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Autonoma mente
Intervista a Lucia Fincato, capogruppo di maggioranza a Bassano, candidata alle regionali con il Partito dei Veneti. “Da persona civica quale mi ritengo, penso che questa sia veramente l'occasione per ottenere l'autonomia”
Pubblicato il 14 set 2020
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Autonoma mente. Lucia Fincato pensa da autonomista e lo conferma con un atto concreto candidandosi alle elezioni regionali con il Partito dei Veneti, che candida alla presidenza della Regione Antonio Guadagnini. Giornalista pubblicista, impiegata nel settore assicurativo, laureata in Scienze Politiche a Padova e in Sociologia a Trento, con una pluriennale esperienza nel volontariato civico come presidente di quartiere e coordinatrice dei quartieri bassanesi, la multiforme Lucia oggi è consigliere comunale di maggioranza, con il doppio ruolo di capogruppo di Impegno per Bassano e di presidente della IV Commissione consiliare (Servizi alla persona ovvero Sociale, Politiche Giovanili, Sport e Istruzione). Adesso aggiunge alla sua già nutrita agenda anche gli impegni della campagna elettorale regionale.
Lucia Fincato, lei ha un'attività lavorativa e amministrativamente è già impegnata come capogruppo di maggioranza a Bassano e presidente di commissione. Diciamo che non le mancano le cose da fare. Cosa l'ha portata a scegliere di correre anche per la Regione?
Lucia Fincato, candidata con il Partito dei Veneti
È stata una scelta condivisa il gruppo di Impegno per Bassano, non è stata una scelta isolata. Mi sono confrontata prima con il gruppo. Ritengo che quando si fa parte di un gruppo bisogna sempre condividere e ho scelto di entrare nel Partito dei Veneti perché è una realtà che ragiona comunque in modo democratico. È importante il rispetto, la dignità delle persone, che non ci siano scelte calate dall'alto. Questo è importante in un gruppo, e poi la fiducia nelle persone che ne fanno parte. Ogni volta che qualcuno entra in un partito, in un gruppo, in una squadra di calcio, in qualsiasi scelta che uno fa è sempre comunque coinvolto da una persona di fiducia, per cui è portato a fare quella scelta. È sempre una scelta di fiducia, ma così è anche nella vita.
Il Partito dei Veneti perché?
Perché in questo momento, in cui tutti gridano “autonomia”, come persona civica e non di partito quale mi ritengo, penso che sia veramente l'occasione per ottenere l'autonomia. L'autonomia è voluta da tutti. Mi va benissimo che lo voglia la destra, la sinistra. La vogliono tutti perché da quel referendum di tre anni fa l'hanno chiesta tutti i veneti. Quindi, e questo l'ho anche già detto in occasione di un consiglio comunale, attorno ad un progetto veneto ci si può stare assieme, superare le divisioni, superare gli individualismi, per un grande risultato. Si prende ad esempio il partito sudtirolese autonomista. Come ragionano questi? Sono pochi, concentrati, portano dei rappresentanti a Roma e portano a Roma gli interessi di un territorio, a prescindere da chi governa. Chiunque sia al governo, loro comunque quando ci sono cose che interessano i loro cittadini, riescono a portarle a casa. Del Partito dei Veneti mi piace intanto il fatto che è un partito che è nato da poco. È nato lo scorso anno, esce dalla fusione di più movimenti di autonomisti e separatisti. Ci sono più voci e più anime, diciamo. Si vuole per prima cosa un'autonomia fiscale, per portare più risorse e quindi ottenere risultati.
Quali risultati in particolare?
Ad esempio cose concrete che riguardano l'istruzione. Libri di testo gratuiti per i ragazzi che fanno la scuola dell'obbligo. Ci sono cose fondamentali come l'istruzione che vanno salvaguardate e portate avanti. Anche l'università: le tasse universitarie in questi ultimi anni si sono parecchio alzate. Allora avere tasse universitarie dimezzate per chi frequenta le università venete vuol dire investire nei giovani e anche nei nuovi talenti, che si vuole restino qua nel Veneto.
In tema di autonomia, lei mette a confronto le due università dove ha studiato, e cioè Padova e di Trento...
Sì, le ho frequentate entrambe. A Padova ho fatto Scienze Politiche, a Trento Sociologia e Ricerca sociale, come specialistica. A Trento, almeno quando l'ho frequentata io, gli studenti sono seguiti quasi personalmente. Lo studente si iscrive al'esame, il professore ha un contrattempo e non si può presentare e si prende la briga di alzare su il telefono e di informare lo studente che l'esame è rinviato. Trento ha anche mense organizzate meglio, servizi di segreteria celeri, maggiore efficienza sicuramente. Padova è sovraffollata, più caotica, non organizzata bene come Trento.
Ma dipende dall'università o dal fatto che Trento è una Provincia Autonoma?
