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Redazione
Bassanonet.it
Tele comandi
Rinviato a giudizio il patron di Reteveneta e di Medianordest Giovanni Jannacopulos, accusato di minacce continuate e atti persecutori ai danni del Dg dell’Ulss 7 Carlo Bramezza. Il processo al Tribunale di Vicenza avrà inizio l’11 aprile
Pubblicato il 29 gen 2024
Visto 12.571 volte
Rinviato a giudizio.
Giovanni Jannacopulos, il potente patron di Reteveneta e del gruppo televisivo Medianordest, che comprende anche Antenna Tre, dovrà difendersi in Tribunale a Vicenza dalle accuse di minacce continuate a pubblico ufficiale e di atti persecutori ai danni del direttore generale dell’Ulss 7 Pedemontana Carlo Bramezza.
Il provvedimento è stato confermato oggi in udienza preliminare dal Gup Chiara Cuzzi che ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio di Jannacopulos presentata il 14 giugno dello scorso anno dal pm Gianni Pipeschi.
Archivio Bassanonet
Il processo avrà inizio il prossimo 11 aprile e si tratta dello sbocco giudiziario di una vicenda che nella fase conclusiva dell’inchiesta aveva pure registrato due punti a favore del patron televisivo.
Sia il Tribunale del Riesame di Venezia che successivamente la Corte di Cassazione avevano infatti annullato la misura cautelare, che era stata disposta dalla Procura di Vicenza nei confronti di Jannacopulos, della sospensione temporanea dell’esercizio dell’attività di editore televisivo, con divieto di avvicinamento alla redazione.
Due sentenze a favore che non sono tuttavia bastate all’“ingegnere”, come viene comunemente chiamato, ad evitare il processo.
I fatti messi in luce dall’inchiesta, già trattati in alcuni miei precedenti articoli di cronaca e editoriali di commento, sono ampiamente noti e in questa sede li ricorderò solamente per sommi capi.
La maxi indagine era partita da un esposto del Dg Bramezza contro il quale, secondo l’impianto accusatorio, Giovanni Jannacopulos (editore di fatto di Medianordest, gruppo televisivo da lui controllato pur non avendo cariche operative) avrebbe messo in atto una vera e propria campagna denigratoria e intimidatoria a cadenza praticamente quotidiana nei suoi telegiornali, in particolare di Reteveneta.
Oltre 400 servizi televisivi, a partire dal 18 luglio 2021, con pesanti critiche e attacchi sui temi legati all’azienda sanitaria e, senza possibilità di replica, sulle vicende personali del direttore generale.
Secondo la versione dei fatti fornita dalla denuncia di Bramezza alla Guardia di Finanza, Jannacopulos avrebbe pressato il manager dell’Ulss intimandogli di non interferire su alcune scelte gestionali dell’Azienda Sanitaria e sulle scelte relative alle carriere di alcuni medici.
Potremmo definirli, in base a quanto riferito agli investigatori dalla parte denunciante, tele comandi.
Sempre secondo le accuse del manager sanitario, l’editore, non essendo riuscito a piegare il Dg alle sue volontà, avrebbe così scatenato una impetuosa ed incessante rappresaglia mediatica contro Bramezza attraverso alcune delle emittenti da lui controllate.
Ovvero quello che la Procura berica ha inquadrato nell’inedita contestazione di “stalking giornalistico”.
Mentre per il Tribunale del Riesame, con formula confermata dalla Cassazione, non c’è stata “nessuna minaccia e nessuna campagna denigratoria” e viene ribadito il carattere di interesse pubblico dei servizi trasmessi da Reteveneta e da Antenna Tre “in materie di forte interesse sociale per l’evidente impatto delle decisioni del direttore generale sulla gestione ospedaliera e sul diritto di tutela alla salute degli utenti dei servizi sanitari”.
L’inchiesta giudiziaria, “scoppiata” sulla stampa il 14 ottobre 2022 a seguito di un comunicato diramato alle redazioni dalla Procura della Repubblica di Vicenza, aveva suscitato un enorme scalpore, soprattutto per le reiterate correlazioni della vicenda con la politica.
Delle migliaia di telefonate intercettate dagli inquirenti, alcune riguardavano i colloqui telefonici del patron delle antenne in merito a Bramezza e alla gestione dell’Ulss 7 Pedemontana con alcuni big della politica veneta (non indagati) come il governatore Luca Zaia, il vicepresidente del consiglio regionale Nicola Finco e l’allora capogruppo del PD in consiglio regionale Giacomo Possamai, oggi sindaco di Vicenza.
Un doppio filo tra potere televisivo e potere politico che sicuramente emergerà anche in sede dibattimentale, dove si preannuncia la citazione in aula di una lunga serie di testimoni.
Il difensore di Jannacopulos, l’avvocato Maurizio Paniz, ha dichiarato oggi che il processo sarà affrontato “con piena serenità, consapevoli di avere alle spalle già due sentenze, del Riesame e della Cassazione, che confermano come non vi sia mai stata né minaccia, né diffamazione”.
Il fatto che si sia deciso di estrarre il dente del giudizio non significa, ovviamente, che Jannacopulos sia considerato colpevole dei reati di cui ora è imputato: i destini giudiziari dell’editore televisivo saranno decretati dagli esiti del dibattimento processuale.
Ma è un chiaro segnale lanciato dalla magistratura vicentina sulla rilevanza di una vicenda che non è stata ritenuta archiviabile a priori ma che necessita, nella sede più opportuna e cioè in un’aula di Tribunale, di un doveroso approfondimento.
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