Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 22-04-2020 16:28
in Il "Tich" nervoso | Visto 1.597 volte

I guanti di Topolino

Pensieri in libertà in vista della “Fase 2” dell’emergenza

I guanti di Topolino

Fonte immagine: fumettologica.it

Da bambino, adoratore come milioni di altri bimbetti dei fumetti di Walt Disney, mi sono sempre chiesto perché Topolino portasse i guanti. Non solo lui, ma anche Pippo, Minni, Gambadilegno o lo stesso Commissario Basettoni, ad esempio. Era come se a Topolinia bisognasse obbligatoriamente coprirsi le mani anche in piena estate, mentre a Paperopoli no.
In realtà, come avrei appreso in anni successivi, i guanti di Topolino traggono origine da un motivo pratico: agli inizi il roditore di zio Walt aveva il corpo tutto nero e durante l’epoca dell’animazione in bianco e nero avrebbe rischiato di confondersi con i fondali inchiostrati.
Per cui avevano deciso di disegnare, al posto delle mani, dei guanti di colore bianco per renderlo ben visibile. Poi l’animazione è diventata a colori e Topolino ha cambiato anche look, ma quei guanti gli sono rimasti incollati addosso per sempre, assieme a tutti i suoi concittadini topoliniesi. Mi sento molto vicino a lui in questi giorni, quando esco di casa - dopo un’opportuna preparazione fisica e mentale - per andare a fare la spesa o per pagare un bollettino alle poste e non posso farlo se, oltre alla mascherina su naso e bocca, non indosso anche i guanti. Obbligatori per ordinanza della Regione Veneto.
Raggiungo il top al reparto della frutta e verdura del supermercato, dove è vietato (ovviamente) prendere in mano le pere o le zucchine con i guanti già utilizzati per spingere il carrello, che giammai avesse il manico contaminato da qualche portatore asintomatico del virus che sia venuto a fare la spesa prima di me. Prendo quindi un secondo paio di guanti trasparenti, disponibili all’erogatore tra le arance e le cipolle, e me li indosso sopra ai guanti che avevo già, per una eccitante esperienza di protezione a doppio strato. Provate quindi, con le mani agguantate in questo modo, ad aprire il sacchetto di plastica dove dovreste collocare le banane o le melanzane. Mission : Impossible, o quasi. Per creare più facilmente una fessura di apertura tra i due lati attaccati del sacchetto, non potendo disporre della presa diretta delle dita, bisognerebbe soffiarci sopra: ma la mascherina mi impedisce di farlo. E giammai oserei togliermela neanche per pochi secondi, dopo avere assistito nello stesso supermercato alla scena di una commessa che ha urlato davanti a tutti contro un anziano cliente, gridandogli per cinque volte con voce stridente “Su la mascherina!”, dopo che costui, che stava telefonando a casa per chiedere alla moglie cosa comprare, se l’era abbassata.
Storie di ordinaria follia, che dopo due mesi non mi sorprendono più. Ormai la nostra vita è scandita, e lo sarà ancora per diverso tempo, dagli ordini perentori di grandi e piccoli caporali che agli ingressi, agli sportelli e alle casse ci dicono cosa dobbiamo e non dobbiamo fare: pugno di ferro in guanto di lattice.

Dunque con i guanti addosso, a mono o a doppio strato, io trovo difficoltà a svolgere alcune operazioni elementari, come aprire un sacchetto, afferrare una bottiglia di plastica dallo scaffale più alto del reparto bibite senza che la stessa scivoli, tirare fuori la carta di pagamento dal portafoglio eccetera. Ma dovrò farci l’abitudine. E invidio Topolino che con i guanti fa tutto, va a passeggio con Minni, svolge indagini, fa arrestare i banditi.
Lo invidio perché la vita in maschera e guanti è destinata a proseguire, nella cosiddetta “Fase 2” dell’emergenza che per certi versi sarà più difficile della “Fase 1”. Sarà la fase, come ci spiegano, in cui potremo uscire di casa anche per i motivi oggi vietati ma dovremo imparare a “convivere” con il virus. Per cui il rientro alla cosiddetta vita normale (normale ‘sti cazzi) sarà progressivo, prudenziale e ancora socio-distanziato. Non so ancora quando andare a fare la spesa ritornerà ad essere una formalità e non più un test di sopravvivenza. Non so ancora quando potrò bere un caffè al bar come Dio comanda e soprattutto se i bar dove solitamente vado saranno ancora aperti. Non immagino nemmeno come sarà organizzata l’impresa estrema - con guanti, mascherina e accesso controllato - di andare a mangiare una pizza.
Il ritorno alla vita che fu, o perlomeno a qualcosa che le assomigli, sarà davvero molto lungo. Un piccolo segnale arriva ad esempio dal Comune di Mussolente che oggi ha comunicato di avere annullato tutte le sagre e manifestazioni in paese della prossima estate, fino ai primi di settembre. È la presa d’atto dell’insostenibile leggerezza del presente e dell’immediato futuro. Una situazione di attesa del mondo che verrà che ci vedrà cittadini onorari di questa enorme Topolinia in cui il Commissario Basettoni, e cioè lo Stato di Polizia, non sarà nostro amico. Sarà per questo che io da sempre preferisco Paperino: il mio supereroe anche quando non veste i panni di Paperinik, perennemente in bolletta come lo è oggi il nostro Paese, capace di affrontare e di superare i problemi con le sue mani senza guanti.

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