Sicuramente Trento beneficia di tutte le agevolazioni e anche della mentalità, perché ad essere autonomi e non ragionare bene da autonomi, si possono sprecare le risorse. Invece Trento e Bolzano le loro risorse le sanno investire molto, ma molto bene. Io penso a un'altra fantastica realtà di Trento, che è il Museo delle Scienze. Il MuSe che riesce ad attrarre gente da tutta Italia, perché gli eventi che vi si fanno sono svolti non una volta all'anno, sono eventi addirittura settimanali. Organizzano attrattive per cui uno è portato a frequentare il Museo delle Scienze sempre. Tornando al tema dell'istruzione: a me piacerebbe molto, ed è un sogno, che a Bassano ci fossero anche dei corsi universitari, in ambito scientifico o anche nell'ambito della salute, visto che abbiano l'ospedale. Quindi ad esempio avviare dei corsi per infermieri professionisti, per operatori del benessere, per fisioterapisti, ma anche corsi universitari nell'ambito della stessa sicurezza sul lavoro. È evidente che grosse università già ci sono, ma aprire delle convenzioni - vuoi con Trento, vuoi con Padova, vuoi con Ca' Foscari, dove certe cose sono state avviate - diventa un punto anche per far rivivere la città.
Una città da far rivivere. E se lo dice un consigliere comunale di maggioranza...
Un consigliere di maggioranza di un Comune fa le sue proposte alla maggioranza, ma queste sono argomentazioni da portare a livello regionale. E qui servono le risorse della Regione. Se la Regione riesce a tenere tutte le risorse si riescono a dare veramente tanti servizi. Anche nell'ambito della sanità. Serve cioè una sanità gratuita per i veneti, ma una sanità che rimanga pubblica. Perché io sono per la gestione dei beni essenziali, istruzione, sanità, comunicazioni, che dovrebbero avere la mano pubblica, essere in mano al popolo veneto.
Cosa intende per “avere in mano la sanità pubblica”?
Sanità pubblica vuol dire che se io oggi vado a ordinarmi una visita specialistica al cuore, e in ospedale me la danno fra dieci mesi, se penso di avere un problema vado privatamente, è ovvio. Poi l'ospedale ti chiama quando ormai la visita l'hai già fatta da tempo. Le strutture private stanno nascendo ovunque. Allora uno si fa una domanda e si chiede il perché dei ritardi e delle lunghe liste di attesa. E poi perché, se io faccio una visita dallo stesso medico che opera all'interno dell'ospedale, se la fa in regime privato me la fa subito, mentre se vado tramite il pubblico devo aspettare? Se la sanità veneta è la migliore in Italia, non oso pensare cosa c'è in giro nel resto d'Italia. Questo è il punto. Un'altra cosa nell'ambito della sanità è la tempistica dei ricoveri. Un mio parente è stato operato, con un'operazione piuttosto pesante, e dopo un paio di giorni è stato dimesso. Gli hanno detto “lei può contunare a seguire le cure da casa”. C'è il problema d iqueste dimissioni così veloci, perché magari i posti letto non sono sufficienti o perché si vuole risparmiare. Siamo passati da degenze lunghissime, vent'anni fa, ad adesso che in giornata ti rispediscono a casa. Con tutti i punti di domanda, perché a volte c'è una famiglia dietro che accudisce, ma spesso stiamo parlando di tante persone che vivono a casa da sole e che devono farsi assistenza da sole. Un'altra cosa che mi sta a cuore, come presidente della Commissione Sociale e Istruzione, riguarda le IPAB, le case di riposo.
Ovvero?
Vent'anni fa è stata fatta una legge nazionale in cui si diceva che le Regioni avevano competenza per regolamentare le IPAB. Ci sono due Regioni in Italia che questa riforma non l'hanno fatta, e sono il Veneto e la Sicilia. Adesso i contratti dei dipendenti delle case di riposo sono gli stessi di quelli degli enti pubblici. Sono gli stessi dei contratti del Comune, tanto per capirci. Invece le IPAB vanno trattate come dei Centri servizi alla persona, che è un'altra cosa. Quindi c'è bisogno di fare questa riforma e da questa mancanza di riforma sono venute fuori tutte quelle problematiche anche contrattuali coi dipendenti. Inoltre se restano risorse in Veneto l'integrazione delle rette c'è per tutti. Non ci sono cittadini che ce l'hanno e cittadini che non ce l'hanno.
Come si concilia il fatto di candidarsi con il Partito dei Veneti con il fatto che comunque si corre contro delle liste rappresentate anche in maggioranza a Bassano?
Questa è una bella domanda. Nel senso che non c'è nessuna contraddizione. Qui stiamo parlando della Regione e vedo che gli obiettivi che tutti i candidati vogliono portare, tanto è vero che tutte le liste chiedono l'autonomia, sono gli stessi. Allora si parla anche di Pedemontana, di ospedale, di istruzione, di scuola, eccetera. Quindi abbiamo tutti obiettivi comuni. Noi abbiamo uno strumento diverso e riteniamo che un partito locale come il Partito dei Veneti lo possa portare avanti. Le liste sono tante. Nell'area di centrodestra c'è Forza Italia, c'è Fratelli d'Italia eccetera, anche all'interno della stessa Lega si sono generate tre liste. Io vedo sempre le diverse opinioni, le diverse correnti, come un arrricchimento a prescindere. Sia all'interno della maggioranza, sia anche con le opposizioni. Per fortuna che non siamo tutti omologati, per fortuna che non sosteniamo tutti la stessa cosa, perchè comincerei a preoccuparmi. E a me preoccupano le persone che vogliono il pensiero unico. Io sono per il pensiero libero, democratico, sincero, onesto e aperto. Quindi io apprezzo tutti i candidati che si sono messi in gioco con questa corsa e quelli che riusciranno a portare a casa degli obiettivi. Io non vedo strappi. Gli strappi, se e qualora ci fossero, non saranno certo per opera mia. Ci si sposa in due e ci si separa in due. Ampie vedute e colloqui con tutti.
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