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Questa è Ros Angeles
A Rosà esiste un'associazione di skaters per tutelare uno sport spesso sottovalutato. Ne abbiamo parlato con i responsabili per conoscere meglio questa realtà.
Pubblicato il 02 giu 2010
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Lo skateboard è ancora largamente ghettizzato qui in Italia. Spesso visto come sfogo per ragazzi disagiati e associato ai teppistelli di strada, raramente riceve la qualifica di "sport", raramente viene considerato qualcosa più che un passatempo per vandali. Desiderosi di approfondire la conoscenza di questo mondo poco conosciuto, abbiamo incontrato Roberto Peruzzo (detto Ube), Luca Bianchin (che alcuni chiamano The Legend) e Alberto Visentini (per gli amici Albertino), tre ragazzi che fanno parte dell'Associazione Ros Angeles, nata il 14 ottobre del 2004, per tutelare e prendersi cura dello skatepark costruito, proprio nel 2004, dal Comune di Rosà.
Che cos'è, concretamente, Ros Angeles?
Un'immagine dello skatepark
Roberto: E' un'associazione, formata da un gruppo di amici, volta a preservare e mantenere lo skatepark di Rosà. Il "nucleo direttivo" è composto da una decina di persone: sono quelle che prendono le decisioni e che hanno l'effettiva responsabilità della struttura, tutte tesserate e regolarmente registrate.
Com'è nata l'idea dell'associazione? Insomma, se penso al mondo dello skate difficilmente penso a una realtà organizzata, strutturata…
Roberto: Noi facciamo skate dal 1990-'91, qualche componente dell'associazione, come Luca, ha iniziato addirittura prima, negli anni '80. All'epoca eravamo ragazzini di 14-16 anni eppure ci rendevamo conto che ci mancava uno spazio in cui praticare lo sport che amavamo. Insomma, ogni Comune mette a disposizione campi da calcio, da basket, da pallavolo per i ragazzi. Perché non delle rampe per lo skate? Ma visto che lo skateboard in Italia era una cosa recente abbiamo pensato che il cambiamento non potesse venire dal' "alto", dalle istituzioni, che forse neppure si accorgevano di questa realtà nascente, e dovevamo essere noi i primi ad agire per far cambiare le cose. Così abbiamo iniziato a far richieste al Comune, anche formali, ma cadevano tutte nel vuoto, apparentemente inascoltate. Poi, nell'estate del 2004, abbiamo visto che erano stati avviati dei lavori nel parcheggio delle Piscine di Rosà. Ci siamo informati e abbiamo scoperto che stava per nascere il primo skatepark del Comune. Allora abbiamo capito che avremmo dovuto impegnarci per far sì che quella struttura fosse solo l'inizio, per riuscire a meritarci quello spazio che, finalmente, ci veniva concesso.
Luca: Avevamo paura che se la struttura fosse caduta in disuso o fosse stata lasciata liberamente ai ragazzi, senza controllo, in poco tempo il Comune avrebbe deciso di convertirla in un campo da calcetto o in qualche altra struttura più "accettabile". Ma per una volta che ci veniva dato uno spazio non avevamo intenzione di perderlo.
Alberto: C'è da dire che probabilmente, almeno all'inizio, il Comune non vedeva di buonissimo occhio lo skatepark e forse un po' ci sperava che lo trascurassimo, così poi sarebbe stata colpa nostra se non ci fosse stato uno spazio dedicato a noi.
Ci sono stati screzi con il Comune?
Roberto: Assolutamente no. Abbiamo avuto cura dello skatepark fin dall'inizio, e questo credo che abbia colpito positivamente il Sindaco e l'assessore (all'epoca l'assessore allo sport del Comune di Rosà era Giovanni Zen, ndr). E poi devo dire che comunque il Comune fa tanto per noi, grazie all'impegno costante degli assessori Lando e Ballico… Innanzitutto ci dà la luce gratis, che è una cosa molto importante, visto che molti skaters, specie quelli un po' più "grandi" come noi, di giorno lavorano, perciò possono venir qui solo di sera. E poi ci concede sempre il patrocinio per il contest estivo che organizziamo ogni anno, ci dà qualche soldo per organizzarlo…
Quindi siete finanziati dal Comune?
Alberto: Decisamente no. Cioè, qualcosa ci danno, ma non abbastanza. Noi ci prendiamo cura del parco, lo teniamo pulito, teniamo d'occhio e riprendiamo i ragazzini che ci vengono e che delle volte sono davvero maleducati e irrispettosi, ma lo facciamo a titolo gratuito. Nessuno ci paga per farlo, è un'iniziativa nostra, una cosa che facciamo perché ci teniamo.
