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Charlie's Angels
Chiuse per Dpcm. Su iniziativa della palestra Move Up di Cassola, le palestre del comprensorio inviano una lettera al governatore Zaia. “Chiusi dal 25 ottobre e indebitati fino al collo, urge il sostegno delle istituzioni”
Pubblicato il 23 apr 2021
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Chi frequenta una palestra è abituato ad alzare pesi per tonificare il proprio corpo.
Ma quello della crisi da Covid-19 è un peso insopportabile, soprattutto se la chiusura imposta dalle restrizioni governative non trova ancora una via d'uscita.
Il mondo delle palestre e dei centri fitness del nostro territorio si fa nuovamente sentire dopo la manifestazione in piazza a Bassano dello scorso 30 ottobre che era stata organizzata pochi giorni dopo la nuova serrata disposta dal governo per le palestre e i centri sportivi (Dpcm Conte del 25 ottobre 2020), a cui non ha fatto più seguito una riapertura.
Da sin.: Federica Marzola, Monica Fabris e Alessia Peterlin della palestra Move Up (foto Alessandro Tich)
Oggi la casella di posta elettronica istituzionale del presidente della Regione Veneto Luca Zaia è stata intasata da una lettera trasmessa dalle palestre del comprensorio, nella quale viene lanciato un appello al governatore affinché si faccia interprete delle urgenti istanze del settore. La base della lettera è uguale per tutti, ma ciascuna ASD/SSD ne ha personalizzato il contenuto con i dati dei problemi riscontrati e dei contraccolpi economici subiti, in 6 mesi di inattività forzata, nella propria singola struttura.
L'iniziativa è nata su impulso delle tre titolari della palestra Move Up di San Giuseppe di Cassola: in ordine alfabetico di cognome Monica Fabris, che è la presidente del consiglio direttivo, Federica Marzola e Alessia Peterlin. La loro storia, che è analoga a quella di tanti altri fitness club e palestre del circondario, la dice lunga su cosa realmente significhi dover affrontare una situazione del genere. Dopo il lockdown della primavera dell'anno scorso, l'Associazione Sportiva Dilettantistica Move Up ha richiesto ed ottenuto un mutuo di liquidità di 25.000 euro, indispensabile per riaprire. I soldi sono stati necessari per il potenziamento dell'impianto di aerazione della struttura, per l'acquisto del software di gestione degli accessi contingentati, per l'acquisto delle apparecchiature per le lezioni online, per comprare tutto il materiale necessario per la sanificazione, nuova cartellonistica, eccetera. Con le ultime risorse del mutuo l'associazione ha corrisposto i compensi a tutti i collaboratori nel periodo estivo, durante il quale poche persone si allenano in palestra. Ma proprio nella classica stagione della ripresa dell'attività, e cioè nel mese di ottobre, è sopraggiunta la nuova chiusura per Dpcm perdurata fino ad oggi.
“Le associazioni, senza scopo di lucro - si legge nella lettera inviata a Zaia -, non ricevono aiuti nonostante debbano comunque pagare affitti, utenze, spese comunali, bancarie e fisse. Ci sono associazioni che pagano dei costi fissi che si aggirano dai 3000 ad oltre 6000 euro al mese con i locali chiusi. Nel nostro caso circa 5000 euro.”
Monica, Federica e Alessia, le tre Charlie's Angels della protesta del settore, hanno presentato oggi l'iniziativa in una conferenza stampa convocata davanti alla loro sede, alla quale sono intervenuti anche il sindaco di Cassola Aldo Maroso e il titolare della palestra Dorian Gray di Maser Elio Rigotto in rappresentanza di AICS Vicenza, Associazione Italiana Cultura Sport. Le tre promotrici dichiarano che nessuna di loro si lamenta per il fatto che in emergenza sanitaria le palestre vengano tenute chiuse, ma per il grande problema di non ricevere nessun aiuto. “Col Ministro Spadafora abbiamo ottenuto qualche aiuto che ci ha permesso di pagare parte degli affitti; col nuovo Governo siamo stati completamente dimenticati!!!”, è uno dei passaggi chiave della lettera al presidente della Regione.
“In sei mesi siamo stati massacrati”, mi dicono mentre sto prendendo appunti sulle loro motivazioni. Attualmente le tre referenti della Move Up si trovano a pagare parte degli affitti, le intere spese fisse e le rate del mutuo con mezzi propri, senza 1 euro di introito per l'attività bloccata.
La situazione non migliorerà a breve termine: se è infatti vero che - come sembra possa accadere - la palestre potranno riaprire a giugno, riapriranno alle soglie della “stagione morta” del loro calendario annuale di attività. Negli anni passati il calo di lavoro durante l'estate veniva compensato dalle economie maturate nel resto dell'anno, per poi tornare a regime dai mesi di settembre e ottobre. Quello che verrà, da giugno ad agosto, si prospetta quindi come un ulteriore trimestre di sofferenza. Le ASD si ritrovano pertanto ad essere prosciugate e indebitate, versando in una condizione che anche chi fa lezioni di cardio beat o di body pump non può più reggere.
