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Settant'anni e sentirli
Il passato non va paragonato al presente. Pensieri e parole nel 70simo anniversario dell'inaugurazione del Ponte ricostruito nel 1948
Pubblicato il 03 ott 2018
Visto 3.086 volte
Settant'anni e sentirli. Spegnere idealmente 70 candeline col pavimento storto, le transenne nido di ragnatele che restringono il passaggio, due stampelle ufficialmente abusive sotto l'impalcato, il guano dei piccioni cosparso ad ogni dove, i nuovi lavori di somma urgenza appena iniziati e un nuovo appalto di restauro che attende ancora di essere firmato non è certamente il massimo della vita.
Ma tant'è: queste sono le condizioni del Ponte di Bassano nel settantesimo anniversario dell'inaugurazione del 3 ottobre 1948 dopo la ricostruzione post-bellica del simbolo della città, in quello che fu l'irripetibile momento clou della prima Adunata Nazionale degli Alpini svoltasi quell'anno in riva al Brenta. Una scritta su un blocco di pietra, incastonato sulla parete della Taverna al Ponte e improntato a un'ammaliante retorica, ricorda quello storico evento: “Dura, tenace volontà alpina questo Ponte volle ricostruire. 3 ottobre 1948.” Un'altra lapide all'angolo dell'edificio immortala con stile più essenziale il tributo a chi effettivamente, avvalendosi dell'opera di tanti operai alpini, eseguì i lavori di rifacimento della struttura: “Genio Civile di Vicenza - Impresa Tessarolo Giulio e Figli ricostruì. Gennaio Settembre 1948.” Una ricostruzione durata nove mesi: il tempo che oggi, più o meno, intercorre tra un ricorso al Tar e la pubblicazione della sentenza dei giudici amministrativi o tra l'affidamento di una verifica strutturale sulla spalla sinistra del Ponte e un'interrogazione consiliare che chiede lumi su a che punto sia la medesima.
Ma sarebbe sbagliato fare raffronti tra la veloce ricostruzione del secondo dopoguerra e il nulla di certo ancora all'orizzonte della attuale ed estenuante Pontenovela.
Quelli erano davvero altri tempi. A governare i destini del Paese c'era un Presidente del Consiglio che rispondeva al nome di Alcide De Gasperi, che venne di persona a Bassano del Grappa a tagliare il nastro, e in Italia la voglia di ricostruzione era comunque insita nell'anima di un Paese uscito distrutto, e non solo fisicamente, dal conflitto mondiale prima e dalla guerra civile poi. Né sarebbe opportuno paragonare i tempi e i modi di quella rinascita del monumento - lontanissima ancora dai lacci e lacciuoli dell'odierno Nuovo Codice degli Appalti - agli sviluppi operativi e temporali degli accadimenti attuali, dipendenti peraltro da un susseguirsi di situazioni anomale, di incongruenze amministrative, di contestazioni al progetto, di presunte inadempienze di chi per primo ha gestito il cantiere e di una messe di incarichi esterni e di interventi straordinari che hanno già risucchiato una bella fetta del bilancio a disposizione per i lavori.
Vicissitudini che non hanno paralleli con restauri anche più recenti e che sono prodotto esclusivo del corrente momento della cosa pubblica in città.
Sono questi i pensieri al volo che saltano alla mente del vostro umilissimo cronista in questo che dovrebbe essere invece un giorno da commemorare. Meglio invece rendere onore al settantesimo di quella storica inaugurazione con uno spirito di adeguato raccoglimento. Sarebbe il più giusto segno di rispetto nei confronti del nostro Ponte Vecchio, per agganciare una trave, da una parte, alla memoria del passato e puntellare, dall'altra, i sentimenti del presente.
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