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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Vietato fare outing
Morgan e le sue dichiarazioni alla vigilia di Sanremo: davvero nella società della comunicazione è più grave il “parlarne”?
Pubblicato il 03-02-2010
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Stanno suscitando un polverone le anticipazioni dell’intervista rilasciata a Max da Morgan alla vigilia del festival di Sanremo. Nell’articolo l’artista ammette di fare/aver fatto (a seconda delle interpretazioni, dell’articolista del mensile, o sua, nella ritrattazione) un uso quotidiano di cocaina per combattere la depressione e per esaltare le sue qualità artistiche, doti peraltro indiscusse del resto. L’autodenuncia di Morgan pare abbia “stracciato d’improvviso i veli dell’ipocrisia che circonda come un bozzolo buona parte del mondo dello showbitz”. Quindi un “giù la maschera” e l’ammissione di una grave debolezza, in buona compagnia del resto. Per togliere per un attimo la discussione dai riflettori dell’attualità, è risaputo da tutti che moltissimi grandi nomi dell’arte, della letteratura, anche della poesia, i cosiddetti “poeti maledetti”, facevano un uso più o meno smodato di artifizi chimici o di alcool, votandosi all’ebbrezza donata dalle Fate Verdi. E per dare anche uno spessore storico si può fare un salto ancora più indietro nel tempo: già nelle tavolette dei Sumeri, antiche di circa 5000 anni, si parlava di oppio, a Creta è stata trovata una statuetta databile al 1300 a.C. con la testa coronata di capsule di papavero e la produzione di bevande alcoliche per fermentazione dei cereali e dell'uva sembra perdersi nei millenni, ci sono prove documentarie dell'uso di una birra primitiva intorno al 6400 a.C.. Un riferimento scritto ad una bevanda alcolica si trova in un papiro egizio del 3700 a.C. e il Codice di Hammurabi conteneva le prime “leggi” per regolare il commercio del vino. Certo, a quei tempi non si sapeva nulla dei gravi danni che producono certe sostanze al corpo umano e alla qualità della vita, non circolava “informazione”, è questa l’aggravante che giustamente si contesta. Tornando al mondo d’oggi, nel regno della comunicazione e delle prime pagine, si nota subito che l’uomo con le sue debolezze non è poi molto cambiato. «Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi... “ e omettiamo il resto, peraltro immaginabile, del contenuto nella dichiarazione di Morgan. Nessun giudizio di valore sull’affermazione, solo una considerazione: pare che del fatto in sé, comunque triste e preoccupante, il peggio sia stato il fare outing, l’uscire allo scoperto. Si condanna Morgan per il fatto di avere detto una cosa che già si sapeva nell’ambiente musicale e dello spettacolo. Non si legge tra le righe la richiesta di aiuto, cancellata in nome di un “che taccia, faccia pure di nascosto e si arrangi, il cattivo maestro”. Restituiamo una prospettiva alle cose: è davvero il “parlarne” il grande problema?
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