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Oggi, tanto per cominciare, sono in vena di pagelle.
Fino adesso non ho mai dato un voto alla direttrice dei Musei Civici di Bassano Barbara Guidi. Lo faccio ora e in questa occasione le do un bel Nove.
Nove come il paese natale dell’artista della ceramica Paolo “POL” Polloniato. Nove per aver capito, lei che due anni fa è arrivata a Bassano da altri lidi, quanto la storia della ceramica rappresenti e abbia rappresentato per questa città e per questo territorio.
Foto Alessandro Tich
Se poi la valorizzazione dell’arte ceramica locale viene abbinata nientemeno che alla figura di Antonio Canova, nell’anno del suo Bicentenario, si rischia quasi il Nove +.
Ma così è se vi pare: è il primo giudizio che emerge dalla visione della mostra Il bianco senza tempo, organizzata dai Musei Civici assieme al Comune e curata da Elena Forin, allestita al Museo della Ceramica di Palazzo Sturm, aperta al pubblico da domani 24 settembre e presentata oggi in anteprima alla presenza del sindaco Elena Pavan e dell'assessore alla Cultura Giovannella Cabion.
Esposte in mostra alcune opere selezionate dalla produzione degli ultimi quindici anni di Paolo Polloniato, in arte POL, appartenente a una storica famiglia di maestri artigiani novesi e uno tra i più innovativi esponenti della scultura contemporanea espressa attraverso l’impiego della ceramica. Un omaggio moderno dell’autore alla storia e alla tradizione della ceramica di Nove che, come sottolinea Barbara Guidi, “lo ha visto crescere e da cui proviene”.
L’aspetto interessante della proposta espositiva è infatti l’interpretazione con la quale l’artista “stravolge” gli oggetti tipici della grande tradizione ceramica novese che risale agli Antonibon - dalle brocche ai vasi e dai centrotavola alle zuppiere -, mantenendone al contempo la forma e lo spirito ma con l’aggiunta sapiente di contaminazioni e assemblaggi di elementi contemporanei. È così che i suoi pezzi diventano “mutanti” di ceramica, in una sorta di Blade Runner in salsa novese.
Una parte delle sue sculture rappresentano inoltre un dichiarato richiamo alle opere di Antonio Canova, il più grande scultore del neoclassicismo che seppe influenzare il gusto di un’epoca con riverberi sia nelle arti maggiori che nelle arti decorative.
Di particolare impatto la “metamorfosi” che Polloniato riserva all’icona della Venere Italica canoviana, esposta allo Sturm e immortalata nella foto pubblicata sopra: una trasformazione in tre fasi che da una prima forma grezza ma già riconoscibile del busto passa alla Venere in formazione, per rifinirla al termine con l’aggiunta di una sorta di maschera antigas.
Il tratto distintivo dell’autore è rappresentato dai cosiddetti “pieni a rendere”: sculture dove il “vuoto a rendere” lascia il posto ad un “pieno” composto da centinaia di frammenti e scarti ceramici di diverse epoche.
Segni particolari: quelle di Polloniato sono tutte sculture bianche. Bianchissime. Più bianco non si può, come recitava la celebre pubblicità dei detersivi dei tempi che furono. Che siano fatte di terra bianca con smalto lucido, di terra bianca in monocottura o di porcellana bisquit, sono tutte un inno al candore.
“Il filo conduttore tra me e Canova - dichiara l’artista - è il colore e il significato del bianco. È un colore difficile, neutro, senza tempo, silenzioso, ma che ci permette di rappresentare qualsiasi cosa e qualsiasi emozione.”
“La mostra rientra nel programma delle celebrazioni canoviane che vedono insieme Bassano del Grappa e Possagno - afferma la direttrice Guidi -. È il contrappunto contemporaneo alla mostra “Io, Canova. Genio Europeo” che sarà aperta il 15 ottobre e vuole rendere omaggio a Canova e al neoclassicismo.” “È la conferma - aggiunge - di come la ceramica si trasformi in una dimensione potentemente artistica. La visita di un anno fa all’atelier di Pol Polloniato, da cui poi è nato questo progetto, è stata una delle esperienze più belle che ho fatto da quando sono qui a Bassano del Grappa.”
“Bianco senza tempo significa ripercorrere il tempo e la storia di questo territorio, del movimento imprenditoriale che lo ha contraddistinto e del gusto per la ceramica - spiega la curatrice Elena Forin -. Dopo alcuni anni trascorsi all’estero, Polloniato è rientrato nella sua terra, in una fase di battuta d’arresto del bacino della ceramica.”
Proprio dagli stampi abbandonati che ha recuperato nelle aziende chiuse a Nove dalla crisi finanziaria, POL ha tratto la sua prima serie di opere: quei Capricci che riprendono, ricombinandole con gli elementi del contemporaneo, le forme tradizionali della Manifattura Antonibon. L’autore quindi non “inventa” ma “reinventa”, traendo spunto dalla storia della realtà produttiva del suo paese e nel solco della ricerca dei grandi maestri della ceramica contemporanea novese, Alessio Tasca in primis, che ne permea il Dna creativo.
“Il mio studio è il territorio”, dice Polloniato, dicendo con ciò praticamente tutto.
Il progetto della mostra, pensato per rispondere in maniera specifica alla struttura delle sale del secondo piano di Palazzo Sturm, si pone in dialogo con lo spazio architettonico e con il Museo della Ceramica Giuseppe Roi allestito nel suo piano nobile, dove si trovano alcuni pezzi utilizzati dall’artista quali modelli per la produzione delle proprie opere.
È un modo per scoprire l’esposizione temporanea e insieme il Palazzo che la ospita, in un percorso che abbraccia la storia del territorio, il patrimonio delle raccolte civiche e l’evolversi del gusto, degli stili e dei linguaggi scultorei e in cui il “bianco” delle opere di POL Polloniato sarà il comune denominatore.
È un Bianco senza tempo ma non in eterno: per vedere la mostra c’è tempo fino al prossimo 26 febbraio.
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