Alessandro Tich
bassanonet.it
Pubblicato il 04-12-2012 21:57
in Attualità | Visto 2.545 volte
 

La Cittadella dell'Immondizia

Quartiere Prè insorge contro il nuovo impianto di stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi della ditta Fiorese Silvano. All'incontro di presentazione del progetto sale la protesta: “La ditta Fiorese deve capire che qui avrà sempre vita dura"

La Cittadella dell'Immondizia

Il lenzuolo affisso all'esterno della sede del comitato di Quartiere Prè (foto Alessandro Tich)

Il vetro puzza o non puzza?
Provate a chiederlo agli abitanti di Quartiere Prè, la Cittadella dell'Immondizia di Bassano del Grappa, che in 40 anni di convivenza con discariche e impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, come dicono loro stessi, “hanno respirato di tutto”. “Il vetro puzza da morire” - sbotta Ivano Piovesan, battagliero presidente del comitato di quartiere.
Non è una questione di lana caprina: il vetro è soltanto una delle diverse tipologie di materiali di scarto conferibili nella linea di trattamento del nuovo “Impianto di stoccaggio di rifiuti speciali non pericolosi” che l'impresa di nettezza urbana Fiorese Silvano snc è intenzionata a realizzare nel terreno di sua proprietà in via Luigi Di Gallo, nella zona produttiva del quartiere.
Il progetto dell'impianto, sottoposto all'iter di autorizzazione in Provincia, è l'oggetto dell'incontro al calor bianco che l'Amministrazione comunale di Bassano convoca nella sede del comitato di quartiere per permettere ai residenti di conoscere le intenzioni della ditta proponente.
Che non sarà una serata priva di tensioni lo si capisce subito: dallo striscione esposto all'esterno (“Amministratori abbiate coscienza Q.re Prè ha dato”) al cartello affisso sulla parete della sala (“Attenzione! A Q.re Prè non si scherza più!”). Ma anche dall'intervento di apertura di Piovesan: “In Quartiere Prè negli anni '70 la ditta Fiorese aveva fatto la discarica, portava i rifiuti e alla sera li bruciava. Negli anni '80-'90 la discarica da “rifiuti urbani” è diventata “tossico-industriale”. Ce la siamo ciucciata tutta. Chiusa la discarica è arrivato il megadigestore, averlo fatto a 30 metri dalle abitazioni è un crimine ambientale. E adesso vediamo...”.
In mezzo al pubblico che riempie la sala siedono anche il sindaco di Cartigliano Germano Racchella, il presidente di Etra Stefano Svegliado, l'assessore bassanese all'Urbanistica Rosanna Filippin e alcuni consiglieri comunali.
L'assessore bassanese all'Ecologia Andrea Zonta, promotore della serata, scende nella fossa dei leoni con il suo solito aplomb: “L'iter del progetto è provinciale - rimarca subito - e la domanda per l'autorizzazione finale è per competenza presso la Provincia. Al Comune di Bassano è stato chiesto di intervenire in Conferenza dei Servizi solo per l'aspetto urbanistico, perché il Comune in materia ambientale non ha competenza. La Provincia può dare l'autorizzazione anche su parere contrario del Comune. Ma siamo qui per parlarne a carte scoperte.”
Spetta all'ingegnere di Valdagno Massimiliano Soprana, progettista dell'impianto, il non facile compito di presentare le caratteristiche del progetto. Sarà più volte interrotto e contestato dalle contro-domande del comitato di quartiere, intervallate da alcune frasi irripetibili che riecheggiano ad alta voce dalle ultime file.
“Il progetto che abbiamo elaborato - esordisce Soprana - è un impianto per valorizzare alcuni scarti di lavorazione che la normativa impone di chiamare “rifiuti”. Lo scopo dell'attività è selezionare i rifiuti e trasformarli in materiali più puliti.”
Ma come funzionerà l'impianto, secondo quanto esposto dal progettista?
Sono previsti due filoni di attività: la “cernita” e lo “stoccaggio”. Scopo del reparto cernita, “prendere rifiuti come carte e plastiche e migliorarne le caratteristiche dal punto di vista delle dimensioni, riducendo il volume per favorire il trasporto finale destinato alle ditte specializzate per l'effettivo recupero”.
Nell'area “arrivo e separazione” la riduzione del volume sarà effettuata “attraverso pressatura o triturazione”.
Nel reparto stoccaggio sono invece previsti due depositi “per l'accumulo dei rifiuti come legno e vetro”, più “un deposito di olio vegetale, che sarà solamente filtrato e stoccato per essere infine trasportato alle ditte di recupero.”
Ma non è tutto: il progetto prevede anche “un'area per la pulizia dei cassonetti” con annesso “deposito del liquido di lavaggio”; “un'area per il lavaggio dei mezzi di trasporto dei rifiuti urbani” e fuori dal capannone “un'area esterna protetta” per i cassoni di stoccaggio temporaneo dei rifiuti già trattati e da trasportare via.
“Il quantitativo di materiale - spiega ancora l'ing. Soprana - riguarda una linea di trattamento di 2000 tonnellate, per una media di 10-15 mezzi di trasporto al giorno. Non è un'attività con produzione di polveri o solventi e non ha quindi emissioni in atmosfera. Non ci sono fonti di rumore esterne, il rumore è solo interno e fino alla soglia di 80 dB.”
Dalla sala si solleva la contestazione. Piovesan tira fuori un foglio con il lungo elenco di tutti i codici CER (Codice Europeo dei Rifiuti, identificativo per ogni tipologia di rifiuto in base alla composizione - N.d.R.) dei materiali per i quali la ditta Fiorese ha richiesto l'autorizzazione al conferimento all'impianto.
Vengono chiesti chiarimenti, in particolare, sul codice 20.03.01 (“rifiuti urbani non differenziati”) in merito al quale il presidente del quartiere costruisce il suo colpo di teatro: uno scatolone di cartone che Piovesan prende da una saletta attigua, appoggia sul tavolo e apre. Dentro lo scatolone c'è un sacco contenente rifiuti urbani indifferenziati: il presidente lo prende e lo scaraventa a terra. “Questo è quello che si trova dentro un cassonetto - incalza Piovesan -. Cosa ne fate quando arriva all'impianto?”. E' uno dei momenti di massima tensione, al punto che la ditta si dichiara disponibile a ritirare la voce “rifiuti urbani non differenziati” tra i codici richiesti per lo stoccaggio.
Ma l'incontro, ormai, si trasforma in arena. Particolarmente scatenato, contro il progetto, è il componente del consiglio di quartiere Giuseppe Ganzina che entra a più riprese a gamba tesa: “A Quartiere Prè abbiamo imparato che le mezze verità sono bugie”; “La ditta Fiorese deve capire che qui avrà sempre vita dura. Dovete andare via.”
E' ancora l'imperturbabilità dell'assessore Zonta ad evitare che il clima degeneri: “Porteremo al gruppo di maggioranza e in consiglio comunale quanto è emerso questa sera”.
Ma sul fatto che il Comune non abbia voce in capitolo per influire sulla decisione della Provincia, il comitato di quartiere ha da ridire. “Nel nostro quartiere la situazione ambientale è già al limite della sopportazione - puntualizza, applaudito, Piovesan -. L'Amministrazione comunale ha l'obbligo di difenderci.”