Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 29-12-2017 19:45
in Attualità | Visto 1.561 volte

Campanili in corsia

Malgrado i timori e le resistenze locali, l'integrazione fra i due territori dell'Ulss Pedemontana è irreversibile. Il 2018 anno decisivo, col nuovo Atto Aziendale dell'Ulss 7 e le nuove schede ospedaliere e sanitarie della Regione Veneto

Campanili in corsia

Il consigliere regionale Nicola Finco, il direttore generale dell'Ulss 7 Giorgio Roberti e il consigliere regionale Marino Finozzi (foto Alessandro Tich)

Servizi sanitari, primariati, posti letto e campanili.
Sta ormai per concludersi il primo anno di matrimonio tra le ex Ulss 3 di Bassano del Grappa e Ulss 4 di Thiene, unitesi dallo scorso 1 gennaio nella nuova Ulss 7 Pedemontana a seguito della riforma sanitaria della Regione Veneto, ma le tensioni localistiche rendono ancora incompleto il processo di integrazione tra le due entità territoriali.
Alcuni primi cittadini del Bassanese, da una parte, e dell'Alto Vicentino, dall'altra, continuano ad esprimere nelle rispettive conferenze dei sindaci il timore che uno dei due territori, dal punto di vista delle dotazioni ospedaliere e più in generale della sanità sul territorio, venga privilegiato rispetto all'altro.
Lo rivela nella conferenza stampa di fine anno il direttore generale dell'Ulss 7 Giorgio Roberti, che tuttavia sottolinea il fatto che “l'integrazione è necessaria”.
Con lo scoccare del nuovo anno sarà data attuazione al nuovo Atto Aziendale, il documento che definisce il modello di funzionamento, di organizzazione e di amministrazione dell'Azienda Sanitaria e che sarà obbligatoriamente improntato all'armonizzazione dei servizi e delle risorse nel territorio unificato di propria competenza. Ma non è tutto: perché il 2018 sarà anche l'anno in cui il consiglio regionale dovrà discutere e approvare le nuove schede di dotazione ospedaliera delle Ulss del Veneto, ovvero le famose direttive di programmazione sanitaria quinquennale che stabiliscono - tra le altre cose - la dotazione strutturale dei vari ospedali (primariati, apicalità, strutture complesse e strutture semplici, eccetera) e i posti letto negli stessi nosocomi. Sarà pertanto assai probabile che tra l'Ospedale di Bassano e quello di Santorso vengano decisi alcuni “aggiustamenti” in modo tale da garantire l'eccellenza assistenziale in entrambi i presìdi, razionalizzando l'offerta e limitando i servizi duplicati.
“Quello delle ex Ulss 3 e 4 è un territorio che fa fatica ad amalgamarsi - conferma il consigliere regionale Nicola Finco -. Alla base di questo ci sono motivi storici ma anche le istanze del personale medico, anche se il territorio bassanese è più debole nel difendere le proprie specialità. Nel 2018 approveremo le nuove schede del Piano Sanitario regionale e dovremo creare una vera sinergia del territorio.”
“La nascita dell'Ulss Pedemontana, con la riforma sanitaria del Veneto, è stata sofferta - continua Finco -. La volontà è quella di dare una specificità a questa Ulss e di chiedere al personale medico e ai sindaci di lasciare da parte i campanilismi tra il Bassanese e il Thienese per costruire un percorso in comune.”
Anche perché il vecchio concetto dell'“ospedale sotto casa” sta per andare definitivamente in soffitta: “Nel 2020 - conclude il consigliere regionale bassanese - sarà inaugurata la Superstrada Pedemontana. Per andare da Bassano a Thiene ci vorranno pochi minuti.”
“Questa è un Ulss particolare - dichiara il consigliere regionale Marino Finozzi, rappresentante dell'Alto Vicentino -. È formata da due realtà equivalenti ed è naturale che ci sia confronto e antagonismo. Il lavoro dei politici regionali è quello di trovare gli strumenti per valorizzare le specificità locali. Non importa se un intervento chirurgico viene fatto a Bassano o a Santorso, l'importante è che venga garantita la stessa risposta nei confronti del cittadino.”
Su questo aspetto, peraltro, l'Ulss 7 sta già anticipando i tempi.
“Stiamo lavorando su protocolli di carattere clinico-tecnico di comune accordo tra i tre poli della rete ospedaliera: Bassano, Santorso e Asiago - evidenzia il DG Roberti -. Ci sono già dei protocolli condivisi per il trattamento del tumore maligno alla prostata e del tumore della mammella. L'obiettivo generale è quello di arrivare a procedure assistenziali uniformi.” “Le schede ospedaliere e sanitarie che saranno approvate nel 2018 - rimarca ancora il dott. Roberti - stabiliranno la ricollocazione dei servizi e saranno un'ulteriore riprova della stabilizzazione dei rapporti fra le due aree.”