Da qui l'idea di fare rete con le altre palestre e di mandare la lettera a Zaia, nell'auspicio che il governatore ascolti il grido di dolore che sale da un mondo che, a causa delle prolungate restrizioni, non è più in forma.
Nella missiva a Zaia, firmata per Move Up da Monica Fabris a nome del consiglio direttivo e di tutti i collaboratori sportivi e degli associati, l'associazione di Cassola, nata 22 anni fa, ricorda come fino a marzo 2020 sia stata “un punto di riferimento per le famiglie, i giovani e anche gli anziani della zona, accolti e seguiti da una ventina di istruttori qualificati e pieni di entusiasmo”. “Ci rivolgiamo a lei, Presidente - prosegue la lettera -, che sappiamo essere orgoglioso come noi di essere Veneto, perché oggi ci sentiamo umiliati prima di tutto come persone, secondo come Veneti e terzo come Italiani! Ci siamo sempre rimboccati le maniche, lavorando a testa bassa come solo i Veneti sanno fare e oggi ci ritroviamo indebitati fino al collo ma non per colpa nostra o mancanza.”
La comunicazione rimarca il fatto che “in autunno 2020 la stagione sportiva era appena ripartita e c'erano i primi piccoli segnali di ripresa” ma “la chiusura del 25 ottobre è stata devastante per noi e per tutto il nostro settore”. “Molti lavoratori in questo periodo hanno mantenuto i loro stipendi, alcuni settori hanno addirittura visto aumentare i loro fatturati mentre altri, come noi, sono stati distrutti - continua il testo -. Lo Stato sociale si fonda sul principio di solidarietà, pertanto in un momento di emergenza chi ha subito un danno, senza colpa, deve essere sostenuto.”
“Quando abbiamo deciso di sottoscrivere il mutuo liquidità, e quindi di fare un grosso sacrificio, eravamo convinti che non ci sarebbero state altre chiusure - riferisce la lettera -. Ma adesso l'indebitamento accumulato sta diventando veramente insostenibile.”
Le titolari della palestra di Cassola scrivono di “non dormire più la notte”. Davanti a loro, come davanti a tutti i loro colleghi del settore, si preannuncia una dura estate, “periodo in cui i costi superano di gran lunga le entrate”. Ai costi fissi “si aggiungeranno le spese di raffrescamento e i compensi di tutti i collaboratori”, si dovrà “notevolmente ridurre la capienza, prevista dai protocolli per il distanziamento” e “eliminare completamente i corsi di gruppo”, Quindi “non avremo entrate per molti e molti mesi”.
“Non riusciremo mai, anche nella migliore delle ipotesi, a pagare le spese e soprattutto il debito accumulato - lamenta il messaggio inviato a Zaia -. Comunque siamo disposti a sostenere ancora per l’ultima volta ulteriori sforzi e sacrifici purché ci sia un aiuto importante da parte delle Istituzioni.”
Ed è appunto un appello alle istituzioni, per il tramite del governatore del Veneto, ciò che vuole essere lanciato dalla lettera delle palestre.
“Per poter continuare a lavorare - è ancora un passo del testo - abbiamo bisogno di risorse economiche a fondo perduto che ci permettano di saldare tutti i debiti accumulati e di poter continuare la nostra attività senza ulteriori restrizioni.” “Sicuramente non sono sufficienti le poche migliaia di euro finora destinate alle ASD/SSD - puntualizza la missiva - ma ci vuole un coraggioso intervento da parte delle Istituzioni contribuendo concretamente per alcune decine di migliaia di euro, che possiamo comprovare in qualsiasi momento.”
È giunto insomma il momento di richiamare l'attenzione delle istituzioni pubbliche competenti, amministrazione dello Stato in primis, nei confronti delle richieste di sostegno di una diffusa realtà associativa che da sola non può più farcela.
La lettera si conclude chiedendo pertanto al governatore “un suo significativo intervento regionale ed interessamento nazionale, per evitare la chiusura di attività decennali e di sostegno per il territorio, con conseguenze infauste per migliaia di operatori del settore”.
Le Charlie's Angels del settore in ginocchio, con la lettera sottoscritta per conto proprio anche dalle altre strutture, si fanno così portavoce dell'associazionismo sportivo colpito dalla crisi e sono ben determinate a proseguire la loro missione.
Il mondo del fitness e dello sport “al chiuso” ha bisogno di scuotersi di dosso l'accettazione passiva della situazione e del resto, con una palestra che si chiama Move Up, non potevano che essere loro a dare la mossa.
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