Ultimora
11 Jan 2026 19:51
Cade per 80 metri in Val di Gares, interviene il Soccorso alpino
11 Jan 2026 16:17
Gondolieri sub in azione, recuperati 7 quintali di rifiuti a Venezia
11 Jan 2026 13:32
Milano Cortina -27: finiti i lavori di accessibilità all'Arena di Verona
11 Jan 2026 13:14
Giovane padovana scomparsa da 5 giorni, ricerche sui Colli Euganei
11 Jan 2026 11:21
Infermieri e Oss della Rianimazione in agitazione all'Angelo di Mestre
11 Jan 2026 21:44
La repressione in Iran, cadaveri fuori dal Centro di diagnostica forense di Kahrizak
11 Jan 2026 20:54
Sangue sulle proteste in Iran. 'Sparatorie di massa, almeno 2 mila morti'. Trump valuta l'attacco
11 Jan 2026 20:37
Serie A: Inter-Napoli in campo 0-0 DIRETTA
11 Jan 2026 20:15
Divine Comedy, la satira contro l'orrore del regime iraniano
11 Jan 2026 19:59
Raid contro 35 obiettivi dell'Isis in Siria, resa dei curdi
Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Lo sguardo dell'Esquimese
È andato in scena ieri sera, mercoledì 30 agosto, al CSC Garage Nardini per B.Motion, la sezione dedicata al teatro contemporaneo di Operaestate, Un Esquimese in Amazzonia
Pubblicato il 31-08-2017
Visto 1.988 volte
È andato in scena ieri sera, mercoledì 30 agosto, al CSC Garage Nardini per B.Motion, la sezione dedicata al teatro contemporaneo di Operaestate, Un Esquimese in Amazzonia, spettacolo vincitore ex equo del Premio Scenario 2017 presentato dalla compagnia “The Baby Walk”.
Sul palco, interpretato da cinque giovani attori della compagnia, il bailamme del confronto quotidiano tra l’Eschimese, ovvero la persona transgender, e la società. Terzo lavoro di una trilogia che il gruppo ha dedicato al tema dell’identità di genere (Peter Pan guarda sotto le gonne il primo capitolo, Stabat Mater il secondo), lo spettacolo offre con naturalezza e semplicità la visione del mondo e della comunità dalla prospettiva della persona transgender (interpretata da Liv Ferracchiati) — “l’Esquimese” nella metafora mutuata da una frase diventata celebre dell’attivista Porpora Marcasciano — che vive il disagio dell’umidità respingente e insieme appiccicosa della foresta amazzonica, e che cerca di ambientarsi cercando un contatto con la comunità indigena che lo circonda.
La gente è rappresentata di quattro giovani attori nell’assetto perenne di un coro che re-agisce all’unisono alla presenza inedita, non prevista del nuovo vicino di casa. Per opportunità del genere di quelle da tre scimmiette le persone in transito, con un’identità non definita, o non riconosciuta, non vengono considerate, o peggio, nel tessuto sociale imbastito da una sottocultura binaria. Incapace di gestire le emozioni che suscita il contatto con “l’alieno” che tende loro il dito, la comunità avanza comportamenti che declinano gran parte degli schemi e degli stereotipi che la governa: curiosità morbose; paure eccessive, un panico da bigotte, detto alla Jacques Brel, che fa chiudere in un recinto al comando dell’urlo: “i bambini!”; abbracci invadenti che fanno più male che bene e forme di non ascolto inquietanti, assordati dal canto delle loro stesse voci incongrue, linkate, che urlano a squarciagola “voglio una vita spericolata” e lallano insieme lo sgomento per la vittoria di Donald Trump, e i “sì, chef” a cui ci ha abituato MasterChef Italia. Tutte forme di reazione che alimentano il senso di emarginazione e di stigmatizzazione che vive questa persona, nella sua corsa spesso in affanno a sperimentare un’esistenza dalle dinamiche complesse e drammatiche, dove neanche l’immagine e la forma del corpo sono definite e possono dare sicurezza.
“The Baby Walk”, in Un Esquimese in Amazzonia
«Era Lady o era Oscar?», si chiede il piccolo esquimese degli anni Novanta cresciuto a cartoni animati in cerca di riferimenti, di rispecchiamenti che potessero aiutarlo a capire. Lui ha sempre amato il calcio e “Holly e Benji”, e nelle liti tra bambini a volte le dava, nonostante fosse una bambina. Indossa anche ora che è grande una maglietta da calcio col numero 10, l’Esquimese, ma spesso si sente solo 0, o al massimo 1. Neanche il linguaggio aiuta: parla di sé al maschile, ma nella foresta ci si fa riguardo, e allora alterna.
Lo spettacolo termina con l’Esquimese che palleggia da solo un pallone che rappresenta forse la sua esistenza “fuorigioco”, imprimendogli vita: resta sullo sfondo, il suo dito del tutto umano teso verso il mondo.
Applausi, dal pubblico di Operaestate.
Il 11 gennaio
- 11-01-2025Lessico e Nuvole
- 11-01-2024L’ultimo samurai
- 11-01-2024Tubi or not tubi
- 11-01-2023Pavan Potter
- 11-01-2023La ruota della fortuna
- 11-01-2023La Rua
- 11-01-2022Compagno di scuola
- 11-01-2022Camera con vista
- 11-01-2017Un soffione di novità
- 11-01-2013Cose dell'altro Emisfero
- 11-01-2013Brolo vegetale
- 11-01-2012Nuova Valsugana: le carte del sindaco
- 11-01-2012Nuova Valsugana: le carte del Comitato
- 11-01-2012“La Dal Monte srl non ha nulla a che fare con il caso Venzo”
- 11-01-2012Tesseramenti PDL: “Da che pulpito vengono i commenti”
- 11-01-2011“Atto di violenza gratuita. Ma sono vicina anche alla famiglia dell'aggressore"
- 11-01-2011Tentato omicidio in Casa di Riposo
- 11-01-2011Valentino Rosso
- 11-01-2010I Verdi: “Perché diciamo no alla Pedemontana Veneta”
- 11-01-2009Cassola e Mussolente: arriva l’Adsl
- 11-01-2009La “guerra” delle campane
Più visti
Geopolitica
05-01-2026
La Danimarca acquista missili dagli Stati Uniti nonostante le pretese di Trump sulla Groenlandia
Visto 9.773 volte
Imprese
07-01-2026
Confcommercio scrive ai Sindaci: «Meno tasse locali per salvare i negozi»
Visto 4.755 volte
Geopolitica
05-01-2026
La Danimarca acquista missili dagli Stati Uniti nonostante le pretese di Trump sulla Groenlandia
Visto 9.773 volte
Geopolitica
15-12-2025
La Siria del post Assad tenta di recuperare terreno in ambito internazionale
Visto 9.660 volte
Geopolitica
22-12-2025
L’India beneficia della guerra in Ucraina acquistando petrolio russo a prezzi scontati
Visto 9.497 volte