Tramonta definitivamente, così come da direttive del Piano Sanitario della Regione Veneto, il ruolo dell'ospedale-factotum: dove qualsiasi esigenza sanitaria della popolazione doveva trovare risposta all'interno dei reparti e delle corsie.
Gli ospedali del Veneto (Bassano e Santorso compresi) vengono adesso concepiti come strutture di eccellenza per il trattamento dei casi di emergenza e dei casi acuti.
Tutto il resto è ormai di competenza della sanità territoriale, il potenziamento dei cui servizi e delle cui dotazioni rappresenta il vero grande impegno da programmare e da gestire. Ne danno conferma anche i sorprendenti dati diffusi dall'Ulss 7.
Nel 2016 i pazienti acuti e i cosiddetti “non utilizzatori” (pazienti che cioè non utilizzano normalmente i servizi sanitari, perché non affetti da patologie croniche) hanno rappresentato il 67% degli assistiti dell'Azienda Sanitaria. I malati cronici hanno invece rappresentato il restante 33%. “I pazienti cronici costituiscono mediamente un terzo della popolazione assistita - rileva il direttore sanitario dell'Ulss 7 Bortolo Simoni -, ma consumano i due terzi delle risorse del Servizio Sanitario Regionale.”
“Pensiamo sempre agli ospedali e ai servizi sanitari - aggiunge il dott. Simoni - ma dobbiamo abituarci a pensare ai cosiddetti determinanti di salute, e cioè come sta la nostra gente. Per questo la nostra attenzione è sempre più suddivisa in categorie e fasce di età.” L'attenzione alla prevenzione e agli adeguati stili di vita incide oggi circa per il 40% sul nostro stato di salute, per il quale non è una frase fatta affermare che siamo noi i primi medici di se stessi. I servizi sanitari incidono molto meno (15%) ma nel momento in cui il loro intervento si rende necessario, gli standard di assistenza devono essere valutati sui bisogni reali della popolazione. “Volumi e esiti”, spiega ancora il direttore sanitario. Ovvero quantità e qualità della risposta: due parametri fondamentali anche per la valutazione delle schede sanitarie della Regione.
Intanto, sul fronte dell'assistenza sanitaria quotidiana, il direttore generale Roberti mette a fuoco un aspetto che gli sta “particolarmente a cuore”.
“Sulle liste di attesa - dichiara - abbiamo fatto passi da gigante. Al nostro arrivo all'inizio del 2016 abbiamo rilevato una situazione con alcune criticità soprattutto nel territorio della ex Ulss 3. Attraverso un lavoro costante che ha coinvolto molti servizi ospedalieri e ambulatoriali abbiamo superato abbondantemente gli obiettivi fissati dalla Regione, che nel 2017 ha ulteriormente alzato le soglie, e a livello nazionale.”
“Per quanto riguarda le prestazioni “brevi” abbiamo mantenuto la soglia erogazione entro i 10 giorni - spiega il manager dell'Ulss -. Per quelle “differite” tra i 30 e i 60 giorni siano arrivati a 30 giorni per tutte e per le prestazioni “programmabili” fino ai 180 giorni abbiamo dimezzato i tempi a 90 giorni. È una sfida importante e diffusa in tutta l'azienda, con nostri monitoraggi mensili e confronti con i tecnici regionali ogni due mesi.” “Nonostante la riduzione della metà dei tempi - puntualizza il DG - è una performance da mantenere, soprattutto nel 2018. La cosa è tutt'altro che scontata, perché la cosa è dinamica e dipende da diverse variabili, prime fra tutte le prescrizioni mediche.”
Infine gli investimenti sul territorio. È stata potenziata la Medicina di Gruppo Integrata nel Distretto 2 (ex Ulss 4) ed è in corso di istruttoria la richiesta alla Regione di attivare due strutture analoghe a Rossano Veneto e a Marostica, che si aggiungeranno a quelle già attive ad Asiago e a Rosà. È in fase di completamento l'Ospedale di Comunità all'ex Ospedale di Marostica, riservato ai pazienti che hanno superato la fase acuta ma necessitano ancora di un'assistenza sanitaria non erogabile a domicilio.
Ai 12 posti letto già presenti l'anno prossimo se ne aggiungeranno altri 8. 20 posti letto sarà anche la dotazione, sempre a Marostica, della nuova URT (Unità Riabilitativa Territoriale). Nel 2018 saranno inoltre attivati 6 posti letto di Ospedale di Comunità ad Asiago, un ulteriore Ospedale di Comunità all'interno dell'Ospedale di Santorso e 4 nuovi posti letto, per un totale di 22, alla URT già funzionante presso la Casa di Riposo di Malo.
L'“area vasta” della sanità targata Ulss 7 Pedemontana, volenti o nolenti, è questa qua.
I campanili restano, ma oramai si suonano altre campane.

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