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Canova Caput Mundi
Presentata a Roma “Io, Canova. Genio Europeo”, la grande mostra che al Museo Civico di Bassano svela non solo l’artista ma anche l’Antonio Canova uomo, collezionista, diplomatico e protettore delle arti. Con un “colpo grosso” dall’Inghilterra
Pubblicato il 28 set 2022
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Roma la Città Eterna, Canova presentato al Ministero della Cultura e il professor Vittorio Sgarbi che pronuncia più volte il mio nome davanti a tutti in conferenza stampa.
Davvero una giornata epica.
Siamo ancora freschi dalla presentazione a Possagno del programma degli Anniversari Canoviani e il presidente di Fondazione Canova replica pubblicamente a quanto ho scritto nel mio articolo “Canova e Super Sgarbi” riportando le sue “punzecchiature”, come le ho definite, rivolte in quella occasione alla città di Bassano. Anche perché, qui nella capitale, la città di Bassano è presente in grande spolvero istituzionale: sindaco Elena Pavan, assessore alla Cultura Giovannella Cabion, direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi, presidente della commissione consiliare Cultura Chiara Tessarollo.
Foto di gruppo alla conferenza stampa al Ministero della Cultura a Roma (foto Alessandro Tich)
Ma tutto ciò, egregi lettori, merita un’attenzione e uno spazio a parte e pertanto ve ne riferirò nel prossimo articolo, che vi invito a non perdere.
È martedì 27 settembre ed è il giorno della conferenza stampa nazionale, al Ministero della Cultura a Roma, di presentazione della grande mostra “Io, Canova, Genio Europeo” in programma per il Bicentenario Canoviano dal prossimo 15 ottobre al 26 febbraio 2023 al Museo Civico di Bassano del Grappa. Solo il primo round di un’intensa due-giorni di lancio del grande evento, con una seconda conferenza stampa con i medesimi relatori indetta per mercoledì 28 all’Ufficio del Parlamento Europeo a Palazzo delle Stelline a Milano.
Qui nell’Urbe l’incontro si tiene nel Salone Spadolini del Ministero e non posso non ricordarmi che nel 1992 l’allora presidente del Senato Giovanni Spadolini inaugurò al Museo Civico di Bassano la grande mostra su Jacopo: è un buon segno.
Siamo nel cuore della capitale, di fianco a via del Corso e non lontano da quella via delle Colonnette dove Antonio Canova aveva la sua casa e il suo studio di scultore, definito da Stendhal “un luogo unico sulla terra”.
E come Canova fu uomo d’arte e di conoscenze politiche, frequentatore dei potenti del suo tempo, così questa zona del centro di Roma è un concentrato di arte e di potere, esecutivo e legislativo nella fattispecie. A una manciata di passi di distanza ci sono da una parte la Fontana di Trevi e, dall’altra, quel Pantheon che fu preso come modello per il Tempio Canoviano di Possagno.
Ma a neanche a un minuto a piedi c’è anche piazza Colonna con Palazzo Chigi, transennato e controllato a vista da polizia e carabinieri come l’attiguo Palazzo di Montecitorio. Due luoghi vuoti e apparentemente inanimati, in contrasto col viavai dei tantissimi turisti che brulicano per le meravigliose vie e piazze della Roma barocca.
Ma è comprensibile: la Camera attende di ricevere i suoi nuovi e neoeletti inquilini mentre la sede del governo è in attesa dell’ormai imminente passaggio di consegne tra Super Mario e Super Giorgia.
Noi in conferenza stampa abbiamo invece Super Sgarbi: ma senza più la maglietta di Superman che aveva esibito a Possagno, scherzoso richiamo - cosa che non sapevo e ne chiedo venia - al personaggio di Sgarbiman uscito fuori in un fumetto a puntate nella campagna elettorale per lo scontro fra titani all’uninominale a Bologna con Pier Ferdinando Casini, risoltosi a favore di quest’ultimo.
Il celebre critico e studioso d’arte interviene a Roma nella sua veste di presidente del Comitato Nazionale per le celebrazioni del bicentenario della morte di Antonio Canova, che ha concesso alla mostra di Bassano il proprio patrocinio e contributo.
Curata da Giuseppe Pavanello e Mario Guderzo con la direzione scientifica di Barbara Guidi, organizzata dai Musei Civici di Bassano del Grappa in collaborazione con Villaggio Globale International e realizzata con il sostegno della Regione Veneto, “Io, Canova. Genio Europeo” gode anche dell’alto patronato del Parlamento Europeo.
