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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Giovani librai crescono
A tu per tu con Paola Bordignon, della Piccola Libreria Andersen di Marostica
Pubblicato il 18 dic 2012
Visto 3.658 volte
È aperta da settembre, a Marostica, una nuova Libreria. La gestisce Paola Bordignon, una giovane appassionata di libri e di lettura. Parliamo con lei del suo progetto che realizza l’offerta al territorio di uno spazio disseminato di volumi e aperto a momenti d’incontro per parlare di libri e di temi di attualità. L’ambiente è piccolo e a dimensione umana, un salottino reso caldo e accogliente dalla presenza di oggetti di casa e di tante teiere, un invito mimato a fermarsi per qualche attimo in questo piccolo mondo fatto di parole per scambiarne di proprie, come si farebbe davanti a una tazza di tè.
La scelta del nome, Piccola Libreria Andersen, e del logo, che raffigura una teiera, cosa dichiarano a proposito della paternità, maternità in questo caso, del progetto?
l'ingresso della Piccola Libreria Andersen
A cinque anni mi regalarono il mio primo librino: Il Brutto Anatroccolo di Hans Christian Andersen. Il nome della libreria l'ho voluto proprio dedicare a questo scrittore danese, autore di tante favole appassionanti, è un mio personale ringraziamento per avermi fatto amare la lettura fin da piccina. La mia Piccola Libreria Andersen nasce dall'idea di offrire un servizio in più agli amanti del libro: uno spazio a dimensione di lettore, pensato, riempito e studiato per renderlo simile a un angolo di casa dove ci si può tranquillamente dimenticare l'ora, e l'unica cosa che viene da fare è aprire un libro e abbandonarsi al piacere di leggere. Il logo doveva in qualche modo richiamare l'intimità di un salotto, ed ho pensato subito al tè proprio perché questa bevanda calda si racconta, invita, avvicina, si offre. Il tè richiama il Libro. È sinonimo di ospitalità e convivialità. E diventa anche pretesto per incontri e riflessioni.
In un momento storico che nega a tanti giovani la possibilità di realizzarsi nel lavoro, che rende letteralmente un’impresa ogni tentativo di intraprendenza affogandolo con la burocrazia e disseminando il percorso di bollettini di rischio, che tipo di investimento rappresenta l’idea di aprire una libreria?
Nel mio caso è il concretizzarsi del “Sogno della mia vita”.
Di sicuro quella di aprire una libreria non è stata una decisione presa al momento, ma è maturata dopo un particolare e lungo percorso formativo. Di certo è un’impresa importante e rischiosa. È vero che questo particolare momento socio/politico/economico è demoralizzante e non offre di certo prospettive future molto entusiasmanti. Ma perché non provare comunque? Credo che un po' di coraggio e molta passione possano fare la Grande Differenza. Io mi sveglio ogni mattina felice di quello che sto costruendo giorno per giorno, ed è questo che dico ai miei coetanei (e non) in difficoltà o scontenti delle loro situazioni lavorative. Fino a pochi mesi fa anche io ingrossavo le fila dei disoccupati, ma i sogni nel cassetto fanno la muffa e bisogna trovare il coraggio di tirarli fuori, in barba a previsioni negative, burocrazia lenta e aiuti statali inesistenti. Si tratta dell'investimento personale più importante, quello basato sul proprio futuro.
Nell’Era di Amazon, cosa muove le persone, soprattutto i giovani, a fare un salto in una Libreria? Le “nuove” tecnologie e i social network secondo te sono d’aiuto o distraggono dall’impegno che richiede la lettura?
