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Dietro le tinte
La faccia nascosta del Museo Civico di Bassano: apre domani la mostra “Abscondita - segreti svelati delle opere d'arte”. Le tele voltano le spalle al visitatore e fanno scoprire il loro retro
Pubblicato il 01 giu 2018
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Scatta il conto alla rovescia, al Museo Civico di Bassano del Grappa, per la mostra “Abscondita - segreti svelati delle opere d'arte”. Sarà un conto brevissimo: l'esposizione si aprirà infatti al pubblico domani, sabato 2 giugno. Ed è soprattutto alla rovescia, giacché si tratta di una mostra tutta all'incontrario.
Chiara Casarin, la direttrice dei Musei Civici bassanesi, ci ha già abituati a proposte espositive fuori dagli schemi. Ma questa le batte tutte, comprese le provocazioni di modernariato artistico di Museomania#8, la rivisitazione cinica della storia dell'arte messa in campo da Antonio Riello tra i capolavori della pinacoteca.
“Abscondita” è infatti l'inedita apoteosi della faccia nascosta del Museo Civico, quella che solitamente resta attaccata al muro. A fare bella mostra di sé, in questa occasione, sono difatti i retri di una ampia selezione di dipinti conservati ed esposti in Museo.
Il retro dello studio per ritratto femminile di Antonio Bianchi, olio su carta (foto Alessandro Tich)
Accanto ad ogni pezzo c'è una piccola foto che riproduce l'opera sul “davanti”, ma che eccezionalmente si sostituisce al suo retro nel rimanere occultata agli occhi dello spettatore. La rassegna invita il visitatore a cambiare prospettiva “superando la soglia del visibile” per incontrare una storia dell'arte “fatta di indizi presenti nel lato B, solitamente nascosti”. Quello che si cela dietro le tele è un mondo composto da firme autografe e non, chiodi, telai, dediche, poesie, documenti, cartellini, schizzi, codici di inventario, segni di restauro. Ma può anche accadere, come possiamo vedere in mostra, che dietro a un dipinto si nasconda un altro dipinto.
Si tratta insomma di un viaggio alla scoperta del Museo dietro le quinte. Anzi: dietro le tinte, che per una volta tanto lasciano spazio all'ecrù della tela, al legno della tavola, ai supporti della cornice che svelano la loro vera materia ma soprattutto si dimostrano strumenti di informazione determinanti per la conoscenza della storia del dipinto, dell'artista e di coloro che nel tempo hanno posseduto l'opera. Una nuova versione, per dirla come i Remondini, del “mondo roverso”, applicato alla conoscenza del backstage della creazione artistica. L'elemento ispiratore della mostra, che ha flashato e ispirato la curatrice Casarin, è anche il suo pezzo forte nonché l'unica opera esposta sul lato A.
Stiamo parlando del sorprendente dipinto del pittore fiammingo Cornelius Norbertus Gijsbrechts, realizzato tra il 1670 e il 1675 e oggi patrimonio della National Gallery of Denmark di Copenhagen, raffigurante il retro di una tela dipinto sul davanti.
È il primo selfie della storia: il quadro che riproduce se stesso per proporre, come spiega la curatrice, un “gesto autoriflessivo della pittura” e “un iniziale ed eversivo tentativo di pensare all'arte come un medium che pensa a se stesso e alle sue strutture nascoste generando così un nuovo linguaggio”.
Tutte le altre opere in mostra, invece, sono dei retri “veri” che non mancano di riservare inedite curiosità. A cominciare dal lato nascosto di due grandi monocromi di Antonio Canova: sulla faccia inversa del “Mercato degli amorini” compaiono cinque figure femminili, o danzatrici, mentre il back side del “Trasporto a terra della salma di Orazio Nelson” presenta una figura maschile nell'atto di essere incoronata. Ci sono alcuni dei 90 disegni di Mario Sironi, custoditi dal Museo Civico dal 2011, appuntati o disegnati su entrambi i lati. C'è la firma sul retro di Francesco Hayez ma anche la firma di un sedicente, e probabilmente spiritoso, “Leonardo Da Vinci”. Il lato B regala anche gli “scarti” di un autore e gli errori del work in progress. Presenta anche le soluzioni tecnologiche per il mantenimento della forma originaria dell'immagine che sta davanti.
È insomma l'arte che esce dalla sua dimensione “iconografica” per svelare gli accorgimenti, ma anche i ripensamenti, della sua creazione.
E la stessa mostra, che rimarrà aperta al pubblico fino al 3 settembre (tutti i giorni, anche festivi, dalle 10 alle 19; chiusa il martedì), è concepita in modo tale da raccontare anche le fasi preparatorie, e in quanto tali pure nascoste solitamente ai visitatori, del suo allestimento. È il Museo che ruota i riflettori e fa dietrofront: ma voltandoci le spalle, rivela un nuovo volto.
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