Nel ricordare la prima grande mostra su Canova realizzata a Bassano nel 2003, le iniziative già promosse e realizzate in città per il Bicentenario Canoviano e il patrimonio delle opere di Canova conservato nel nostro Museo Civico, il sindaco Elena Pavan sottolinea che “Bassano è imprescindibile per la conoscenza del maestro”.
“Bassano è un centro canoviano molto importante”, conferma l’assessore alla Cultura Giovannella Cabion. Un filo diretto con il genio di Possagno, reso possibile grazie al generoso lascito del fratellastro mons. Giovanni Battista Sartori Canova, che troverà ora una importante consacrazione in questa mostra che esporrà oltre 140 opere tra sculture, dipinti, disegni e preziosi documenti.
“Abbiamo ritenuto di celebrare Antonio Canova - spiega la direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi - raccontando i tanti aspetti che lo hanno caratterizzato, la sua passione di collezionista, i rapporti con i grandi della terra con cui trattava da pari a pari, il suo ruolo di protettore delle arti che ne fa un precursore della moderna teoria della salvaguardia del patrimonio artistico.” “È un racconto fatto quasi attraverso le parole dello stesso autore - aggiunge la dottoressa Guidi -. Le sue opere, messe in dialogo con altri grandi artisti del suo tempo e coi documenti, costituiranno il racconto di questa storia, suddivisa in tre grandi capitoli.”
Tre saranno infatti le sezioni dell’evento espositivo al Museo: “L’uomo e l’artista”, “Canova e l’Europa” e “Canova nella storia”.
La prima sezione è dedicata agli anni di formazione dello scultore a Venezia, al definitivo trasferimento a Roma con la scoperta dell’antico e ai suoi sostenitori e primi committenti, rivelando anche i saperi e le passioni di cui l’artista di Possagno si nutrì prima di raggiungere quei vertici che lo fecero acclamare dai suoi contemporanei come il “nuovo Fidia”.
La seconda riguarda la straordinaria ascesa artistica che portò Canova ad ottenere, nel corso della sua lunga carriera, prestigiose commissioni dai più importanti esponenti dell’Europa dell’epoca. Sovrani, aristocratici e mecenati del vecchio continente che ambivano tutti a possedere una scultura del più grande artista vivente, le cui opere diventarono ben presto un vero e proprio status symbol per chi disponeva del rango e del portafoglio per permettersele.
La terza sezione approfondisce infine la figura di Canova in versione “la storia siamo noi”: l’incontro con Napoleone Bonaparte e il suo legame col futuro imperatore, il suo viaggio a Londra del 1815 per giudicare i tanto acclamati marmi del Partenone da poco giunti in Inghilterra ad opera di Lord Elgin, la sua incredibile missione che nello stesso anno a Parigi lo portò a recuperare su incarico di Papa Pio VII molte delle opere d’arte italiane sottratte dai francesi durante le campagne napoleoniche.
Tre capitoli di un racconto per immagini che al ricco patrimonio artistico e documentario di Canova già presente a Bassano affiancano prestiti di opere nazionali e internazionali: dai capolavori del maestro alle molte opere che permettono di ricostruire il contesto in cui Canova visse e operò.
Tra le sculture canoviane in mostra - solo per citarne alcune - ci saranno il marmo della Principessa Leopoldina Esterházy Liechtenstein e il grande gesso della Religione dai Musei Vaticani, l’imponente Marte e Venere dalla Gypsotheca di Possagno, realizzato per Giorgio IV d’Inghilterra, l’Endimione dormiente dall’Accademia di Belle Arti di Ravenna o la Danzatrice col dito al mento della Pinacoteca Agnelli di Torino.
Ma non mancheranno i dipinti coi ritratti di alcuni importanti committenti, i preziosi di dipinti di Tiepolo e Moretto da Brescia appartenuti a Canova, fino ai capolavori di Paolo Veronese, Ludovico Carracci e Guido reni che egli stesso ricondusse in Italia nel 1815 grazie alla sua coraggiosa missione diplomatica.
La mostra rievocherà anche le vicende di alcune importanti commissioni e racconterà i rapporti dello scultore con i mecenati, pontefici, principi e nobili, ma anche con gli artisti e letterati del suo tempo.
Un evento eccezionale è rappresentato dall’arrivo dall’Inghilterra a Bassano del marmo della Maddalena giacente, riscoperto solo di recente, dopo quasi due secoli in cui se ne erano perse le tracce, e mai esposto prima in una mostra.
