritirato cinque minuti prima e senza il quale non puoi pagare alla cassa e dal parcheggio non puoi uscire.
Me ne sono accorto, ovviamente, circa una mezzoretta dopo quando sono tornato alle “Piazze” a riprendermi l'auto. Panico. Nel giro di un secondo mi sono trovato Lost in parcheggio, prigioniero di quella barriera che non potevo più far alzare per uscire dall'area dell'ex ospedale. Avevo un altro appuntamento e non avevo il tempo materiale per tornare in centro a rovistare (sai che scena?) tra i cestini della spazzatura. Mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa. Ma intanto dovevo trovare il modo di uscire dall'imbarazzante situazione.
Naturalmente la gestione del parking comunale ha previsto l'opzione per l'utente che ha perso il ticket. C'è l'apposito bottone sulla cassa: “Biglietto smarrito”. L'ho premuto, e sul display è uscita la meravigliosa scritta: “Pagare 40 €”. Quaranta euro? Accidenti al parcheggio e a chi lo gestisce. Poco importa se hai parcheggiato da meno di un'ora: non c'è modo per provarlo e sempre 40 cocuzze (pari, tanto per capirci, a circa 80mila delle vecchie lire) devi pagare. Questa sì, che è fare cassa sulle sbadataggini altrui.
Colto da una crisi di sconforto, e prima di pagare obtorto collo l'impegnativo obolo, ho notato una scritta sulla cassa che solitamente non noti: e cioè l'indicazione di due numeri di cellulare “per emergenze”. Ne ho chiamato uno e ho esposto il mio problema.
La voce dall'altro capo del telefono mi ha detto: “L'unico modo per non pagare i 40 euro è fare un abbonamento settimanale, solo per i giorni feriali, al costo di 8 euro”. Era il male minore ed è quello che, ovviamente, ho fatto.
C'è infatti un altro bottoncino sulla cassa con l'opzione: “Acquista abbonamento”. Che ho regolarmente acquistato. Solo che l'abbonamento è settimanale un corno: non è tarato cioè per sette giorni feriali a partire dal giorno del pagamento, ma va a “scalare” i giorni della settimana in corso.
Così mi sono ritrovato in mano un abbonamento settimanale valido per soli tre giorni: mercoledì, giovedì e venerdì. Ma non me ne fregava nulla: pur di uscire dalla mia prigione, avrei pagato anche un abbonamento giornaliero con l'obbligo di dieci frustate e cinquanta flessioni da fare sul posto.
Col mio nuovo ticket ho ripreso quindi l'auto, ho infilato il biglietto nella colonnina, la barriera si è aperta e sono finalmente uscito a riveder le stelle (erano comunque le dieci di mattina).
Ma le disavventure urbane del vostro giornalista sbadato al parking “Le Piazze” non erano finite lì. Il giorno dopo, essendo in possesso di un abbonamento ancora valido, ho ben pensato di tornare sul luogo del delitto per lasciarvi la macchina tutte le ore che volevo. Ho infilato questa volta il ticket - nella direzione indicata dalle freccette - nella colonnina di entrata che però, per ben quattro volte, me lo ha risputato fuori con la voce automatica che mi diceva: “Biglietto illeggibile”.
La qual cosa ha fatto uscire dalla mia bocca, nei confronti del parcheggio comunale, parole che non posso pubblicare, correlate a pensieri sintetizzabili nel concetto: “maledetto il giorno che ti ho incontrato”.
Incredibile ma vero: il giorno prima non potevo uscire dal parking, il giorno dopo non potevo entrare.
Ma poiché le scocciature aguzzano l'ingegno, ho compiuto il tentativo estremo: ho fatto retromarcia (per fortuna non c'erano auto dietro di me) e mi sono spostato nella corsia di entrata parallela, la cui colonnina mi ha regolarmente accettato il biglietto e mi ha fatto entrare. Misteri della Fede.
E così, cari lettori, è scattato ancora una volta il Tich nervoso. Soprattutto per quello che era successo il giorno prima. Non tanto per la vicenda originata da un mio colpo di mona, quanto per l'acquisita consapevolezza che il parcheggio a pagamento a servizio del centro storico non è tecnologicamente adeguato a gestire i casi di involontaria indisponibilità del titolo di sosta, che possono sempre accadere. Paga e tasi a prescindere, 40 euro sull'unghia o abbonamento settimanale, anche se sei entrato da pochi minuti.
Eppure non serve andare a New York per rendersi conto che le soluzioni alternative esistono. A Schio, ad esempio, il parcheggio a pagamento nei pressi della stazione ferroviaria non ti fa prendere il biglietto all'entrata: mentre la barriera di ingresso si alza, c'è una telecamera che immortala il tuo numero di targa e registra l'esatta ora e minuto in cui sei entrato. Quando devi uscire, digiti alla cassa il tuo numero di targa, paghi il dovuto e ricevi il ticket con il quale uscire. In più, per problemi o informazioni, sulla cassa c'è un bottone per un collegamento a voce diretto con la gestione del parcheggio, che sa esattamente a che ora sei entrato e da quanto tempo hai lasciato lì la macchina.
Semplice, interattivo ed efficace.
Non voglio arrivare a dire che Bassano dovrebbe copiare questa metodologia: ma almeno un sistema che permetta di verificare in tempo reale l'orario di ingresso delle vetture sarebbe quanto mai utile e auspicabile. Ma questa, signori miei, è innovazione tecnologica. Il pane quotidiano, nei rapporti tra cittadino e strutture pubbliche, nelle cosiddette città “smart”.
A proposito: non c'è forse, nel Comune di Bassano, anche un assessore alla Semplificazione e Innovazione?

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