Ci abbiamo messo soldi nostri in questo progetto, altri li ricaviamo dal contest estivo, altri ancora da finanziamenti regionali volti a sostenere i progetti che coinvolgono i giovani.
Il Comune, all'inizio ci aveva dato solo due strutture, adesso ne abbiamo molte di più e ben più complesse di quelle di partenza.
Luca: Si, comunque sono due ottime strutture, sono ancora lì e le usiamo ancora.
Alberto: E' vero. Ma le altre le abbiamo portate qui noi.
Sono costate molto?
Roberto: In realtà siamo riusciti a limitare i costi con un po' di inventiva. La scorsa estate, per esempio, abbiamo costruito una struttura tutta da soli, dall'inizio alla fine. Abbiamo comprato la lamiera, assemblato i pezzi. E' stato un lavoraccio ma ne è valsa la pena, ci ha dato tanta soddisfazione. Altri pezzi ci sono stati donati dallo Zucka, lo skatepark di Carmignano, e dal negozio di Dodi, a Mestre, che qualche anno fa ha chiuso e ci ha dato qualche pezzo gratuitamente.
E con i vostri "vicini" ci sono problemi?
Roberto: Per nulla, i gestori delle piscine sono fantastici, gentilissimi, non ci hanno mai detto niente, mai fatto storie, conviviamo pacificamente, senza problemi.
Alberto: Abbiamo avuto qualche problema coi genitori dei bambini che vanno alla scuola inglese qui a fianco. Portavano nello skatepark i bambini appena usciti da scuola, li facevano giocare sulle strutture come se fosse un parco giochi e ci sgridavano se usavamo le tavole, perché erano pericolose per i bambini.
Roberto: Ma abbiamo risolto facilmente: abbiamo richiesto al Comune di affiggere un cartello che elencasse le regole dello skatepark, che stabilisse dei limiti, che spiegasse che quella era una struttura sportiva a tutti gli effetti, non uno spazio libero, in cui vince chi urla o si lamenta di più. Alla fine i genitori hanno capito. Ma non sarebbe successo se non fossimo stati un'associazione, se non ci fossimo istituzionalizzati. Questo ci permette di essere tutelati e ci consente di prenderci cura del parco.
Luca: Anche perché ci sembrava brutto dover recintare lo skatepark, proprio perché ci piace mantenerlo libero, aperto a tutti, il più vicino possibile allo spirito in cui è nato lo skateboard: come sport di strada, aperto all'inventiva.
Avete citato lo Zucka: che rapporto c'è con gli altri skatepark?
Luca: Premettiamo che gli skatepark, in Italia sono davvero pochi.
Roberto: Sì è vero l'Italia è piuttosto indietro sugli skatepark. Altro che all'estero, e non parlo solo degli Stati Uniti, dove lo skateboard si pratica dagli anni '60 ed è ormai largamente accettato. Anche nel resto d'Europa gli skaters hanno ormai una certa credibilità e riconoscimento.
Lì sono organizzati, hanno strutture pazzesche, giganti, dove ti vengono fornite assicurazione e protezioni adeguate. Ti basta andare in Alto Adige e già trovi degli skatepark paurosi, bellissimi. Ma nel resto dell'Italia questa organizzazione non c'è e quindi è anche difficile creare una rete forte, su cui costruire dei progetti comuni. Tuttavia qualcosa si sta muovendo, ad esempio a Vicenza è stata costruita una bellissima bowl in cemento: un sogno che avevamo fin da bambini diventato realtà!!
E noi cerchiamo di mantenere e sviluppare i contatti il più possibile con gli altri skatepark, cosa che abbiamo fatto fin dall'inizio con lo Zucka di Carmignano di Brenta, che è una struttura molto bella e che ci ha aiutato e supportato un sacco. Addirittura, in occasione dell'inaugurazione, che abbiamo fatto in collaborazione con il Rockon, gran parte del materiale ci è stato prestato proprio dai ragazzi dello Zucka. Altre realtà molto belle, da tener d'occhio in zona, sono gli skatepark di Marostica, Facca, Schio. Insomma, ci sono delle realtà nascenti davvero interessanti e l'obiettivo comune è proprio quello di riuscire ad unirci per dar voce allo sport che amiamo.
Ma quindi c'è stata anche un'inaugurazione ufficiale?
Roberto: Certo, nell'estate del 2005. Inoltre, l'inverno precedente (nel 2004), avevamo organizzato una festa al Vinile per riuscire ad autofinanziarci: l'Old School Skate Park, che ha avuto un successo pauroso, inaspettato. Addirittura, a un certo punto, i gestori del Vinile hanno dovuto bloccare gli ingressi e mandar via la gente che aspettava di entrare: dentro ce n'era già troppa.