Realizzata da Canova poco prima di morire per il primo ministro inglese conte Robert Jenkins, la splendida figura distesa è stata riconosciuta dopo molti anni di oblio e può essere oggi mostrata in tutta la sua struggente bellezza.
Alla mostra di Bassano, come già si temeva, non ci saranno invece i famosi marmi di Canova che erano stati ufficialmente concessi in prestito dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo. Analogamente, mancherà La Pace, splendida statua allegorica in marmo dal significato mai tanto attuale, dal Museo Nazionale di Kiev.
“Allo scoppio del conflitto russo-ucraino - afferma il comunicato stampa della mostra -, la rinuncia a tali prestiti è stata inevitabile e convinta. La speranza e l’augurio di tutti è che le opere di Canova dalla Russia e dall’Ucraina possano essere esposte nuovamente assieme, a testimonianza di nuovi tempi di serenità, di pace e di dialogo.”
È da queste parole e da queste “assenze” che trae spunto nel suo intervento a Roma il co-curatore della mostra Giuseppe Pavanello.
“Non arriveranno i marmi di Pietroburgo e di Kiev e questa interruzione del dialogo è una ferita al mondo dell’arte”, dichiara. Poi il professor Pavanello punta l’attenzione sulla Maddalena giacente che arriverà dall’Inghilterra, sublime esempio del momento in cui “Canova apre al romanticismo”. “Nella sua ultima fase - spiega lo studioso - l’artista si apre alla sensibilità romantica, cosa su cui si è riflettuto poco.”
“Che una piccola città come Bassano riesca a fare una mostra così ricca e anche così dispendiosa è un piccolo miracolo italiano - afferma Pavanello -. Bassano è a pochi chilometri da Possagno e la mostra di Bassano va vista collegandola con la collezione canoviana della Gypsotheca e dalla Casa di Canova a Possagno.”
L’altro co-curatore Mario Guderzo sottolinea come la Maddalena giacente “ci permette di capire il modo di lavorare di Canova”. “Il marmo ritorna in Italia dopo duecento anni, il disegno è conservato sia a Bassano che a Possagno, il bozzetto in argilla e il modello in gesso sono a Possagno - continua il dottor Guderzo -. Nel 1822 Canova realizzò cinque marmi distesi, andati tutti in Gran Bretagna, e il marmo esposto a Bassano farà evidenziare soprattutto il valore del collezionismo da parte degli inglesi.”
Nel suo lungo e articolato intervento, il presidente Vittorio Sgarbi ha avuto parole di apprezzamento per la direttrice dei Musei di Bassano “Barbara Guidi, che è stata bravissima a sollecitare questo stanco Ministero che nel momento declinante dell’attuale ancora ministro ha concesso 157mila euro che sono pochissimi, quasi offensivi, per le celebrazioni di un grande come Canova, anche se moltiplicati per tre annate”.
“Abbiamo un biennio davanti - è un altro passo del suo discorso - e anche un antefatto che è accaduto in una città più piccola di Bassano che è Rovereto, dove essendo io il presidente del museo MART ho voluto fare una mostra su Canova e la Contemporaneità. Ci sono state anche le mostre su Canova di Napoli, di Roma e la mostra su Canova e Thorvaldsen. È un avanzamento progrediente che è iniziato con le celebrazioni a Possagno per i 200 anni dalla posa della prima pietra del Tempio Canoviano, la misura più solenne del rapporto tra Canova e Roma.”
Ora c’è però la mostra di Bassano “fatta da due importanti curatori di cui Pavanello nel ‘76 è stato il primo a fare una monografia su Antonio Canova”.
E non manca un cenno all’assenza in mostra dei prestiti, che erano già stati concessi, delle opere da Russia e Ucraina.
“Nonostante questa limitazione oggettiva, insuperabile - dichiara Sgarbi -, la mostra, riguardando tutte le opere e tutti i prestiti, è straordinariamente ricca, compensando le assenze di cui ha detto l’amico Pavanello.”
Parole di plauso che riecheggiano - letteralmente, vista l’acustica - nell’ampia e decorata bomboniera del Salone Spadolini.
Intanto là fuori la città, Eterna come la sua confusione, irradiata da una bella giornata di sole e ventilata da un ponentino che scompiglia i capelli, dà il meglio di sé stessa per fare onore alla sua bellezza di Roma capoccia der mondo infame.
E parlando dello scultore della bellezza, sembra quasi che partecipi anche lei all’apoteosi celebrativa di Canova Caput Mundi.
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