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Spiegatemi una cosa. Stiamo parlando e scrivendo da giorni dei problemi che riguardano l’Ulss 7 Pedemontana, di gazebo e di raccolte firme, di “fughe in avanti” e di mozioni consiliari, di appelli alla Regione affinché prenda in carico nella propria agenda istituzionale le richieste e le lamentele del territorio.
È come se l’Azienda Socio Sanitaria, e con essa i suoi vertici aziendali, fosse un’entità separata e a sé stante rispetto al territorio stesso, una specie di Fort Apache circondato dalle frecce delle critiche politiche, degli attacchi mediatici e delle petizioni popolari.
E allora, se davvero la situazione è così preoccupante come viene presentata, mi sono chiesto che cosa ci stia a fare la Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n. 7.
Foto: Dario V.
Sono andato così a riguardarmi in che cosa consiste il suo ruolo.
La Conferenza dei Sindaci delle Ulss - rappresentata sul piano operativo da un comitato esecutivo ristretto di primi cittadini - è l’organismo rappresentativo delle autonomie locali, con funzioni di indirizzo e di controllo sull’attività socio-sanitaria e di partecipazione alla programmazione della medesima.
Le mansioni della Conferenza dei Sindaci sono numerose. Tra queste: la definizione delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica dell’attività dell’Azienda Socio Sanitaria, nell’ambito della programmazione socio-sanitaria regionale.
Ma anche le linee di indirizzo per l’elaborazione del piano attuativo socio sanitario locale e il parere sull’attuazione del medesimo.
Inoltre la rappresentanza dei sindaci, tra le altre cose, “verifica l’andamento generale delle attività”, “contribuisce alla definizione dei piani programmatici trasmettendo le proprie valutazioni e proposte al direttore generale e alla Regione”, “esprime il proprio parere circa le verifiche effettuate dalla Regione nei confronti dell’operato del direttore generale relativamente ai risultati aziendali conseguiti e al raggiungimento degli obiettivi assegnati”.
La Conferenza dei Sindaci ha persino il potere di “richiedere alla Regione, nel caso di manifesta inattuazione nella realizzazione del Piano attuativo locale, di revocare il direttore generale”. Nientepopodimeno.
E allora lascio stare la signora Maria che ormai soffre di sovraesposizione mediatica, ma faccio il ragionamento del signor Alessandro, cittadino e utente dell’Ulss 7 Pedemontana.
E mi domando: in quella che deve o dovrebbe essere una programmazione compartecipata tra Azienda ed enti locali, per il mantenimento e il miglioramento dei servizi socio sanitari sul territorio, qual è il corto circuito che ha portato all’improvvisa crociata di queste settimane, mirata esclusivamente alla componente aziendale del problema?
Liste di attesa, privatizzazione della sanità locale, prestazioni sanitarie in strutture distanti, carenza di medici di base. Prima ancora, le quotidiane bolge dantesche al centro tamponi del San Bassiano. Se davvero la sanità bassanese soffre di queste patologie, perché fino ad oggi la Conferenza dei Sindaci ha giocato a nascondino? Sulle criticità evidenziate dalla piazza e dai gazebo, chi li ha mai visti e chi li ha mai sentiti?
Il consigliere Vernillo, nella sua lettera al direttore di Bassanonet, contesta “l’assordante silenzio dell’assessore regionale Lanzarin”, ma anche l’organismo rappresentativo delle municipalità locali non ha di certo brillato per loquacità.
Il sindaco di Bassano Elena Pavan, che riveste il doppio ruolo di presidente della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n. 7 e di presidente del Comitato dei Sindaci del Distretto 1 del Bassanese, dovrebbe mangiare pane e Ulss tutti i giorni oppure quasi.
Eppure ci è voluta una mozione della sua stessa maggioranza, all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale, per chiederle di farsi carico della questione per “contingentare la situazione e le prospettive dell’Ulss 7” e di “chiedere delucidazioni alla Regione da riferire ai cittadini”.
È come se i quattro gruppi di maggioranza, con un documento consiliare senza precedenti, chiedessero al presidente della Conferenza dei Sindaci, che è il leader della loro stessa scuderia politica, di svolgere finalmente e compiutamente il proprio ruolo.