Luca: E sì che era iniziata male, quella giornata. La sera prima, quando era già tutto allestito, è venuta una tempesta che ha distrutto gazebo e impianto audio: 800 euro di danni. Ma alla fine siamo riusciti a ripagare tutto, grazie al successo della festa. Da lì è iniziato un appuntamento fisso: ogni estate organizziamo un contest accompagnato da musica, esposizioni artistiche o fotografiche, qualche spritz, qualcosa da mangiare.
E il contest come funziona? Ci sono delle regole, dei punteggi,…?
Roberto: Ci sono varie tipologie di contest, la più diffusa è quella in cui ogni skater in un tempo prefissato (di solito 1 minuto) fa la sua "run", il suo percorso. I giudici valutano la difficoltà, lo stile, la fluidità e la continuità dei tricks fatti. Non c'è una "coreografia" preimpostata da eseguire, ognuno si costruisce il suo percorso. Lo skateboard è una disciplina istintiva, molto libera e difficile da regolamentare. Posso decidere di fare uno gara in cui si vede chi fa meglio un trick piuttosto che è un altro, ma la vera bravura si vede nelle prove libere, dove uno deve "viversi" la pista da sè, deve costruirsi il suo percorso, muoversi, usare strutture diverse, assemblare trick diversi tra loro, possibilmente senza interruzioni, con fluidità.
Ci sono dei criteri di valutazione che si imparano ai corsi per giudici ma di solito vengono apllicati nelle gare a livello nazionale. Nel caso del nostro contest sono gli skaters più anziani a valutare: per un giorno ci trasformiamo in giudici.
Ma se, come avete detto, concretamente è difficile stabilire delle "regole", come fate a dare un giudizio?
Luca: In realtà dopo tanti anni ci sono dei parametri sulla base dei quali si può dare un voto più alto o più basso. Lo senti a pelle, è una cosa immediata. Poi ci sono anche dei giudizi più standard, più rigidi, ma sono applicabili solo a certi aspetti, a certe pratiche dello skateboard. Allo skateboard più autentico, quello di strada, non puoi imporre delle griglie di valutazione troppo rigide.
Alberto: Anche se c'è chi lo vuole istituzionalizzare di più, in modo da farlo riconoscere come uno sport a tutti gli effetti.
Ma non è già riconosciuto come uno sport?
Luca: In parte sì ma per molti è ancora un semplice passatempo. Per me è uno sport a tutti gli effetti: ci vuole una preparazione atletica tostissima, addominali, fiato e soprattutto gambe. Bisogna lavorare tanto sulle gambe. Per riuscirci c'è chi va a correre, chi va in palestra, chi nuota. Ma i muscoli servono, senza fai ben poco.
Roberto: C'è anche chi sta cercando di proporlo come sport olimpico, ma per riuscirci bisognerebbe avere una federazione nazionale almeno, adesso siamo troppo divisi, dispersi, non siamo organizzati a livello nazionale.
Alberto: E chi cerca di organizzarci lo fa principalmente per scopi economici, per guadagnarci qualcosa. Ma incontra molte resistenze: gli skaters hanno avuto talmente vita dura qui in Italia, che solo gli appassionati veri hanno resistito. E una passione non la pieghi facilmente, e difficilmente puoi "comprarla". Qualcosa, nell'ultimo anno, ha cominciato a muoversi, l'importante è che siano gli skaters a prendere in mano la situazione, non gente che con lo skate non ha nulla a che fare.
Roberto: E poi c'è ancora tanta confusione. Ci ha contattato a più riprese la Federazione Italiana Hockey e Pattinaggio, per proporci di unirci a loro, ma a me sembra un'assurdità.
Cosa vi riserva il futuro? Sogni, aspettative,…?
Roberto: Se devo volare alto, sogno uno skatepark più grande con strutture più nuove, un coinvolgimento maggiore della comunità, riuscire a portare qui a Rosà eventi nazionali o addirittura internazionali. Alla fine ci guadagnerebbero tutti.
Luca: L'evento più immediato, comunque, è il contest annuale che quest'anno si terrà il 10 e 11 luglio.
Roberto: Il tema è quasi sicuro: "Boscaiolo Edition". Gente vestita con camice a quadri, scarponcini da lavoro, seghe finte in mano… Vogliamo giocare sul legame ideale tra questi due mondi: i boscaioli tagliano la legna per vivere, per noi il legno è fondamentale, visto che è la materia prima con cui sono fatti i nostri skateboard.
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