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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Cenere viva
Domenica 25 febbraio, al Teatro Duse di Asolo si è aperta la terza finestra della casa dell'attrice, con un cine-concerto firmato da Cosimo Terlizzi
Pubblicato il 26 feb 2024
Visto 4.928 volte
Domenica 25 febbraio, al Teatro Duse di Asolo, è andato in scena Non troverete nulla di me in questo film, cine-concerto dedicato a colei che si esibì sui palcoscenici tra Ottocento e Novecento e fu definita la più grande attrice del mondo: la divina Duse.
«Ritorno ad Asolo per presentare un’opera che lì è nata, perché lì ha vissuto Eleonora Duse gli ultimi anni della sua vita, un omaggio dovuto alla grande attrice che tanto ha dato al teatro, ma che ha vissuto in modo tormentato l’incontro con il cinema, un cinema appena nato, quello muto e dai mezzi ingombranti. La donna “di voce” si prova muta in Cenere del 1916, unica sua apparizione cinematografica, in quella che sarebbe diventata per lei una “asineria” una pellicola da bruciare, vietare nelle sale. Eppure il film rimane testimonianza preziosa di un incontro tra artista e mezzo e di come possa “la belva” (come lei stessa definiva la macchina cinematografica) divorare l’artista», ha presentato così Terlizzi l’opera che ha ideato e diretto, presentata all’interno della rassegna Che ne sarà del teatro dopo di me?, che celebra nella “Città dai Cento Orizzonti” (per dirla con Carducci) il centenario dalla morte di Eleonora Duse.
Cosimo Terlizzi, pugliese, è un artista visivo. Dalla metà degli anni Novanta ha sperimentato nel suo lavoro l’uso di diversi media: dalla fotografia alla performance, dall’installazione al video. Per il cinema, ha firmato la regia di documentari presentati a festival italiani ed esteri di prestigio internazionale. Nel 2018, con Buena Onda, ha realizzato il suo primo lungometraggio di fiction, intitolato Dei. Per due edizioni, dal 2019 al 2020, è stato direttore artistico di Asolo Art Film Festival. Ha creato a Carovigno, in provincia di Brindisi, lo studio “Lamia Santolina”, uno spazio di ricerca nell’ambito della creazione contemporanea che interroga i rapporti eco-sistemici dell’ambiente naturale.
Fiorenza Menni e Luca Maria Baldini, al Teatro Duse
Protagonisti nel Teatro a lei dedicato del cine-concerto, che mette in relazione con musica e immagini gli articoli pubblicati all’uscita del film e le lettere dell’attrice alla figlia, racconto dell’unica testimonianza cinematografica della Divina, sono stati l’attrice Fiorenza Menni, impegnata in una lettura scenica, e le musiche originali con la sonorizzazione dal vivo proposte da Luca Maria Baldini, sound designer ben apprezzato in Italia e all’estero.
Lo spettacolo è stato preceduto da un breve racconto tratto da Finestre segrete di Eleonora Duse di e con Maria Pia Pagani, ricercatrice esperta dell’opera dell’attrice sepolta ad Asolo.
La Duse, considerata da molti la più grande attrice teatrale di tutti i tempi, la donna che rivoluzionò la recitazione, tra le altre cose musa ispiratrice di Gabriele D’Annunzio, interpretò un unico film nel 1916, all’età di cinquantotto anni: Cenere, diretto da Febo Mari, tratto dal celebre romanzo di Grazia Deledda. Il film ultimato non convinse la critica e l’insuccesso che ne conseguì rappresentò una dura prova da superare, lontana allora l’idea della capacità di eternizzare della settima arte.
Il racconto che l’attrice fece alla figlia di quella esperienza è oltremodo interessante: curiosa e allo stesso tempo estremamente vigile a attenta a comprendere la natura del nuovo mezzo artistico che cominciava a imperare, la Duse ne ha colto immediatamente le peculiarità: “un’acquaforte, qualcosa tra buio e luce”, lo definì; riconobbe affascinata l’offerta di possibilità che il teatro non può dare, ma ciò affermato, quella fascinazione ha duellato con la percezione di spreco di personale, inquadrature e riprese, che un’attrice di teatro non poteva accettare; d’altro canto, le piacque quel certo pudore che circolava nei confronti del gesto cinematografico.
«Niente primi piani, mi tenga nell’ombra, mi tenga nell’ombra» chiedeva l’artista al regista. Solo movimento, passaggio, infatti non c’è lei ma la sua ombra, nel contempo altera e fragile, a muoversi sullo schermo con assetto da performer. Visti questi frammenti ora, che muti tolgono ogni potenza alla recitazione della Divina, cercando di ascoltarla, quella voce, si cercano testi come questo:
«Com’era? È quasi impossibile dire: eppure ben questo bisogna che noi lasciamo in eredità alla generazioni nuove, che non l’hanno veduta e sentita, e che, ascoltando le narrazioni favolose delle sue magie, cercheranno spasimando di ricrearla intera e viva e tutta invasa dall’ispirazione, per possedere almeno un istante di sogno, la tormentante gioia ch’essa diede a noi che l’udimmo», così scriveva Ettore Cozzani, che definiva la voce della Duse “musica, sempre e solo musica”.
Restando allo spettacolo, suoni e musiche hanno contribuito quanto le parole a rendere attuale e viva, del tutto contemporanea, la proiezione. Nel sottofondo, suoni naturali legati al paesaggio che scorreva rappresentato, nei pressi del Gennargentu, poi corse sui tasti di un pc, sfrigolii e crepitii da falò, molte musiche vibrate, pulsanti, a sottolineare eventi e recitazione, quasi a darne voce. Le immagini restaurate viravano all’arancione, al violetto, al giallo, e la musica di Baldini sembrava prendere lo stesso colore.
In un punto del film, si coglie diretto lo sguardo della Duse rivolto occhi negli occhi allo spettatore: un’immagine viva, affacciata alla finestra del cinema direttamente sul teatro.
Il 13 maggio 1924, un centinaio di persone si radunò in un teatro padovano per protestare contro la proiezione, vista come un gesto irriverente verso la memoria della grande attrice, è stato ricordato.
A fine proiezione, Fiorenza Menni, attrice bolognese, impugnato il microfono ha dato lettura a un comunicato di denuncia sullo stato disastroso della cultura in Italia, riferendosi in particolare al settore del teatro; ricordate le vicende emblematiche legate all’attualità romana, la condanna degli operatori firmatari è rivolta soprattutto a certe politiche di gestione, piene di falle e di ingerenze.
Ceneri anche qui, ma cenere viva.
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