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In Ecuador per salvare le specie in via d'estinzione
La voce di Emma arriva alla Rai, ospite di Geo per esporre il suo progetto per la salvaguardia delle Chorongo woolly monkey.
Pubblicato il 25 mag 2022
Visto 7.201 volte
Emma Tomatis è una di quelle persone che fin da giovane ha saputo quello che voleva fare, qualcosa che la facesse crescere, che la rendesse consapevole del mondo in cui vive. Proprio così, subito dopo aver compiuto i primi passi da adulta ha capito che doveva agire. Ha pertanto deciso, dopo il diploma, di non realizzare un semplice viaggio tra amici per festeggiare, ma di mettere in atto un’azione forte come quella di volontariato dall’altra parte del pianeta, a contatto con la sua più grande passione: la natura selvaggia.
Partiamo dai tuoi studi.
"Finita la maturità al liceo scientifico ho preso un anno sabbatico, per lavorare e per accumulare la somma che mi avrebbe portata a compiere un viaggio importante. Dopodiché mi sono iscritta all’Università di Verona e mi sono laureata nella triennale di Scienze e tecniche psicologiche, poi ho cercato un master in fauna selvatica e ne ho trovato uno a Padova, a cui ad oggi sono iscritta".
Dove nasce la tua passione per gli animali?
"Fin da quando ero piccola ho sempre avuto una grande passione per gli animali, specialmente per la fauna selvatica. Accade che all’età di 18 anni, dopo la maturità, decido di partire come volontaria in un paesino in Sud Africa, a Hoedspruit, in un centro per la salvaguardia dei ghepardi, anche se poi ho lavorato con leoni, rinoceronti e molto altro. Infatti, ho sperimentato la straordinaria esperienza di vivere in un bungalow in mezzo alla savana. Questa avventura mi è piaciuta talmente tanto che piangevo di gioia ogni due minuti e questo mi ha fatto capire che avevo stabilito un legame con quella terra e che avrei voluto tornare in Africa. Proprio per questo, finito il diploma, ho preso l’anno sabbatico, con l’intento di andare in Numidia. Tuttavia, per cause maggiori, non sono potuta andare lì, ma sono riuscita a partire per la Costa Rica, precisamente per Guanacaste, in un centro per la salvaguardia delle tartarughe marine".
Da questo momento in poi la tua voglia di esplorare il mondo non si è più fermata.
"Devo ammettere che da quel momento ho iniziato a viaggiare almeno due volte all’anno. Quindi, oltre a tornare agli studi, mi sono dedicata anche al lavoro per pagarmi i viaggi che intraprendevo. Tengo a precisare che per me i costi non sono mai troppo alti, perché viaggio con lo zaino in spalla e con uno spirito di adattamento al mille per mille. Quindi ho sempre intrapreso almeno due viaggi l’anno, per un totale di due o tre mesi l’anno, nei periodi di aprile e di ottobre. Sono quindi andata in Sri Lanka, India, Kenya, Indonesia, Turchia, Ecuador e in diverse località europee".
Come hai scelto di avventurarti in Ecuador?
"Subito dopo il COVID il continente africano e quello asiatico erano in ginocchio, quindi pur volendo a tornare in questi paesi, poiché erano destinazioni che comunque più o meno conoscevo, ho dovuto concentrare la mia ricerca in Centro America o Sudamerica. Le tappe che avevo in testa dunque diventarono Belize, Argentina, Ecuador e Perù. Pertanto, non sapendo cosa scegliere, ho deciso di seguire il mio cuore. Quindi diciamo che captavo ogni segnale, ho guardato anche il costo del biglietto e l’associazione che più mi dava fiducia e mi ispirava per decidere al meglio. Devo ammettere che in realtà questo è il mio modo di operare da sempre prima di un viaggio, non ho mai delle spiegazioni logiche nella scelta di un paese piuttosto che un altro".
Come è stata l’esperienza in Ecuador e cosa ti ha lasciato?
"L’Ecuador ha un’energia strabiliante. Noi spesso siamo molto scettici nei confronti del Sud America e dell’Ecuador, basta navigare su internet per capire che viene sconsigliato come meta soprattutto per le donne che viaggiano sole. Certo, ci sono delle realtà molto pericolose, ma come in ogni luogo del mondo. Io mi sono fidata, anche perché viaggio da molto tempo e diciamo che ho le antenne pronte alle diverse situazioni che mi trovo di fronte. Tuttavia, devo ammettere che non ho mai incontrato nulla di sconvolgente, anzi ho trovato delle persone molto gentili. L’Ecuador sicuramente mi ha permesso di avere la conferma aggiuntiva che voglio fare questo lavoro nella vita, ossia dedicarmi alla fauna selvatica e di lavorare con gli animali in via di estinzione".
L’Ecuador, infatti, ti ha spinta verso la realizzazione di un tuo progetto.
"Sì, mentre ero lì ho iniziato a sviluppare un progetto personale. Questo è finalizzato a salvare una specie che è in via di estinzione, chiamata Chorongo woolly monkey, una tipologia particolare di scimmie. Poi, tornata in Italia ho deciso che questa mia idea doveva procedere e per farlo dovevo trovare il modo per arrivare a molte persone".
Proprio per questo motivo hai deciso di contattare Emanuele Biggi del programma Geo di Rai 3.
"Esatto. Tornata dall’Ecuador avevo questa necessità di arrivare a sensibilizzare più persone sull’argomento, di educare più gente possibile su tematiche che a noi paiono lontane. Così, ho scritto un’email al conduttore e tra le righe ho inserito une metafora per me molto importante, secondo cui noi tutti siamo dentro ad un cerchio, costituiamo una grande famiglia e abbiamo lo stesso ruolo ecologico di un animale. Anzi, in realtà, dobbiamo renderci conto che noi uomini distruggiamo il nostro pianeta, mentre gli animali hanno tutti un ruolo ben preciso nell’ecosistema. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che non siamo in una piramide, dove gli esseri umani si possono imporre, ma che facciamo parte di qualcosa di più grande che deve essere rispettato. L’autore, quindi, pare sia rimasto persuaso dalla mia proposta e mi è stato comunicata una mia presenza a settembre, ma essendosi liberato un posto prima sono stata contattata, ho mandato dei materiali e dopo pochi giorni ero già in studio. Di questa esperienza alla Rai sono rimasta molto contenta, perché mi sono rivolta a questo programma per una giusta causa e perché poi, pur essendo in diretta, sono riuscita a reagire bene e a trasmettere quello che desideravo. Inoltre, dato che la risposta è stata buona abbiamo deciso di ritornare a settembre negli studi, con la speranza di condividere ulteriori dettagli in merito a questa idea".
Non si può dunque fare altro che augurare ad Emma una straordinaria continuazione in questo progetto, con la speranza che le sue parole e, soprattutto, le sue azioni possano ispirare tanti altri nella salvaguardia della Terra e di chi la vive.
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