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Riserva della Boh-sfera
Da un articolo del settimanale La Vita del Popolo nuovi spunti su una questione già evidenziata da Bassanonet: il grande silenzio calato sul Grappa dopo la nomina del Massiccio e del comprensorio circostante a Riserva della Biosfera MaB Unesco
Pubblicato il 23 gen 2023
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Grappa? No grazie, meglio un digestivo. Perché certe grandi ambizioni gridate ai quattro venti ma non ancora calate nella realtà sono difficili da digerire.
Oggi il sindaco di un Comune della pedemontana trevigiana mi ha mandato su WhatsApp il link di un articolo pubblicato online dal settimanale diocesano La Vita del Popolo.
E, conoscendo come la penso sull’argomento, mi ha chiesto scherzando: “Lo hai scritto tu?”.
Foto Alessandro Tich
No, ovviamente non l’ho scritto io ma il bravo collega Mariano Montagnin, un pilastro dell’informazione nel comprensorio delle Terre di Asolo e del Monte Grappa.
Vi anticipo innanzitutto il titolo dell’articolo: “Grappa Dimenticato? I tanti progetti per la Riserva della Biosfera MaB Unesco, tutti fermi”.
Sottotitolo: “Nel 2021 il Monte Grappa è stato dichiarato ufficialmente dall’Unesco “Riserva della Biosfera”, con grande risonanza mediatica. Da allora, un grande silenzio è sceso sul Grappa, che avrebbe bisogno invece di alcuni interventi urgenti”.
Capite subito dalle righe qui sopra quale sia la questione sollevata dalla testata di informazione e approfondimento della Diocesi di Treviso. Un intervento critico a mezzo stampa che mi trova pienamente concorde, avendo il sottoscritto evidenziato il problema già in tempi non sospetti.
Era lo scorso 10 ottobre e pubblicavo su Bassanonet il mio editoriale intitolato “Senza se e senza MaB”. Col seguente sottotitolo: “Oltre un anno fa la prestigiosa nomina del Monte Grappa a Riserva della Biosfera MaB Unesco. Coinvolti nel progetto 25 Comuni tra cui Bassano. Ma nessuno, ancora, sembra essersene accorto”.
Nel mio articolo - che ovviamente non ripercorro ma sintetizzo - ricordavo la data del 15 settembre 2021, quando il consiglio direttivo del programma MaB (Man and Biosphere) dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, in collegamento video da Abuja in Nigeria, comunicava ufficialmente l’importante riconoscimento. E prendevo atto del fatto che a oltre un anno da quella cerimonia di proclamazione non sia seguita da parte delle istituzioni pubbliche (Un’Intesa Programmatica d’Area, 25 Comuni di tre Province e tre Unioni Montane, inclusi nel territorio della Riserva della Biosfera) un’azione di comunicazione continua delle comunità residenti e di coinvolgimento diffuso della popolazione.
Dopo la nomina le attività della neonata Riserva sono proseguite come richiesto dal programma MaB, ma prevalentemente attorno ai tavoli tecnici degli addetti ai lavori.
Cioè che manca è quindi un “coinvolgimento dal basso” che stenta a concretizzarsi per una carenza di condivisione e di informazione nei confronti della cittadinanza.
Non siamo cioè ancora “consapevoli” di fare parte di un territorio che col riconoscimento Unesco al Massiccio del Grappa e all’intero comprensorio ad esso circostante ha ottenuto un incredibile valore aggiunto, ma la colpa non è nostra.
“È un inizio - concludeva quel mio editoriale - che sembra produrre scarsi segnali di vita, se non l’improduttivo ronfare di una Biosfera dormiente.”
L’articolo de La Vita del Popolo, pubblicato il 16 gennaio, è uscito nel periodo più problematico per il Grappa, quando il Generale Inverno mette a nudo tutte le carenze logistiche e strutturali del Massiccio.
Il collega Montagnin va sullo specifico e sul concreto, puntando il dito sui problemi reali e contingenti della montagna diventata un’area Unesco di valorizzazione della Biosfera.
“Dopo il tanto rumore per la proclamazione del Monte Grappa come “Riserva della Biosfera MaB Unesco”, un assordante silenzio - inizia l’articolo -. L’Ipa, Intesa Programmatica d’Area, Terre di Asolo e Monte Grappa, soggetto coordinatore, si è concentrata sui tavoli per la progettazione, ma intanto la situazione di Cima Grappa peggiora.”
L’accesso fortemente ridotto alla Galleria Vittorio Emanuele, i lavori per la demolizione della fatiscente base Nato slittati e attualmente bloccati, i limiti della viabilità con la strada Cadorna “che resta l’unico accesso in qualsiasi stagione, non agevole per i pullman e con tratti senza la protezione del guardrail”. Sono alcune delle piaghe del nostro “monte incompleto” su cui l’articolo mette il dito.
