Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 28-10-2011 19:07
in Attualità | Visto 3.006 volte

Divorzio alla misquilese

Incomprensioni, conti in sospeso e la vicenda Bassano Fiere: il sindaco di Mussolente Maurizio Chemello attacca la collega di Cassola Silvia Pasinato sui motivi che hanno portato alla rottura dell'Unione dei Comuni

Divorzio alla misquilese

Il sindaco di Mussolente Maurizio Chemello: "Non c'è da stupirsi se la sindrome del "fratello minore" si è diffusa in maniera così estesa a Mussolente"

C'è una vecchia ruggine tra gli elementi che hanno portato al deterioramento dei rapporti interni e al conseguente scioglimento dell'Unione dei Comuni di Cassola e Mussolente, deciso con un atto deliberato dall'Amministrazione misquilese. Non è certamente l'unica, ma accanto alle considerazioni di ordine economico è una delle più importanti.
Una ruggine che si chiama Bassano Fiere: ovvero l'operazione con la quale, l'anno scorso, tre amministratori comunali di Cassola - con il sindaco Silvia Pasinato in testa - avevano deciso di costituire assieme ad altre persone, in qualità di soci privati, il nuovo ente fieristico da cui dopo alcuni mesi si sarebbero dimessi e la cui vita sarebbe durata poco meno di un anno.
Il tutto dopo la rinuncia del Comune di Cassola al previsto ingresso in veste istituzionale nella compagine societaria di Fiere del Grappa, la società fieristica di Mussolente.
Che la nascita del secondo ente fiera fosse destinata a diventare il pomo della discordia tra i due Comuni lo si era visto sin da subito (notizie.bassanonet.it/attualita/6641.html), ma la questione riveste ancora oggi un ruolo di primo piano nello scontro a distanza, anche se molto ravvicinata, tra le due Amministrazioni.
E' quanto emerge da un comunicato trasmesso oggi alle redazioni dal sindaco di Mussolente Maurizio Chemello, in risposta alle affermazioni in parte diffuse alla stampa e in parte effettuate in consiglio comunale dalla collega cassolese.
“Sulla questione fiera - afferma nella nota il sindaco di Mussolente - sappiamo tutti come è finita la vicenda, che viene ovviamente sottovalutata. La storia di Cassola, che una volta recatasi dal notaio per l'acquisto della quota si è sentita non gradita, è semplicemente assurda; la verità è molto più semplice. I soci di Fiere del Grappa hanno avuto l'ardire di eleggere un presidente non gradito a Cassola, e per espiare il delitto di lesa maestà si sono trovati una fiera contro. Anche in questo caso il fratello minore ha disubbidito ed ha dovuto pagare per le proprie colpe.”
“L'uscita degli amministratori di Cassola da Bassano Fiere - aggiunge Chemello - è stata unicamente dettata dalla disastrosa situazione finanziaria che si stava delineando, e che ha avuto piena evidenza dopo pochi mesi; si è semplicemente abbandonato una barca che faceva acqua da tutte le parti, ma che è stata creata per essere una corazzata contro Mussolente.”
Storie di contrasti e di incomprensioni che si sono poi allargate a macchia d'olio, con la recente decisione di Mussolente di ritirare dall'Unione la funzione di Polizia Locale, fino al divorzio finale.
In un intervento dei giorni scorsi, il sindaco Pasinato dichiarava di “aver appreso con grande amarezza la decisione del gruppo di maggioranza di Mussolente di recedere dall’Unione dei Comuni Cassola Mussolente”. Una decisione che per il primo cittadino di Cassola porterà “notevoli conseguenze negative”, tra le altre cose, sugli “equilibri economico-contabili”.
“Tali riflessi negativi - rimarcava la Pasinato - saranno determinati in ragione del venir meno dei contributi istituzionali dati all’Ente Unione dei Comuni (euro 291.626 dato 2010), che vengono poi ripartiti tra il Comune di Cassola e il Comune di Mussolente, in parte in ragione del numero di abitanti, e in parte in base ai servizi di competenza trasferiti, come voci di entrata nel bilancio. Tali somme, nel bilancio di previsione anno 2012 verranno a mancare.”
“La fase che ci attende - dichiarava ancora il primo cittadino di Cassola - non sarà facile: dovrà essere ricalibrata tutta la struttura dell’Unione dei Comuni, e dovranno essere riordinati i conti, anche considerando le somme (circa 200.000 euro) che Mussolente deve per il riequilibrio dei conti riguardo alle manutenzioni.”
“Più che essere preoccupata per i 200.000 euro rivendicati a fronte di un presunto errore di attribuzione che non è previsto né dallo statuto, né dai bilanci approvati nel corso degli anni - replica Chemello -, la mia collega dovrebbe preoccuparsi delle somme che Cassola deve rimborsare all'Unione entro il 31.12.2011 che al 9 settembre scorso ammontavano a 676.567,81 euro per manutenzioni straordinarie fatte da Cassola e pagate dall'Unione che è stata usata impropriamente come banca.”
Non bastasse la diatriba sulle cifre, a gettare ulteriore benzina sul fuoco si aggiunge anche il “retroscena” di un presunto contrasto tra il sindaco di Cassola e l'assessore di Mussolente Franco Ferraro che secondo quanto avrebbe fatto intendere la Pasinato in consiglio comunale sarebbe stato all'origine della rottura dell'Unione.
“La mia collega Silvia Pasinato - contrattacca Chemello - si dovrebbe rassegnare al fatto che il recesso dall'Unione dei Comuni è stato deciso all'unanimità dal gruppo di maggioranza di Mussolente, e che la ricerca di motivazioni stravaganti da lei esposte in consiglio comunale, non ha senso.
Il fatto di aver attribuito ad un assessore di Mussolente il potere soprannaturale sulle menti di altre persone, è inoltre offensivo per il gruppo che rappresento, visto che si nega a priori che tale scelta possa essere fatta in piena libertà e coscienti del peso di cui ci saremmo caricati.”
“Questo - conclude il sindaco di Mussolente - è purtroppo l'emblema del rapporto con Cassola, che pretende anche in questa occasione di interpretare il pensiero altrui decidendone a suo piacimento la lettura più conveniente, o semplicemente arrogandosi il diritto di fare i conti in casa altrui anziché preoccuparsi dei propri.
Non c'è da stupirsi se la sindrome del “fratello minore” si è diffusa in maniera così estesa a Mussolente tra i cittadini e gli amministratori stessi. Avevo, forse con troppo ottimismo, auspicato un divorzio consensuale, ma le ultime uscite della mia collega hanno spazzato via ogni speranza.”

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