Ho lavorato in una biblioteca pubblica per sei anni, e lo scopo principale era quello di sensibilizzare alla lettura, avvicinando anche i più piccini al mondo del libro. Questa è la linea che voglio continuare a portare avanti anche adesso, con i mezzi che ho per farlo. Ma bisogna agire in modo intelligente: credo che i social network possano servire in qualche modo a incuriosire possibili futuri lettori; diversi blog infatti propongono recensioni e autori indipendenti pubblicano nei loro spazi virtuali i loro elaborati. Personalmente resto molto affezionata al cartaceo, essendo un poco diffidente verso le nuove tecnologie, amando l'odore della carta stampata e il fruscio delle pagine. Le librerie hanno un fascino tutto particolare: in una libreria ci si perde, si trovano piccoli tesori tra gli scaffali, il libro ha la sua fisicità e un suo particolare magnetismo. È un mondo diverso. E poi, per i librai, è un piacere essere consultati su recensioni di libri e potremmo disquisire per ore su testi e volumi: non aspettiamo altro... e questi servizi Amazon non li offre!
Ma la cosa più importante è che si legga. Sempre.
Quali iniziative ha attuato in questi primi mesi di apertura e ha in programma per il 2013 la Piccola Libreria?
Il mio progetto è quello di rendere la libreria un organismo sempre attivo e mai statico organizzando ogni mese eventi e proponendo iniziative che offrano a tutti la possibilità di avvicinarsi al mondo del Libro. Mi piacerebbe che diventasse un punto di riferimento anche per scrittori emergenti, e non solo. Sono benvenuti anche gli artisti. In questi primi tre mesi di apertura sono stati realizzati incontri con esiti più che positivi: la presentazione dell'ultimo romanzo fantasy scritto da Demetrio Battaglia; per i bambini è stato proposto un evento musicale con la partecipazione del quartetto di sassofoni Scaligeri sax Quartet, che hanno musicato la celebre favola Pierino & il lupo di Prokof'ev; a dicembre poi la serata di riflessione con il manager-filosofo Sebastiano Zanolli che ha avuto come tema “Le doti per sopravvivere alla Società Liquida”; una mostra di ritratti dell'artista Federica Vettori, e questo ciclo di incontri si è concluso con un reading di letture sul Natale con l'associazione culturale La Fucina Letteraria. Mi impegnerò tanto anche nel prossimo anno per organizzare sempre qualcosa di nuovo. In gennaio ci sarà l'autrice Sabrina Dal Molin che presenterà il suo libro e in primavera un seminario di tre serate che avrà come tema “Uomo & Donna: questi sconosciuti”.
Qualche consiglio di lettura: la libraia cosa leggerà durante le Feste?
Leggerò la favola Lo Schiaccianoci nell’edizione di Donzelli. Non smette mai di incantarmi. Uscita dalla penna di Hoffmann nel 1816 è diventata presto un classico della fiaba di tutti i tempi. La sua fortuna si legò anche a quella di un indiscusso maestro, Alexandre Dumas, che nel 1845 seppe raccontarla a modo suo. Chi non si ricorda le vicende dell'omino di legno, capace di frantumare anche le noci più dure, che fa la sua comparsa ai piedi di uno scintillante abete la notte di Natale nella dimora di Marie e Fritz?
E poi sulla scrivania c'è un libro che mi aspetta da qualche giorno, l'ho già letto, ma merita di essere ripreso più e più volte: è Il miglior amico dell'orso dell'autore finlandese Arto Paasilinna. La trama è questa: per il suo cinquantesimo compleanno, il pastore Oskari riceve dai parrocchiani un dono molto particolare: un cucciolo di orso. Distanti dal voler rendere omaggio a una guida spirituale amata e rispettata, i suoi fedeli coltivano la speranza che, una volta cresciuta, la belva si cibi del pastore in crisi di vocazione e dell’odiosa moglie. Sorprendentemente, però, l’orso mostra fin da subito notevoli doti di adattamento e l’uomo, troverà in lui un prezioso servitore e una via di fuga dalla sua grigia esistenza di provincia. Libro divertente e scorrevole: lo consiglio vivamente!
E poi... di sicuro non mancheranno dei libri-regalo sotto il mio alberello di Natale.
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