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Il manifesto è affisso in vari punti di Bassano. Quello che compare nella foto, ad esempio, è stato collocato davanti alle poste centrali. L'avviso pubblicizza un ciclo di incontri settimanali con la cittadinanza degli amministratori comunali del Partito Democratico, intitolato “Open Bassano” e in programma dal 22 maggio al 26 giugno prossimi.
In alto a sinistra compare il simbolo del PD, che organizza l'iniziativa, con la scritta “Poletto Sindaco”. E già questo, riguardo alle intenzioni o meno del primo cittadino a ripresentarsi l'anno prossimo al giudizio degli elettori, potrebbe essere un indizio interessante. Gli incontri si terranno tutti in sala Tolio in via Jacopo da Ponte, con inizio alle 20.45, e tratteranno varie tematiche di interesse pubblico in ottica, per così dire, “pre-elettorale”. Famiglia, protezione civile, sport, Europa, politiche giovanili: sono gli argomenti sui quali si alterneranno, a turno, assessori e consiglieri comunali del PD.
Ma si parlerà anche di Lavori pubblici ed è anzi il tema con il quale il ciclo di serate aprirà le danze martedì prossimo, 22 maggio.
Relatori: l'assessore e vicesindaco Roberto Campagnolo e il consigliere Giovanni Reginato, presidente della commissione consiliare Territorio. E quello che colpisce è il titolo prescelto per la serata: “Lavori pubblici. #nonsoloPonte”.
Già: perché se nomini a Bassano (e non solo, dopo l'attenzione dei media nazionali) la parola “Lavori pubblici”, l'associazione di idee con la storia senza fine e col cantiere senza inizio del ripristino e consolidamento del Ponte Vecchio è immediata. Automatica.
Non c'è asfaltatura, ripavimentazione, aiuola, rotatoria, riqualificazione di aree verdi, rifacimento di marciapiedi (viale Scalabrini), restauro conservativo (Palazzo Sturm) o persino - per terminare in crescendo - giostrina inclusiva di San Vito che tenga: la voce “Opere Pubbliche” e la figura dell'assessore di riferimento sono prigioniere di quel Ponte che a sua volta è prigioniero dell'incapacità dell'Amministrazione comunale di trovare in tempi brevi una via d'uscita all'incredibile situazione che si è lasciata sfuggire di mano.
Quel “nonsoloPonte”, preceduto da un hashtag che fa tanto trendy, è una dichiarazione d'intento: l'intento di allontanare progressivamente l'attenzione della cittadinanza da un argomento che, comunque si evolva la vicenda, è fonte di enorme imbarazzo e di risposte inevitabilmente evasive - come è anche emerso alla recente riunione a porte chiuse con i cosiddetti “portatori di interesse” - su alcuni tormentoni che assillano la storia dell'appalto e del progetto del Ponte come ad esempio la disponibilità della spalla sinistra. Immaginatevi - sempre ad esempio - di chiedere all'assessore bassanese ai Lavori pubblici perché la verifica strutturale sulle proprietà Nardini, prevista dalla convenzione del 3 marzo 2016, sia stata disposta solamente quest'anno, con un anno di ritardo rispetto alla consegna del cantiere, e perché questa verifica, dopo un primo contatto del consulente incaricato dal Comune con i proprietari privati, non sia ancora compiuta. Sarebbe una domanda fuori luogo e fuori tema, perché lo dice anche il titolo che è una serata #nonsoloPonte.
A dire il vero, quel titolo potrebbe anche essere interpretato nel senso di “Parleremo del Ponte, ma anche di altro”. Ma anche in questo caso, non sarà che la ripetizione della linea comunicativa adottata come un mantra dal sindaco e dall'Amministrazione: e cioè la versione dei fatti secondo la quale il progetto esecutivo è il migliore possibile, autorizzato e validato da tutti gli enti preposti, e la responsabilità dell'incresciosa gestione dell'appalto è totalmente (e non, casomai, parzialmente) addossata alla Vardanega.
Comunque sia, quel #nonsoloPonte è una excusatio non petita (“scusa non richiesta”) per mettere le mani avanti sull'argomento da qui fino alla prossima campagna elettorale.
È un modo per rimarcare che, sì, “Houston abbiamo un problema” ma che oltre a quel problema e all'altalenante vicenda del Polo Santa Chiara c'è tutta una serie di opere realizzate e di piccoli e medi cantieri in essere che meritano di essere appuntati come medaglie sul petto. Come dire: parliamo soprattutto di questo, piuttosto che parlare d'altro. E il rischio, che intravvedo tra le righe di quell'hashtag, è che la comunicazione pubblica (e cioè non a porte chiuse, aperta a tutti, incentrata sul tema, con domande libere e in contraddittorio) dell'Amministrazione sul Ponte Vecchio e sui suoi destini diventi progressivamente un tabù: l'Innominato di Bassano del Grappa.
Per cui lancio un hashtag anch'io: #vediamosehoragione.
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