Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 30-03-2018 23:42
in Attualità | Visto 4334 volte
 

Vergogna nazionale

La rivista Art e Dossier, nelle edicole in tutta Italia, dedica questo mese la sua rubrica di denuncia “La pagina nera” alle vicende del restauro del Ponte di Bassano. Che è ormai un danno all'immagine per la città, comunque vada a finire

Vergogna nazionale
Solidarietà nazionale. Anzi, diciamola tutta: vergogna nazionale.
Il Ponte Vecchio di Firenze guarda al Ponte Vecchio di Bassano. E lo fa con gli occhi preoccupati di chi vede un fratello in grande difficoltà. La rivista mensile a tiratura nazionale Art e Dossier, pubblicata dalla nota casa editrice fiorentina Giunti e fresca di uscita in edicola, dedica infatti questo mese la sua rubrica di denuncia “La pagina nera” alle vicende del travagliato restauro del Ponte degli Alpini.
La rubrica, come dice il suo stesso nome, presenta inchieste sulle storie negative, gli abusi e i misfatti che si insinuano tra le pieghe della gestione dello sterminato e inestimabile patrimonio artistico dell'Italia. E questa volta tocca a noi, ovvero allo storico Ponte tramandato da Andrea Palladio che in Italia e nel mondo ci rappresenta.
L'articolo, richiamato anche in copertina e intitolato “Ma al Ponte di Bassano, chi mai darà una mano?”, è firmato da Fabio Isman. Le fotografie sono state invece scattate nei mesi scorsi e concesse alla rivista dal vostro umile cronista - nonché direttore di Bassanonet e autore di numerosissimi articoli sul restauro del Ponte nel nostro portale - su segnalazione del direttore scientifico di Art e Dossier Philippe Daverio e su richiesta di Giovanna Ferri, responsabile Editing e coordinamento Art e Dossier per la Divisione Arte di Giunti Editore. Un'occasione per renderci conto di come questa incredibile e infinita storia di progetto e di cantiere - alla quale noi oramai e nostro malgrado siamo assuefatti - venga percepita, riferita e commentata da chi non vive quotidianamente le vicissitudini del grande malato tra le due sponde del Brenta.
Già dalle prime righe si capisce come Isman, che prende spunto dalla famosa canzone, abbia ben compreso e messo a fuoco la situazione: “(...) ma al povero Ponte vecchio o degli alpini, assai malmesso, una mano chi la dà? I fondi per restaurarlo ci sono; ma una diatriba sui modi di procedere, e sulla stessa validità del progetto approvato, causa ritardi e polemiche, con dubbi perfino sulla sopravvivenza dello stesso gioiello d'arte e di storia (...)”. Il giornalista di Art e Dossier - dopo un excursus sulla storia del manufatto architettonico, dei suoi principali restauri e delle maggiori “brentane” che lo hanno messo alla prova nei secoli - segnala tramite una dichiarazione di Pino Massarotto, “architetto e “anima” del Comitato degli amici del ponte di Bassano”, la preoccupazione soprattutto per le parti sotto l'acqua, per le pessime condizioni delle fondazioni, tra cui la trave di soglia marcita e schiantata, e per i gravi degradi di fondazioni, stilate e impalcato dovuti all'età e alla mancanza di manutenzione.
Il curatore della rubrica ripercorre il “progetto ambizioso” firmato dai professori Claudio Modena per le strutture e Giovanni Carbonara per il restauro, i lavori di “somma urgenza” direttamente affidati dal Comune, la gara d'appalto sotto i cinque milioni di euro mentre intanto il Ponte “si abbassava di quattro centimetri al mese”. Spiega che il restauro prevede in sintesi “che una trave reticolare, sdraiata sull'impalcato e ancorata alle sponde, impedisca al ponte d'incurvarsi sotto la spinta dell'acqua, e che la vecchia trave marcita di fondazione sia ingabbiata in un traliccio d'acciaio inox”. Isman riporta la contrarietà al progetto del Comitato degli amici del ponte di Bassano, secondo i quali l'impostazione “stravolge la concezione originale” del monumento ligneo, vale a dire “la sola eredità che ci permette di attribuire ancor oggi a Palladio il manufatto”.
L'articolo, tra le altre cose, non manca di sottolineare che la trave reticolare d'impalcato “andrebbe ancorata alle “spalle” antiche, con lavori assai invasivi: trivellazioni fino a trentadue metri di profondità e tiranti precompressi, sul lato est, in un muro del Cinquecento, per cui il proprietario, la ditta Nardini (quella della celebre grappa), ha chiesto garanzie precise, che, tuttavia, non ha ancora ottenuto”.
“Ai dubbi - osserva realisticamente l'autore dell'inchiesta -, si assommano i ritardi.” L'articolo rimarca che il progetto è del 2015, “senza un concorso, né troppi approfondimenti preventivi”. Riferisce che l'impresa vincitrice dell'appalto viene esclusa per un vizio nella documentazione e che poi seguono i ricorsi prima al Tar e poi al Consiglio di Stato, che due settimane prima della decisione di quest'ultimo, a maggio 2016, il Comune incarica del lavoro la seconda classificata nella gara e che quindi la prima è riammessa dai giudici e finalmente incaricata “ma appena ad agosto 2016”.
“Insomma, tra una storia e l'altra - scrive l'articolista -, la ditta Nico Vardanega, di Possagno, comincia le opere (almeno quelle preparatorie), soltanto l'anno scorso.”
E ce n'è anche per la famosa relazione di 32 pagine di contestazione al progetto presentata al Comune dalla Vardanega, il cui titolare Giannantonio Vardanega dice che “il progetto non è sicuro” e i cui periti sostengono che “andando avanti come previsto, il ponte potrebbe perfino crollare” perché “la struttura non è in grado di sopportare altro peso”.
Poi i sopralluoghi dei progettisti che contestano la validità del documento della ditta; il perentorio monito del Comune che impone all'azienda di rispettare il progetto e il cronoprogramma e i lavori che “iniziano così soltanto a primavera 2017 (...), secondo il progetto del 2015”, nonostante la contrarietà dell'impresa appaltatrice e le perplessità degli Amici del ponte di Bassano “che si dicono “molto preoccupati da questo modo di procedere” e hanno coinvolto anche il ministro Dario Franceschini”.
“L'unica consolazione, diciamo così - commenta Fabio Isman -, è che, pur se sono state rimosse la pavimentazione e la massicciata, il ponte è rimasto, e resta, sempre agibile. Assai scarse sono tuttavia le chiarezze sul futuro di questo restauro, e sui suoi tempi.”
Tutte le problematicità evidenziate dalla “pagina nera” di Art e Dossier di questo mese e riportate sopra sono assai ben note ai bassanesi e soprattutto ai nostri lettori, che da quasi quattro anni a questa parte sono costretti a sorbirsi a ritmo incalzante gli aggiornamenti su un controverso progetto di restauro che ancora oggi non ha risolto tutti i suoi dubbi e su un soffertissimo cantiere che ancora oggi non è praticamente partito.
Ma il solo pensiero che adesso queste poco edificanti notizie siano state divulgate lungo l'intero Stivale, isole comprese, provoca un certo effetto. E non è certamente, per una Bassano che tende sempre ad ammirarsi allo specchio come la più bella del reame, un effetto piacevole. L'intervento di ripristino e consolidamento del Ponte degli Alpini emerge e si rivela oggi agli occhi della nazione per quello che è: un danno all'immagine per la città, comunque vada a finire.

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