Attualità

Al banco degli imputati: il vino

Enrico Baraldi ed Alessandro Sbarbada ospiti degli "Incontri Senza Censura" con la loro inchiesta sul consumo di alcool nel nostro Paese.

Pubblicato il 24 ott 2009
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"A chi non piace il vino, il Signore faccia mancare l’acqua". Questo è solo uno degli innumerevoli proverbi riguardanti quella che potremmo definire la "bevanda nazionale" del nostro Paese: un prodotto per il quale siamo famosi nel mondo, in un dualismo che ormai da sempre ci vede contrapposti ai "cugini" transalpini.
E in Veneto tale tradizione è forte e fiorente più che mai: Tocai, Cabernet, Merlot, Sauvignon, Valpolicella, Prosecco, solo per citare alcune delle eccellenze note anche ai meno esperti.
Le tradizioni, si sa, svegliano ricordi antichi: in essi si mescolano immagini dell'infanzia, racconti dei padri e dei nonni.

Marco Bernardi con gli ospiti. Da sinistra: Enrico Baraldi, Alessandro Sbarbada e Giampaolo Giacobbo.

Ma proviamo a lasciare da parte, per un attimo, sentimentalismi e foto ingiallite per porci una domanda: cos'è, scientificamente parlando, il vino? E' stata questa la domanda di partenza di Enrico Baraldi ed Alessandro Sbarbada nel loro “Vino e Bufale - Tutto quello che vi hanno sempre dato da bere a proposito delle bevande alcoliche”, presentato ieri sera presso la Libreria di Largo Corona d'Italia nel decimo e penultimo appuntamento di approfondimento culturale.
Un'occasione per condurre una riflessione a 360° su immagine e ruolo nella nostra società della celeberrima bevanda. Ed il discorso ha preso una piega subito esplicita e definita: "Noi pensiamo che in Italia esista una vera e propria lobby che, partendo dai produttori e passando per la politica, abbia interesse nel disinformare il consumatore, non evidenziando quali siano i reali rischi del bere. Anzi, in molti casi l'alcool viene promosso come un 'acceleratore' di inserimento sociale, un elemento sinonimo di 'successo'. Si dimentica di come l'alcool sia la seconda causa dell'insorgere di tumori subito dopo la nicotina, oltre ad essere la prima causa di morte tra i giovani". Baraldi, psichiatra, e Sbarbada, da vent'anni a contatto con i "Club degli Alcolisti in trattamento", si appoggiano su dati e statistiche dell'OMS per parlare di un fenomeno in rapidissima diffusione soprattutto tra i giovanissimi, coloro cioè che dovrebbero farsi promotori di quella rivoluzione culturale in grado di invertire questa preoccupante tendenza. Recenti studi hanno evidenziato come l'alcool possa avere sul nostro corpo effetti molto simili a quelli provocati dall'uso di droghe pesanti: "Non intendiamo in nessun modo farci promotori di un nuovo Proibizionismo, perchè sappiamo che sarebbe impraticabile: vogliamo solo che sull'alcool venga fatta vera informazione, non campagne isolate che non fanno alcuna presa sui cittadini. Poi, ognuno sarà più libero di scegliere se bere o meno: ma non possiamo accettare che il vino venga spacciato per una bevanda dalle proprietà quasi medicinali, perchè questa è pura mistificazione della realtà". Una condanna inappellabile, pare di capire. E l'altra campana? Per avere un quadro completo ecco intervenire, a parziale difesa dell’antico nettare, Giampaolo Giacobbo, giornalista enogastronomico di "Porthos" invitato appositamente alla serata per garantire un qualificato contraddittorio, che subito si preoccupa di fare alcune doverose precisazioni: "Forse qualcuno potrà essere stupito, ma sono d'accordo al 97% con gli ospiti di stasera. Rivendico però con forza quel 3% di produzione fatta da gente che in questa attività ci butta l'anima. Ora produrre vino sembra diventata una moda: il VIP di turno compra alcuni ettari e 'gioca a fare il vignaiolo'. E ovvio poi che la bevanda venga associata ad un determinato tipo di categoria sociale. Bisogna fare attenzione a non demonizzare un prodotto che fa parte integrante della nostra cultura". E se è proprio la cultura a dover radicalmente cambiare, come incalza Sbarbada, come comportarsi? "Chi, come me, si occupa di enogastronomia – precisa Giacobbo - può e deve farsi promotore di una 'cultura del bere', che niente ha a che vedere con la deriva cui certi giovani sembrano indirizzati. Un recupero di questi soggetti richiede, come da voi già evidenziato, una vera e propria terapia medica".
Un dibattito assai vivace, dunque, cui ha partecipato attivamente il pubblico presente in sala: a testimoniare l'importanza dell'argomento trattato c'è l'iniziativa del Liceo cittadino "G.B. Brocchi", che ospiterà Enrico Baraldi ed Alessandro Sbarbada domattina alle 9,00 in Saletta Bellavitis, in un progetto promosso e curato dal Prof. Silvano Bordignon.
Bere con moderazione? Non bere affatto? Ad ognuno di noi la scelta: ma che sia una scelta presa in piena autonomia e non suggerita da spot pubblicitari in cui la bevanda, a dire il vero, non è proprio al centro dell'attenzione...

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