Nessuno dei firmatari della mozione avallerà questa tesi neanche sotto tortura, ma l’aspetto politico che emerge è quello del fuoco amico, per quanto a fuoco lento.
E sì che la Conferenza dei Sindaci (di cui fanno comunque parte, è meglio ricordarlo, anche i sindaci dell’Alto Vicentino) non è una bella statuina messa ad adornare l’arredamento dell’Ulss.
E proprio il fatto che uno dei suoi principali compiti è quello di stabilire le linee di indirizzo per l’elaborazione del piano attuativo locale ne conferma il fondamentale ruolo di co-fautore e di arbitro della programmazione socio sanitaria territoriale.
Il piano attuativo locale, a sua volta, è il documento strategico per la programmazione socio sanitaria di medio periodo che, come dicono le sacre scritture, “pone l’accento sull’offerta di servizi messi a disposizione dei cittadini, cercando di trovare le soluzioni organizzative che rispondano nel modo migliore ai bisogni di sicurezza, efficacia ed efficienza”.
Evidentemente i problemi evidenziati nei servizi dell’Ulss 7 Pedemontana sono figli anche del fatto che questo piano attuativo o non viene attuato oppure non è stato sufficientemente adeguato alle vere esigenze della popolazione.
Non è solo una questione di vertici aziendali, ma anche e soprattutto di un vuoto di indirizzo, di programmazione e di controllo da parte della politica.
Oggi la grande partita non si gioca primariamente sull’Ospedale San Bassiano, su cui troppo spesso si concentrano i riflettori della protesta e di chi la cavalca, ma sulla medicina territoriale, la vera grande assente - e non da oggi - nel ventaglio delle risposte date e non date alla cittadinanza.
La popolazione invecchia sempre di più e da qui a dieci-quindici anni, salvo improbabili controtendenze demografiche, i cittadini over 60, 70 e 80 saranno predominanti anche nel nostro comprensorio. Sono loro, già oggi, la “fascia di utenza” a cui la politica socio sanitaria deve principalmente pensare.
Una realtà anagrafica che non ha bisogno di sentire come esigenza prioritaria un Ospedale che c’è già e che dovrebbe servire al trattamento esclusivo delle acuzie, delle urgenze e delle emergenze mediche. La nostra popolazione sempre più mediamente anziana ha bisogno d’altro: prevenzione, cure primarie, diagnostica, terapie di recupero, follow up.
Non serve dunque un Ospedale San Bassiano stracarico di servizi e per questo intasato, ma servono tanti servizi decentrati sul territorio. Punti sanità distrettuali, medicine di gruppo, centri diagnostici pubblici, ospedali di comunità e quant’altro: vale a dire le strutture sanitarie intermedie, collocate nel comprensorio, che eviterebbero il regolare ricorso alla sanità privata e le scomode visite di controllo in trasferta ad Asiago o a Santorso.
Fermo restando che, nel caso di situazioni gravi o acute che richiedano assistenza, la struttura di riferimento deve essere sempre l’Ospedale, fornito del maggior numero possibile di servizi specialistici a chilometro zero.
Dello sviluppo definitivo della medicina territoriale pubblica se ne sente parlare da anni, anche per voce dei vertici regionali, ed è da anni che resta un pio desiderio.
E fa specie che la medicina di territorio non riesca a decollare proprio nel territorio dell’Ulss 7, il cui status di Azienda “diversa” rispetto alle altre Ulss del Veneto su base provinciale le fa godere un’autonomia gestionale tanto significativa quanto non adeguatamente sfruttata.
Gli oltre 800 milioni di euro amministrati all’anno dal bilancio dell’Ulss 7 Pedemontana dovrebbero consentire un maggiore confronto sul fronte istituzionale e soprattutto una visione circa le scelte strategiche sulle quali investire.
Per cui, in conclusione, torno alla domanda iniziale: che ci sta fare, in questo lamentato vuoto di risposte alla cittadinanza, la Conferenza dei Sindaci?
Non sarà una raccolta firme a spingere più di tanto verso una soluzione per il bene dei cittadini, ma la presa di coscienza di chi dai cittadini è stato votato e siede sullo stesso tavolo dell’Ulss per indirizzarne e controllarne l’attività.
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