Il pezzo ripercorre anche le vicende del treno ormai quasi perso dei progetti per il Grappa presentati nel 2014 per un costo di 6 milioni di euro e arenati da allora presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Centenario della Grande Guerra, passato anch’esso come è passata “anche la speranza di ricevere fondi per valorizzare i numerosi percorsi storici del Grappa”.
Scrive Montagnin: “Le note che arrivano dai tavoli di lavoro raccontano di una mappatura dei sentieri, di vari progetti, ma non emerge un’ossatura, un’asse portante del turismo.”
E conclude: “Dopo aver registrato i diversi “annunci” da parte dell’Ipa “Terre di Asolo e Monte Grappa” sul MaB Unesco, ora gli operatori aspettano fatti concreti e quel rilancio auspicato da tutti, ma mai avvenuto.”
A quanto pare, dunque, tanto rumore ancora per nulla. L’ho scritto io e lo scrive adesso un giornalista che “vive” quotidianamente quel territorio, avendo pertanto, in modo diretto e non mediato, il polso preciso della situazione. Mi conforta dunque aver letto la sua analisi che conferma il poco entusiasmante (uso un eufemismo) stato delle cose.
Termino questo mio intervento con una annotazione specificamente bassanese.
Vi ricordate il progetto “B_HUB per la Riserva della Biosfera Monte Grappa”, alias “B_HUB Monte Grappa”, alias “HUB Biosfera”, alias “B_Site - Monte Grappa”?
Era un fiore all’occhiello dell’ex vicesindaco Roberto Marin, dimessosi lo scorso mese di settembre.
Ovvero dell’amministratore che per conto del Comune di Bassano del Grappa aveva seguito personalmente tutte le ultime fasi della candidatura, poi andata in porto, del Monte Grappa a Riserva della Biosfera MaB Unesco.
Si tratta, come ben sapete se siete nostri assidui lettori, di un edificio ecosostenibile la cui collocazione è prevista in Parco Ragazzi del ’99 in città. Un luogo fisico che dovrebbe svolgere il ruolo di spazio d’incontro e soprattutto di “incubatore di progetti e di idee” nell’ambito del programma MaB Unesco coinvolgendo principalmente i giovani per diventare un vero e proprio “acceleratore di sviluppo sostenibile”.
Se ne è parlato per un po’ di tempo, poi si è arrivati anche ai fatti concreti con l’improvvisa apparizione in viale delle Fosse, lo scorso mese di maggio, dell’“oggetto misterioso” simil-casa dei Flintstones ma avveniristico: il modulo abitativo autosufficiente e superecologico “Biosphera Genesis”, punta di diamante del Biosphera Project dell’impresa specializzata in costruzioni ecosostenibili Aktivhaus.
“Questa è un’ipotesi di campione - aveva dichiarato nell’occasione l’allora vicesindaco Roberto Marin - perché stiamo valutando la realizzazione, su questo modello, dell’“HUB per la sostenibilità” in Prato Ragazzi del ‘99, legato al progetto della Riserva della Biosfera.”
Una prospettiva confermata all’epoca anche dall’assessore ai Lavori Pubblici e futuro nuovo vicesindaco Andrea Zonta: “Il progetto di Biosphera Project apre la porta ad un progetto di filiera. L’HUB di Bassano verrà cioè progettato e fatto da aziende del territorio.”
Insomma: a giudicare dalle dichiarazioni dell’anno scorso, nell’era pre-dimissioni di Marin, la volontà politica di realizzare giù in Prato l’incubatore di idee della Biosfera del Monte Grappa appariva più che concreta. Di tutto e di HUB, verrebbe da dire.
Mi ricollego tuttavia ai due principali e tradizionali momenti di annuncio pubblico dei progetti, delle iniziative e dei lavori pubblici dell’amministrazione comunale in programma nel 2023: l’incontro di fine anno con i giornalisti del sindaco Elena Pavan e il discorso dello stesso sindaco Pavan alla recente cerimonia di San Bassiano. Del B_HUB avete più sentito parlare?
E più in generale avete più sentito una dichiarazione del sindaco Pavan o di chi per esso sul coinvolgimento della città di Bassano nel territorio riconosciuto dal programma Man and Biosphere dell’Unesco? Quella stessa Unesco di cui ci riempiamo la bocca per il tentativo di candidare il Ponte Vecchio alla lista dei Patrimoni dell’Umanità?
Sono i misteri che accadono, nella Riserva della Boh-sfera.
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