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Povera, ma Fiera
Sempre meno animali in esposizione alla Fiera Franca del Bestiame di Bassano, tradizionale anteprima del weekend con le bancarelle in centro storico. Ma una visita curiosa, come sempre, è irrinunciabile
Pubblicato il 05 ott 2023
Visto 12.443 volte
Ebbene sì: sono un abitudinario.
Natale con i tuoi, Pasqua con i tuoi 2 La Vendetta, Ferragosto moglie mia ti conosco (è anche il giorno del suo compleanno) e primo giovedì di ottobre Fiera Franca del Bestiame a Bassano, tradizionalissima anteprima dell’invasione degli ultracorpi del prossimo weekend in centro storico.
Giovedì gnocchi? No: giovedì mucche.
Gallina Padovana col gran ciuffo (foto Alessandro Tich)
Come scrivo e ripeto ogni anno, è un appuntamento a cui non posso mancare, una irrinunciabile scampagnata urbana.
Non devo comprare vitelli: devo assorbire visioni. Cose che vedi solamente una volta all’anno, da una parte sempre uguali e, dall’altra, sempre nuove.
Anche per questa edizione, nella consueta sede del tratto di viale De Gasperi adibito a fattoria degli animali, la manifestazione può essere suddivisa in tre principali comparti.
Comparto A: Sezione Oktoberfest. Quella con le bancarelle che vendono utilissime cose inutili e soprattutto coi furgoni delle gastronomie ambulanti che rifocillano senza sosta la ressa dei visitatori dell’evento.
Comparto B: Sezione Bestiame. È la fiera del giovedì vera e propria, coi capi esposti al di qua e al di là dell’aiuola spartitraffico in mezzo alla carreggiata, in realtà più per farsi fotografare dagli smartphone di città che per farsi acquistare dagli acquirenti di campagna.
Comparto C: Sezione Nulla. È il tratto terminale della fiera, tra circa la metà dell’area dedicata all’esposizione e la rotatoria all’incrocio con Santa Croce, svuotato dalla sempre crescente mancanza di animali da esibire per l’occasione.
Il Comparto A, come sempre, è quello più affollato: un intero popolo di mandibole assiepate sui tavolini o davanti ai banconi per rendere onore al supremo rito del panino onto, con bicchiere di birra o di vino abbinato, sin dall’apertura della fiera di primo mattino.
“Ae 6 ghe iera pi paninari che vache”, ha commentato un utente sulla pagina Facebook di Ponteveciogram. Inevitabile, vorrei dire. Non solo perché i paninari sono sempre tanti, ma anche perché le vacche, di anno in anno, sono sempre di meno.
Persino il recinto dei capi bovini più fighi, quelli che partecipano all’altrettanto tradizionale concorso del Bue Grasso, è più sguarnito rispetto alle passate edizioni.
Ci sono anche alcuni cavalli, qualche asino e un po’ di galline, ma si tratta sempre di pochi esemplari.
Certamente la fiera mantiene il suo fascino, ma forse è arrivato il tempo per gli organizzatori di pensare a una formula diversa, magari allargando l’esposizione anche ad altre specie di animali da allevamento, per evitare che l’evento di viale De Gasperi diventi in futuro il viale del tramonto.
Tanto o poco che sia, il bestiame esposto alla Fiera Franca è sempre motivo di grande curiosità, specialmente per gli occhi innocenti dei bambini.
I piccoli dell’asilo di un’intera classe, controllati a vista dalle maestre e invitati a farlo dall’allevatore, accarezzano con le loro manine il muso di Marco.
Marco è un asinello e sembra gradire tutta questa attenzione nei suoi confronti.
“C’è il vitello che ciuccia la mammella!”, grida sorpresa, poco più in là, una bambina in visita con la famiglia. Anch’io assisto alla scena e la immortalo: un vitellino intento a suggere il suo nutrimento dalla ghiandola mammaria di mamma mucca.
Bellissimo, è la natura che si racconta in diretta. Ed è importante far capire ai più piccoli che all’origine è lo stesso latte che troviamo in bottiglia, nelle mozzarelle o nei formaggini che compriamo al supermercato. Si chiamerebbe, in teoria, “latte vaccino”: ma è un aggettivo che suona poco simpatico.
Smartphone scatenati anche all’angolo dedicato alle galline.
Ci sono le galline Padovane col gran ciuffo, le “regine dei polli ornamentali” come le definisce qualcuno su internet. Sono esposte in due stie, in un derby di piumaggi bianconeri o arancioneri e con quelle loro creste gonfie che le fanno sembrare delle meravigliose testone.
Una di loro, quella che vedete nell’immagine pubblicata sopra, staziona in libertà sopra la gabbia e si fa fotografare volentieri, più superba e civettuola del suo cugino pavone (è un gallinaceo anche lui).
Accanto alle stie delle Padovane ciuff ciuff, ce n’è una con altre galline dal piumaggio così morbido che sembrano fatte di peluche. Sono le coccodè della razza Cocincina nana, originaria, ai tempi che furono, di Pechino. “Made in China”, dunque, ma ormai da lungo tempo nostrane a tutti gli effetti. Qui da noi stanno probabilmente meglio, lontane dagli artigli del grande gatto Miao Tse-tung.
Per il resto, la Fiera Franca del Bestiame col concorso del Bue Grasso, ouverture folcloristico-zootecnica dell’autunno bassanese, è sempre quella e guai se non lo fosse.
Gli allevatori rimangono in paziente attesa di produrre qualche affare e tra un capo e l’altro si scoprono quelli che sono ormai gli ultimi mediatori, sempre più anziani, col loro tipico bastone in mano.
Esco dall’area della manifestazione, per tornare in centro a Bassano, ripercorrendo a ritroso il Comparto A. Sono quasi le undici e mezza ed è l’ora di punta del rito collettivo della panino onto experience: non c’è praticamente un tavolino libero.
Butto anche un’occhiata alle bancarelle, apripista di quelle che invaderanno il centro tra sabato e domenica, per scorgere qualche prodotto in vendita di utilissima inutilità da annotare nel mio bloc notes. Uno su tutti: “la colla che non scade”. Caspita: ritornando al latte di mucca e ai suoi derivati, non sapevo che la colla fosse come uno yogurt.
Non sarebbe poi Fiera Franca senza il suo prodotto da bancarella per eccellenza: lo scopetto dal manico lungo, quello per togliere le ragnatele dal soffitto.
Ed è quasi epica la visione di una signora seduta a un tavolino che con la mano destra tiene il suo panino onto, mentre con la sinistra impugna lo scopetto appena comprato, reggendolo in piedi come l’alabarda di una guardia svizzera.
Tutto ciò è semplicemente fantastico. E pazienza se, come posso confermare anch’io, alla Fiera Franca del Bestiame ci sono più paninari che vacche.
Dalla povera ma Fiera per questa edizione è tutto, a voi la linea.
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