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Pubblicato il 14-06-2009 17:43
in Attualità | Visto 1.752 volte

Incontro con Giampaolo Pansa

Ieri a Palazzo Roberti la presentazione de “Il revisionista”

Incontro con Giampaolo Pansa

Giampaolo Pansa tra il pubblico l'Assessore Elena Donazzan

Ieri nell’incontro a Palazzo Roberti Giampaolo Pansa, un protagonista del giornalismo del nostro Paese, ha parlato del suo viaggio nella storia italiana dell’ultimo secolo. Sfogliare le pagine dei libri di Pansa fa molto rumore, lui stesso ricorda durante la presentazione l’impatto che ebbe sui lettori “Il sangue dei vinti”, che avrebbe voluto intitolare “Sangue nero”, e per sdrammatizzare l’eco delle parole racconta che forse la scelta voluta dall’editore è stata la migliore altrimenti sarebbe sembrato un titolo alla Quentin Tarantino. Non lo irrita chi lo definisce “revisionista”, dice - ... all’inizio lo ritenevo un mezzo insulto. Poi, libro dopo libro, la parola revisionista ha cominciato a piacermi. E ho iniziato a usarla. Anzi a rivendicarla con orgoglio, e cerco di schivare quelle che considero freccette di carta”. Ai suoi accusatori (c’erano stati episodi di intolleranza e contestazione anche a Bassano nei suoi riguardi) Pansa risponde che bisogna superare le reticenze e i silenzi che ancora avvolgono alcune pagine importanti della nostra Storia, il continuare a scavare è un tentativo di dar voce a migliaia e migliaia di persone che hanno vissuto i drammi innegabili di una guerra civile. A metà tra un’autobiografia e un libro storico, “Il revisionista” si apre con i ricordi dell’infanzia e delle esperienze giovanili dell’autore, passa attraverso il racconto degli anni della guerra, arriva sulla lunga strada di una vita trascorsa tra la carta stampata, fa tappa agli incontri con i personaggi che hanno scritto la storia italiana. Il giornalista che è stato per 14 anni alla guida di “La Repubblica” e 31 anni all’Espresso ha risposto alle domande di Luigi Bacialli e parlando a ruota libera ha fatto scorrere i fotogrammi del caso ancora irrisolto di Piazza Fontana, degli anni del terrorismo, degli incontri segreti tra Berlinguer e Almirante, ha accennato al film “Miracolo a Sant’Anna” di Spike Lee come ad un esempio attuale del tentativo di una lettura non semplicistica dei fatti e delle storie; ha affermato che la proposta di limitare l’uso delle intercettazioni nelle inchieste giudiziarie, così com’è espressa, non limita il corso della giustizia ma mette freno al malcostume di certa stampa, ha ricordato più volte durante l’incontro le parole di sua nonna, una frase che ha sempre guidato la sua ricerca di giornalista come un faro: “qui non me la contano giusta”.

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