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Somiglianze, in andate e ritorni

Parla la poesia contemporanea, al Festivaletteratura di Mantova. Nel nostro Special Report, un dialogo che ha avuto come protagonista Milo De Angelis

Pubblicato il 13-09-2021
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Protagonista la poesia contemporanea, al Festivaletteratura, in un dialogo in programma sabato 11 settembre nella sala ricca di storia del Palazzo Della Ragione di Mantova. Milo De Angelis, uno tra i poeti italiani più significativi della sua generazione sia per l'opera in versi che per il suo contributo al dibattito teorico sul significato della poesia, ha conversato con Lorenzo Babini, a sua volta autore e profondamente influenzato dalla poesia di De Angelis e con Silvia Righi, che ha stimolato il dialogo e l’incedere dell’incontro.
A dare il titolo all’appuntamento, “Somiglianze”, la raccolta omonima di poesie scritte da De Angelis edita nel 1976 e il tentativo di rintracciare alcuni temi comuni, analogie e sviluppi in un passaggio del testimone tra l’opera del poeta milanese e quella delle voci giovani che l’hanno affiancato nella conversazione.
Un incontro fatto di letture e di approfondimenti, navigando le specificità del linguaggio poetico fatto di esattezza e parole affilate di De Angelis, che ha parlato con gratitudine e ammirazione anche di Maestri come Giovanni Pascoli ed Eugenio Montale, come modelli rispettivamente di padronanza lessicale e di composizione.

Silvia Righi, Lorenzo Babini e Milo De Angelis

Se Somiglianze è un libro che celebra l’adolescenza dello sguardo, dell’essere nel mondo, come afferma Babini che ha studiato con accuratezza l’opera di De Angelis, Linea intera, linea spezzata, raccolta uscita quest’anno per Mondadori, è il libro della memoria in cui un tema centrale è quello del ritorno, un rientro in una sorta di cortile serale che riconosciamo e che ci riconosce. «Non c’è il tempo per cercare il tempo perduto», afferma Milo De Angelis «perché viviamo in un intreccio di tempi», tempi che interagiscono continuamente e che impediscono di cogliere cosa veramente ci è sfuggito, insieme alle cose che ci hanno a loro volta “visto” mentre le guardavamo.
Il poeta ama la giovinezza, uno stato speciale dell’essere che rimane sempre verde in lui e che pretende di coniugare l’attimo con l’infinito, che vive di aut-aut, che ama le negazioni perentorie e vive di rossori che incarnano l’aurora, a dirla con Proust. Diverse le citazioni scelte da testi poetici della sua produzione e gli aforismi, a corredo di questa lettura profonda di De Angelis sulla giovinezza, alla quale si contrappone uno sguardo al nulla che contiene un grido, un urlo spaventato come quello descritto da Leopardi il 19 novembre del 1919, cento anni fa, in una lettera a Pietro Giordani, come ha ricordato il poeta milanese.
A concludere l’incontro, sono apparsi agli occhi del pubblico il prato verde biliardo e un punto illuminato che è un approdo scritti in Sala Venezia, poesia che segue l'andare di passi in migrazione dell'uomo e dell'universo.

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