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“La crisi economica? E' una rivoluzione.” Firmato: Tullio Chiminazzo.
Il consulente d'impresa bassanese, fondatore del Movimento Mondiale delle Scuole di Etica ed Economia, ha preso il toro per le corna e al difficile momento per la nostra economia reale ha dedicato il suo nuovo libro: “Crisi, ricchezza, povertà - Nuovi modelli di sviluppo per affrontare la crisi e costruire nuovi scenari” (editore libreriauniversitaria.it).
E' la sesta pubblicazione dell'autore incentrata sui nuovi fenomeni del mercato e dell'economia globale, e la più disincantata.
Attilio Renato Nertempi, Tullio Chiminazzo e i professori Ulderico Bernardi e Ferruccio Bresolin durante l'incontro a Palazzo Roberti
Convinto - come scrive nel libro - che la crisi in corso “appare condizione quantomai salvifica per cambiare uno stato di cose giunto ormai all'insostenibilità”, Chiminazzo svolge una cruda analisi dell'attuale situazione economica e finanziaria, originata dal crollo delle banche d'affari nel 2008 negli U.S.A., e traccia nuovi possibili progetti e scenari per la proposta di un'economia globale mirata al riequilibrio tra ricchezza e povertà (“le due facce della stessa medaglia”) e fondata sulla “centralità della persona”, sulla “diffusione della conoscenza” e sulla ridistribuzione dei consumi tra il Nord e il Sud del mondo.
Spunti e provocazioni che sono stati al centro dell'incontro di presentazione del volume alla Libreria di Palazzo Roberti a Bassano. Chiminazzo, affiancato dai due storici docenti della Scuola di Etica ed Economia di Bassano - il sociologo prof. Ulderico Bernardi e l'economista prof. Ferruccio Bresolin, entrambi dell'Università Ca' Foscari di Venezia - ha ribadito il concetto a lui caro dell'economia di solidarietà, riveduta e riformulata alla luce degli attuali accadimenti, come base per il cambiamento e per nuovi ed efficienti modelli di sviluppo.
“In tema di crisi, è giusto pensare a una rivoluzione - ha commentato al riguardo il prof. Bresolin - ma deve essere una rivoluzione blanda, che cambia le regole e i modi di comportamento della gente.” “Il vero problema - ha continuato l'economista - è la redistribuzione dei beni, per eliminare fasce di povertà e creare un capitalismo nuovo. Produrre troppo porta alla crisi perché bisogna anche consumare.”
Il prof. Bernardi, citando un vecchio proverbio veneto, ha invece ammonito che “ogni tanto bisogna voltarse indrio”: guardarsi alle spalle, cioè, per capire gli errori commessi in passato. “E' inconcepibile - ha aggiunto - che oggi il prezzo del grano sia dimezzato e il numero degli affamati nel mondo sia invece aumentato del 10%, raggiungendo un miliardo e 300 milioni di persone. E' il sistema che porta ancora oggi il 20% degli abitanti del pianeta a concentrare l'80% dei consumi.” Tra i capitali in circolazione e le esigenze dell'uomo, insomma, la distanza è ancora enorme. “C'è un grande squilibrio - ha affermato Bernardi - tra lo straordinario progresso tecnologico e il mancato avanzamento etico.”
L'incontro a Palazzo Roberti, moderato da Attilio Renato Nertempi, è stato seguito da un folto e interessato pubblico. Non sono mancati, alla fine, interventi e domande: segno di una “crisi storica” che stimola le coscienze non solo degli addetti ai lavori.
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